Il trasferimento del 21 aprile da Lecce Surbo a Roma ha riportato sotto i riflettori un gruppo di carrozze che, nel bene e nel male, hanno segnato un capitolo particolare della storia recente delle ferrovie italiane: le UIC-Z Pilota di prima fornitura.
All’interno della composizione erano infatti presenti tre unità di questa famiglia, ormai da tempo accantonata e destinata alla demolizione. Un’occasione per ripercorrerne la storia, fatta di grandi aspettative e di criticità mai del tutto risolte.
Un progetto ambizioso
Le carrozze Pilota UIC-Z di prima serie furono ordinate nel 1996 e costruite tra il 1998 e il 2000 dalle defunte Officine Costamasnaga. L’obiettivo era chiaro: introdurre in Italia composizioni reversibili in grado di viaggiare fino a 200 km/h, superando il limite dei 160 km/h imposto alle locomotive in spinta.
Con la loro omologazione, avvenuta al termine del pre-esercizio, si aprì la strada agli InterCity reversibili ad alta velocità, una novità importante per l’epoca.
I problemi del telecomando
Fin dalle prime fasi di prova emersero tuttavia criticità rilevanti, in particolare legate al sistema TCN (Train Communication Network).
Tra i problemi più gravi si registravano improvvise interruzioni di comunicazione tra semipilota e locomotiva. In questi casi, un automatismo sulla locomotiva portava alla sua disalimentazione e messa fuori trazione, con conseguente fermo del treno.
Nella maggior parte dei casi era sufficiente un reset per ripristinare il sistema, ma nelle situazioni peggiori l’intervento doveva avvenire direttamente sulla locomotiva, spesso posizionata in coda al convoglio.
Nonostante gli interventi correttivi, le problematiche si ripresentarono anche durante il servizio commerciale, portando progressivamente alla disattivazione della funzione di telecomando e all’utilizzo delle carrozze come semplici vetture trainate.
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Tra Frecciabianca e nuovi tentativi
Nel 2012, con l’introduzione del segmento Frecciabianca, molte semipilota ricevettero la nuova livrea e aggiornamenti tecnici, inclusi interventi software per risolvere i problemi di comunicazione.
Inizialmente i risultati sembrarono positivi, soprattutto in abbinamento alle locomotive E.402B, ma nel giro di pochi mesi le criticità tornarono a manifestarsi, portando nuovamente alla disabilitazione del telecomando.
Ulteriori tentativi furono effettuati anche con la livrea Thello nel 2014, ma senza successo. Nel 2016 alcune unità tornarono agli InterCity, riprendendo la livrea XMPR.
L’accantonamento e la fine operativa
Nel 2017 tutte le semipilota furono fermate per scadenza chilometrica. Un breve ritorno in servizio avvenne nel 2018 con alcune unità impiegate sulla dorsale Adriatica, ma esclusivamente come carrozze trainate e utilizzate solo in caso di necessità.
Da novembre dello stesso anno tutte le unità furono accantonate in attesa di demolizione. Si salvava temporaneamente solo la vettura 000 destinata al Treno Diagnostico Archimede di RFI, anch’essa però accantonata nel gennaio 2026.
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La situazione attuale
Su un totale di 35 unità costruite, ben 24 sono già state demolite nel corso degli anni.
Le restanti 11 unità risultano accantonate, secondo i nostri dati non ufficiali ma basati su avvistamenti e segnalazioni. Due si troverebbero ad Alessandria Smistamento, da sempre anticamera della demolizione a San Giuseppe di Cairo, mentre altre risulterebbero distribuite tra Roma, Bologna, Lecce, Santa Maria la Bruna e Villa San Giovanni.
Le ultime unità trasferite sono attualmente a Roma, ma il loro destino appare segnato. Come quello delle altre, del resto.
Un epilogo ormai scritto
Le UIC-Z Pilota di prima serie non torneranno più in servizio. Resta solo da capire quando anche le ultime unità seguiranno le altre sulla via della demolizione.
È probabile che la loro storia si concluda definitivamente entro il 2026, lasciando alle semipilota di seconda serie il compito di gestire i servizi InterCity reversibili ancora attivi sulla rete italiana.
Una parabola tecnica interessante, ma segnata da problemi mai completamente risolti, che ne hanno limitato fortemente l’utilizzo operativo.