Il capitolo ferroviario del decreto PNRR approvato nella giornata di ieri registra una possibile battuta d’arresto su una delle novità più discusse delle ultime settimane.

Si tratta dello stralcio della società per il materiale rotabile (Rosco), lo strumento che avrebbe dovuto facilitare l’apertura del mercato ferroviario italiano alla concorrenza, in linea con gli impegni presi con Bruxelles.

Secondo quanto emerso, la società – che avrebbe dovuto chiamarsi Asset Ferroviari Italiani – avrebbe avuto un ruolo centrale nella riorganizzazione del settore. Partendo da 1,2 miliardi di euro di fondi PNRR, il nuovo soggetto avrebbe acquistato treni, locomotive e carrozze destinati ai servizi Intercity e regionali, per poi concederli in affitto agli operatori vincitori delle future gare.

L’obiettivo era chiaro: abbattere le barriere economiche all’ingresso nel mercato, evitando che le imprese dovessero sostenere investimenti iniziali troppo elevati per il materiale rotabile. In questo modo, le risorse pubbliche impiegate dallo Stato e dalle Regioni per acquistare i convogli sarebbero confluite verso l’operatore più competitivo, favorendo efficienza e concorrenza.

Tuttavia, stando a quanto riportato dai quotidiani economici e generalisti in edicola oggi, la norma sarebbe stata cancellata dal testo finale del decreto. Una decisione che potrebbe avere ripercussioni non solo industriali ma anche politiche e finanziarie, soprattutto nei rapporti con l’Unione europea.

Secondo Il Foglio, "l’effetto più rischioso di questo stralcio è nel rapporto con la Ue. La norma era stata concordata con Bruxelles che la considerava fondamentale per portare più efficienza nelle ferrovie italiane. A meno che non si pensi di mettere in campo la settima revisione del Pnrr, il primo effetto sarà perdere il miliardo e 200 milioni di fondi Pnrr che a questa misura erano destinati. E non è detto che la cosa si fermi qui. Il Pnrr ferroviario, M3C1, 20 miliardi di investimenti, aveva contato sulla benevolenza della commissione a sopportare ritardi, stralci di opere (dalla circonvallazione di Trento in giù), sostituzione di lotti, accettazione del principio della “rendicontazione per parti di opera”. Insomma, ci hanno dato una grossa mano per non farci perdere neanche un centesimo. In cambio avevano chiesto tre cose: riforma della programmazione degli investimenti, gare su intercity e regionali, Rosco. Ora sfiliamo una delle zampe del tavolo. Dovremo capire nei prossimi giorni se non rischia di venire giù il tavolo, per esempio con un po’ meno di benevolenza nell’esaminare lo stato effettivo delle opere. Né l’Italia né la commissione Ue ci fanno una bella figura".

Il passaggio del quotidiano evidenzia come la Rosco fosse considerata uno dei pilastri dell’accordo con Bruxelles, insieme alla riforma della programmazione degli investimenti e alle gare per i servizi Intercity e regionali. La sua eliminazione potrebbe quindi mettere a rischio non soltanto il finanziamento specifico da 1,2 miliardi, ma anche l’atteggiamento più flessibile che finora la Commissione europea ha mantenuto sull’intero pacchetto ferroviario del PNRR, che vale circa 20 miliardi di euro.

Nei prossimi giorni sarà quindi cruciale capire se si tratti di uno stop definitivo o di una semplice revisione tecnica. In gioco non c’è solo una misura organizzativa, ma l’equilibrio complessivo del piano ferroviario italiano e la credibilità del Paese nel rispettare gli impegni presi a livello europeo.