Dimissioni alla vigilia del rinnovo del CdA e del decreto commissari: fase delicata per il progetto.

Giuseppe Recchi lascia la presidenza della società “Stretto di Messina”, aprendo una nuova fase in uno dei progetti infrastrutturali più discussi del Paese.

Le dimissioni e il timing

La decisione è stata comunicata con una lettera inviata il 30 marzo al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, chiudendo un incarico iniziato nel giugno 2023. Una scelta che arriva in un momento tutt’altro che secondario, alla vigilia del rinnovo del Consiglio di amministrazione, fissato per il 27 aprile, e dell’approdo in Senato del nuovo decreto sui commissari.

Nel messaggio, Recchi non solleva polemiche dirette nei confronti del Governo, ma evidenzia la necessità di affrontare la fase successiva con alcuni correttivi, in particolare sul profilo del futuro presidente.

Il profilo richiesto per il successore

Secondo il manager torinese, sarebbe opportuno individuare una figura con una solida preparazione giuridica, capace di gestire una fase sempre più complessa sotto il profilo normativo e amministrativo.

Una posizione che arriva dopo mesi in cui lo stesso Recchi aveva descritto il progetto come entrato nella sua fase più delicata. A febbraio, intervenendo a Milano, aveva fatto riferimento al confronto con la Corte dei conti e alle modifiche normative necessarie per chiarire l’iter e superare le criticità emerse.

LEGGI ANCHE: Ponte sullo Stretto, il PD chiede di spostare 2,8 miliardi su strade e ferrovie del Sud

Continuità operativa e nodo governance

Con l’uscita di scena del presidente, si apre ora il tema della successione ai vertici della società. Parallelamente, appare destinata a proseguire la gestione dell’amministratore delegato Pietro Ciucci, indicato come probabile riconfermato.

Il passaggio avviene mentre l’obiettivo dichiarato resta quello di arrivare a una ripartenza operativa entro l’estate, traguardo che ora dovrà essere perseguito con un nuovo assetto di governance.

Scontro politico sul progetto

Le dimissioni hanno immediatamente riacceso il confronto politico. Dal Movimento 5 Stelle arriva un attacco diretto attraverso il vicepresidente della Commissione Ambiente Agostino Santillo, che collega la scelta a criticità strutturali del progetto.

Secondo Santillo, la richiesta di una figura con competenze giuridiche confermerebbe le difficoltà procedurali dell’opera. Nel mirino finiscono anche le osservazioni degli organismi di controllo, i costi della struttura societaria e la gestione complessiva del progetto, oltre alla possibile riconferma dell’attuale amministratore delegato.

Un progetto ancora in bilico

La vicenda si riapre così su più fronti: tecnico, amministrativo e politico. Il cambio al vertice arriva in un passaggio cruciale, mentre il progetto resta alle prese con verifiche, norme e contestazioni.

Il nodo centrale rimane invariato: trasformare un piano ancora complesso in un cantiere concreto. Oppure assistere, ancora una volta, a un percorso che si complica proprio nel momento in cui dovrebbe accelerare.