Il nuovo collegamento diretto Frecciarossa tra Lecce, Bari e Napoli rappresenta certamente una novità importante per la mobilità ferroviaria del Mezzogiorno, ma secondo alcuni osservatori non basta a colmare il divario infrastrutturale che continua a separare il Sud dal resto del Paese. 

A sollevare il tema è Pasquale Cataneo, componente del Comitato di Sorveglianza MIT FSC 2014-2020, che torna a richiamare l'attenzione sui ritardi accumulati nel completamento delle grandi opere ferroviarie nel Mezzogiorno.

Tempi ancora lontani dagli standard dell'Alta Velocità

Secondo Cataneo, il nuovo collegamento diretto tra Lecce e Napoli non può essere considerato un vero servizio Alta Velocità se confrontato con gli standard ormai consolidati nel Centro-Nord.

Il nuovo Frecciarossa percorre infatti circa 350 chilometri in cinque ore, con una velocità commerciale media di circa 70 km/h. Un dato che, secondo l'esponente del Comitato di Sorveglianza, evidenzia come il Sud continui a pagare un forte ritardo infrastrutturale rispetto ad altre aree del Paese.

Pur riconoscendo il valore del nuovo collegamento, Cataneo sottolinea come cittadini e imprese siano ancora costretti a confrontarsi con tempi di viaggio che restano sensibilmente superiori rispetto a quelli garantiti sulle linee AV del Nord Italia.

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La vera svolta attesa con la Napoli-Bari

La vera trasformazione dei collegamenti ferroviari tra Campania e Puglia resta infatti legata al completamento della nuova linea Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari, il cui completamento è previsto entro il 2030.

Secondo il cronoprogramma ufficiale, una volta terminati tutti gli interventi sarà possibile collegare Bari e Napoli in circa due ore e Bari e Roma in circa tre ore, riducendo drasticamente gli attuali tempi di percorrenza.

Per Cataneo, tuttavia, il fatto che tali benefici siano ancora rinviati di diversi anni rappresenta l'ennesima conferma di un ritardo storico che il Mezzogiorno continua a scontare sul piano delle infrastrutture ferroviarie.

Il caso della stazione AV di Foggia

Particolarmente critica è l'analisi relativa alla futura stazione Alta Velocità di Foggia, considerata uno dei principali nodi irrisolti della direttrice adriatica meridionale.

L'opera, inserita nella programmazione strategica nazionale già nel 2017 attraverso il Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020, consentirebbe di eliminare l'attuale inversione di marcia dei treni nella stazione di Foggia.

Secondo le stime, il nuovo impianto permetterebbe un risparmio di circa 11 minuti per i Frecciarossa e fino a 15 minuti per gli Intercity, migliorando la fluidità della circolazione lungo l'asse Adriatico-Sud.

Cataneo ricorda inoltre come il progetto fosse stato inizialmente stimato in circa 40 milioni di euro, mentre oggi il costo previsto avrebbe raggiunto quota 100 milioni.

Cantieri ancora lontani dalla conclusione

La prima fase funzionale della nuova stazione AV di Foggia risulta attualmente programmata per il 2027, mentre per il completamento dell'intervento restano ancora da individuare tutte le coperture finanziarie necessarie.

Una situazione che, secondo Cataneo, continua a produrre effetti negativi sia sugli utenti sia sul sistema economico del territorio, rallentando il percorso di modernizzazione delle infrastrutture ferroviarie del Sud Italia.

Nel suo intervento viene infine ribadita la necessità di garantire pari opportunità infrastrutturali tra Nord e Sud, superando ritardi che continuano a incidere sulla competitività e sulle prospettive di sviluppo del Mezzogiorno.