La frana tra Termoli e Montenero di Bisaccia non è solo un’emergenza locale, ma sta mettendo in luce tutte le fragilità della dorsale ferroviaria adriatica. Tra treni cancellati, territori isolati e polemiche sui finanziamenti, il blocco della linea sta generando effetti a catena lungo tutto l’asse nord-sud.

Abruzzo penalizzato: “Mobilità ridotta al minimo”

A denunciare con forza la situazione è Federconsumatori Abruzzo, che evidenzia come la sospensione del traffico tra Termoli e Montenero colpisca duramente la regione. L’80% dei treni che collegano l’Abruzzo al nord proviene infatti dalla Puglia, e con la linea interrotta le possibilità di spostamento risultano drasticamente ridotte.

Il dato è significativo: nella giornata più critica, oltre l’80% dei treni a lunga percorrenza nord-sud è stato soppresso, con appena un convoglio su sei effettivamente in circolazione.

Non si tratta di un caso isolato. Episodi analoghi si sono già verificati negli ultimi anni, tra furti di rame e altre criticità infrastrutturali. Per questo Federconsumatori torna a chiedere con urgenza l’attivazione di collegamenti regionali veloci tra Pescara e Bologna, sul modello di quanto già fatto nelle Marche, per ridurre la dipendenza dai treni a lunga percorrenza.

Allarme da Bari: “Rischio isolamento per settimane”

Le conseguenze della frana non si fermano all’Abruzzo. Anche dalla Puglia si alza la preoccupazione, con il sindaco di Bari che parla apertamente del rischio di un’Italia “spezzata in due” lungo uno dei suoi principali corridoi di collegamento.

Secondo il primo cittadino, i disagi potrebbero protrarsi per settimane, con pesanti ripercussioni su pendolari, economia e turismo. Da qui la richiesta al Governo di interventi immediati per la messa in sicurezza del fronte franoso e il ripristino della circolazione.

Non solo: viene chiesto anche di evitare ulteriori interruzioni sulla direttrice alternativa Bari–Napoli, considerata fondamentale per scongiurare l’isolamento della regione durante l’emergenza.

Scontro politico: “Tagli alla ferrovia Adriatica”

Alla crisi operativa si aggiunge lo scontro politico sul futuro della linea. Secondo l’europarlamentare Matteo Ricci, sarebbero stati sottratti altri 163 milioni di euro destinati alla dorsale Bologna–Bari, dirottati verso altri progetti infrastrutturali.

Una decisione che alimenta le critiche su una linea considerata strategica ma da anni al centro di ritardi e mancate realizzazioni. Il tema riguarda in particolare il potenziamento e l’adeguamento all’alta velocità, più volte annunciato ma ancora privo di coperture concrete.

Emblematica, in questo senso, la situazione attuale: in alcuni casi per collegare Bologna e Bari si è costretti a passare via Napoli, segno di una rete che fatica a garantire collegamenti diretti ed efficienti lungo l’Adriatico.

Una crisi che va oltre l’emergenza

La frana in Molise ha quindi riacceso i riflettori su un problema strutturale: la fragilità della dorsale Adriatica, tra infrastrutture non adeguate, carenza di alternative e investimenti incerti.

Le richieste che arrivano dai territori sono chiare: interventi immediati per l’emergenza, ma anche una visione di lungo periodo che metta finalmente al centro il potenziamento di una linea fondamentale per la mobilità nazionale.