Particolare trasferimento in questi giorni lungo l’asse nord–sud della rete italiana, che non è passato inosservato agli appassionati e agli addetti ai lavori.
Da Milano è infatti partito un convoglio speciale trainato dalla E.402B.179 di Treni Turistici Italiani, riconoscibile per la ben nota livrea in celeste e blu, impegnata nel trasferimento di ben cinque mezzi storici destinati a nuova vita verosimilmente operativa.
La destinazione finale del convoglio è Nola, località sempre più punto di riferimento per il ricovero e il successivo ripristino del materiale storico.
Qui, secondo le informazioni disponibili, almeno le automotrici e i relativi rimorchi dovrebbero essere sottoposti a interventi di revisione e ripristino funzionale.
La composizione del treno risultava particolarmente interessante dal punto di vista storico.
In seconda posizione figurava infatti la “Centoporte” CIz 3626, seguita dalla E.623.629 e dalla EACz 623.612, entrambe testimoni di una stagione ormai lontana della trazione elettrica e dei servizi accessori FS.
Subito dopo trovava posto un'automotrice leggera, con il suo inseparabile rimorchio: la ALe 883.007, accoppiata al Le 883.001, rappresentante della generazione di mezzi concepiti per i servizi locali e secondari soprattutto in Lombardia.
A chiudere la fila era infine il rimorchio Le 640.032, veicolo che molti ricorderanno per il suo impiego sui treni regionali tra Brennero e San Candido tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila.
In quel periodo il rimorchio era stabilmente inserito in composizione con le ALe 840.012 e ALe 840.024, protagoniste dei servizi alpini dell’epoca sulla linea della Pusteria.
Un trasferimento che, al di là dell’aspetto "estetico" che sicuramente ci intriga, assume un valore simbolico importante per la tutela e la valorizzazione del patrimonio ferroviario storico italiano, confermando l’attenzione crescente della Fondazione FS anche verso il recupero di rotabili finora considerati erroneamente "minori" che hanno però scritto pagine significative della storia delle nostre ferrovie.


Foto Marco Claudio Sturla e Lorenzo Pallotta