L'introduzione di telecamere corporali per i macchinisti delle ferrovie slovacche ha innescato una tensione crescente nel settore, sfociata nell'annuncio di un'azione di protesta.

I macchinisti lamentano che la misura non affronti i veri problemi di sicurezza sulle linee ferroviarie, a partire dalle infrastrutture obsolete e dalla mancanza di personale qualificato.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori, le telecamere servono a sorvegliare il personale piuttosto che a migliorare la sicurezza reale dei passeggeri.

I sindacalisti chiedono invece investimenti strutturali: ammodernamento delle linee, assunzione di nuovo personale e miglioramento delle condizioni salariali. Senza questi interventi, sostengono, nessuna misura tecnologica potrà compensare le carenze sistemiche.

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La direzione delle ferrovie ha difeso la decisione, sostenendo che le telecamere rientrano in un pacchetto più ampio di misure per la sicurezza e che saranno introdotte nel rispetto degli accordi con le organizzazioni sindacali.

Il dialogo con i lavoratori, secondo l'azienda, è ancora aperto.

Il conflitto si inserisce in un periodo difficile per il settore dei trasporti pubblici slovacchi, già alle prese con le conseguenze della crisi energetica e con il caro-carburante che ha aumentato i costi operativi.

Anche il sistema di prenotazione delle patenti per autoscuola è rimasto inattivo dalla fine di marzo, dopo la segnalazione di una potenziale vulnerabilità informatica: il ministro dei Trasporti Ráž ha escluso si trattasse di un attacco hacker.