Prosegue il confronto, sempre più acceso ma lontano dai riflettori, tra il Gruppo FS e i francesi di SNCF sull’ingresso di un nuovo operatore nel mercato italiano dell’alta velocità.

Il nodo - secondo quanto riporta oggi la Repubblica - riguarda il treno che la compagnia francese intende introdurre in Italia da settembre 2027 per collegare Torino–Venezia e Torino–Roma via Milano. Si tratta del TGV-M a due piani, convoglio progettato per competere direttamente con Frecciarossa e Italo.

Il problema dell’altezza

Il treno francese presenta caratteristiche dimensionali differenti rispetto ai convogli italiani. Le carrozze del TGV-M raggiungerebbero infatti un’altezza di circa 4,32 metri, mentre i Frecciarossa si fermano attorno ai 4 metri.

Secondo Rete Ferroviaria Italiana (RFI), questo aspetto potrebbe creare problemi in alcune parti della rete, in particolare lungo la linea ferroviaria tradizionale, dove sono presenti oltre 1.100 gallerie costruite ormai parecchi decenni fa.

LEGGI ANCHE: Ferrovie: Il TGV-M 1401 conclude le prove a Bologna San Donato [VIDEO]

Il caso delle deviazioni dalla linea AV

La questione emergerebbe soprattutto in situazioni di emergenza o guasto. Quando un treno si ferma sulla linea ad alta velocità, infatti, può essere deviato sulla linea convenzionale parallela per liberare rapidamente il tracciato.

Se il TGV-M non fosse compatibile con alcune gallerie storiche, questa operazione potrebbe risultare impossibile in determinate tratte, estendendo i disagi alla circolazione ferroviaria.

Il tema è stato sollevato da RFI nel PIR 2026 (Prospetto Informativo della Rete), il documento che definisce le regole di accesso alla rete ferroviaria italiana per gli operatori.

Lo scontro con l’Autorità dei Trasporti

Nel documento RFI proponeva l’obbligo per i treni ad alta velocità – incluso il TGV-M – di essere compatibili anche con la rete tradizionale affiancata.

L’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) ha però respinto questa impostazione, ritenendo che non esista una norma nazionale o europea che imponga tale requisito e che una simile condizione potrebbe limitare la concorrenza nel mercato ferroviario.

I ricorsi al TAR

La vicenda è quindi approdata in tribunale. RFI ha presentato ricorso al TAR del Piemonte contro la decisione dell’ART. Un ricorso analogo è stato depositato anche da Italo.

Con le sentenze 1638 e 1642 del novembre 2025, il TAR ha dato ragione ai ricorrenti, sostenendo che la decisione dell’Autorità non fosse adeguatamente motivata.

La questione resta quindi aperta e rappresenta uno dei primi nodi tecnici e regolatori da sciogliere prima dell’ingresso di SNCF nel mercato italiano dell’alta velocità.