Una settimana che parla di identità storica e di apertura dei mercati ferroviari.

Da una parte una scelta che molti appassionati attendevano da tempo e che restituisce coerenza storica a due locomotive simbolo degli anni Ottanta. Dall'altra una vicenda che riporta al centro il tema della concorrenza ferroviaria in Europa e delle difficoltà che spesso incontrano gli operatori quando tentano di espandersi oltreconfine.

TOP – Fondazione FS Italiane e il ritorno della corretta livrea MDVC

Il Top della settimana lo assegniamo, anche con una buona dose di soddisfazione, a Fondazione FS Italiane.

In questi giorni sono infatti apparse due locomotive D.445 di terza serie nella storica livrea MDVC, ovvero la colorazione con la quale queste macchine sono nate e hanno trascorso gran parte della loro carriera operativa.

Può sembrare un dettaglio per addetti ai lavori, ma in realtà si tratta di una questione molto importante quando si parla di conservazione ferroviaria.

Negli anni scorsi alcune locomotive della stessa serie erano state infatti riportate nella celebre livrea verde e Isabella, una scelta sicuramente affascinante dal punto di vista estetico ma storicamente non corretta per queste unità.

Proprio per questo la decisione di riportare almeno due esemplari nella loro autentica veste originaria rappresenta un segnale importante.

Va riconosciuto che negli ultimi mesi molti appassionati, associazioni e anche noi di Ferrovie.Info avevamo evidenziato l'importanza di preservare correttamente la memoria storica di queste locomotive, senza attribuire loro colorazioni che non hanno mai portato durante la propria vita operativa.

La scelta di Fondazione FS Italiane sembra quindi rappresentare una positiva presa di coscienza dell'importanza storica della livrea MDVC, una colorazione che ha accompagnato il volto delle ferrovie italiane dagli anni Ottanta in avanti e che oggi può essere considerata a tutti gli effetti parte integrante del patrimonio ferroviario nazionale.

La conservazione storica funziona davvero quando riesce a raccontare il passato per quello che è stato, non per quello che avremmo voluto che fosse.

Per questo motivo salutiamo con favore l'arrivo di queste due D.445 in livrea corretta. Una scelta che restituisce coerenza storica sia alle locomotive sia a una delle immagini più rappresentative della ferrovia italiana degli ultimi quarant'anni.

FLOP – Il caso Italo in Germania e i dubbi su una concorrenza ancora troppo difficile

Il Flop della settimana riguarda invece la vicenda che vede protagonista Italo e il suo progetto di ingresso nel mercato tedesco.

Premessa doverosa: le posizioni delle parti coinvolte sono differenti e non spetta a noi stabilire chi abbia ragione.

Da una parte Italo lamenta ostacoli e difficoltà nell'accesso alla rete, dall'altra DB InfraGO respinge le accuse sostenendo che non vi sia alcun comportamento discriminatorio.

La verità, probabilmente, la conoscono soltanto i soggetti direttamente coinvolti.

Tuttavia la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un film già visto molte volte nel settore ferroviario europeo.

Quando un nuovo operatore tenta di entrare in un mercato nazionale, le difficoltà sembrano spesso moltiplicarsi. È accaduto in passato in diversi Paesi europei, è successo anche in Italia e continua periodicamente a emergere ogni volta che si parla di apertura alla concorrenza.

Non stiamo affermando che vi sia necessariamente un comportamento scorretto. Sarebbe irresponsabile sostenerlo senza elementi certi.

Quello che possiamo osservare è che troppo spesso i processi di apertura del mercato ferroviario appaiono complessi, lunghi e caratterizzati da ostacoli che finiscono per scoraggiare nuovi operatori.

Ed è un peccato.

Perché se l'Europa vuole davvero costruire uno spazio ferroviario unico, moderno e competitivo, deve garantire condizioni il più possibile trasparenti e accessibili per tutti gli operatori, indipendentemente dalla loro nazionalità.

Vale per la Germania, vale per l'Italia, vale per la Francia e vale per qualsiasi altro Paese dell'Unione Europea.

La concorrenza non deve essere vista come una minaccia, ma come uno strumento per migliorare servizi, efficienza e qualità dell'offerta.

In un'Europa che parla sempre più spesso di integrazione ferroviaria, l'accesso ai mercati dovrebbe essere la regola e non una corsa a ostacoli.