Un altro pezzo di storia ferroviaria italiana si avvia verso la conclusione definitiva della propria carriera. Nella giornata di mercoledì scorso da Novara è partito un convoglio diretto ad Alessandria composto esclusivamente da materiale destinato alla demolizione, segnando un ulteriore capitolo nel progressivo rinnovamento del parco rotabili nazionale.

Si tratta di mezzi che per decenni hanno garantito servizi di manovra e collegamenti regionali su gran parte della rete italiana e che oggi, dopo una lunga vita operativa, lasciano definitivamente spazio alle generazioni più moderne.

Il convoglio demolendo partito da Novara

Il trasferimento è stato effettuato con la locomotiva D.445.1034 alla trazione e comprendeva i seguenti veicoli tutti destinati alla demolizione:

  • 214.4304
  • ALn 668.3128
  • ALn 663.1016
  • ALn 663.1001
  • ALn 668.1001

Un convoglio che racchiude quasi mezzo secolo di storia ferroviaria italiana, rappresentando differenti generazioni di rotabili che hanno accompagnato l'evoluzione del trasporto regionale e delle attività di manovra dagli anni Settanta fino ai giorni nostri.

L'addio della 214.4304

Tra i mezzi avviati alla demolizione figura la 214.4304, locomotore da manovra costruito nel 1984 dalla San Giorgio.

Le locomotive del gruppo 214 hanno rappresentato per anni una presenza costante negli scali ferroviari italiani, svolgendo servizi di manovra spesso lontani dai riflettori ma fondamentali per il funzionamento quotidiano del sistema ferroviario.

La 4304 apparteneva a una generazione di mezzi progettati per operare nei raccordi, negli impianti merci e nei depositi, garantendo affidabilità e semplicità di esercizio.

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Le ALn 668 che hanno segnato un'epoca

Particolarmente significativa è la presenza nel convoglio delle due automotrici del gruppo ALn 668, tra i veicoli più iconici della storia delle Ferrovie dello Stato.

La ALn 668.3128 venne costruita da FIAT Ferroviaria di Savigliano nel 1981 e apparteneva alla serie 3100, una delle evoluzioni più riuscite della grande famiglia delle ALn 668.

Ancora più anziana la ALn 668.1001, costruita anch'essa da FIAT Ferroviaria nel 1976. Con la sua radiazione scompare un'altra rappresentante di una serie che ha contribuito in maniera determinante alla modernizzazione dei servizi regionali italiani negli anni Settanta e Ottanta.

Le ALn 668 sono state per decenni il simbolo delle linee secondarie italiane, garantendo collegamenti capillari in ogni parte del Paese grazie a caratteristiche di affidabilità, economicità e versatilità che ne hanno decretato il successo.

Anche due ALn 663 verso la fine della carriera

Completavano il convoglio le automotrici ALn 663.1001 e ALn 663.1016, entrambe costruite da FIAT Ferroviaria di Savigliano nel 1983.

Le ALn 663 nacquero come evoluzione delle ALn 668 e furono sviluppate per offrire una soluzione più economica e razionale per il traffico regionale. Pur mantenendo molte caratteristiche della famiglia da cui derivavano, si distinsero per alcune semplificazioni progettuali che ne favorirono la diffusione su numerose linee italiane.

Anche queste unità hanno svolto per decenni un ruolo fondamentale nel trasporto locale, attraversando diverse epoche ferroviarie e accompagnando milioni di viaggiatori nei loro spostamenti quotidiani.

Il naturale ricambio generazionale

La partenza di questo convoglio demolendo rappresenta un ulteriore tassello nel processo di rinnovamento che sta interessando ormai da tempo il materiale rotabile italiano e che si avvia quasi alla conclusione.

Le nuove generazioni di treni regionali offrono standard nettamente superiori in termini di accessibilità, comfort, affidabilità, efficienza energetica e sostenibilità ambientale. Un'evoluzione inevitabile che porta progressivamente all'uscita di scena di mezzi che hanno però contribuito in maniera determinante allo sviluppo della mobilità ferroviaria nel nostro Paese.

Per gli appassionati resta inevitabilmente una punta di nostalgia. Con la demolizione della 214.4304, delle ALn 663.1001 e 1016 e delle ALn 668.1001 e 3128 se ne vanno infatti altri importanti testimoni di una stagione ferroviaria che ha accompagnato generazioni di viaggiatori italiani. E anche di appassionati.