Come ipotizzato nei giorni scorsi, arriva una nuova potenziale conferma dell'accelerazione impressa da Trenitalia alla dismissione dei Pendolino di seconda generazione.
Oggi un altro esemplare è stato infatti inviato direttamente alla demolizione.
Si tratta dell'ETR 463 n.21, partito da Torino Orbassano con destinazione San Giuseppe di Cairo.
Il treno, accantonato da tempo presso l'impianto piemontese, raggiungerà direttamente la Vico di San Giuseppe di Cairo, senza un ulteriore periodo di accantonamento in altri impianti. Qui sarà sottoposto alla definitiva riduzione volumetrica.
Un altro Pendolino di seconda generazione se ne va
L'invio dell'ETR 463 n.21 arriva dopo quelli, avvenuti nei giorni scorsi, di un ETR 463 e di un ETR 485, appartenenti a due gruppi differenti ma alla stessa grande famiglia dei Pendolino di seconda generazione.
Nel caso dell'ETR 463 n.21 la situazione è leggermente diversa rispetto ad alcuni degli ultimi esemplari avviati alla demolizione: il convoglio era infatti fuori servizio e accantonato a Torino Orbassano da diverso tempo, quindi non è stato trasferito alla fine della carriera immediatamente dopo un servizio commerciale.
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Una storia lunga (quasi) 30 anni
Il treno era stato consegnato da Fiat Ferroviaria a Trenitalia il 26 settembre 1996. Con l'invio odierno a San Giuseppe di Cairo, la sua storia si conclude quindi a soli dodici giorni dal trentesimo anniversario della consegna, anche se una parte di questo periodo non è stata ovviamente trascorsa in servizio.
L'ETR 463 n.21 arriva inoltre alla demolizione nella sua ultima configurazione estetica, quella con livrea Frecciabianca. Prima di diventare ETR 463 era nato come ETR 460P n.21, a sua volta evoluzione dell'originario ETR 460.

Metà del gruppo ETR 463 è già demolita
Con questo nuovo invio sale a cinque il numero degli esemplari del Gruppo ETR 460/463 già demoliti.
Oltre all'ETR 463 n.21, sono infatti già scomparsi gli ETR 460 n.24 e n.30 e l'ETR 463 n.27, tutti inviati a San Giuseppe di Cairo negli ultimi tempi.
A questi si aggiunge ovviamente l'ETR 460 n.29, coinvolto nel gravissimo incidente ferroviario di Piacenza del 12 gennaio 1997 e demolito prematuramente all'epoca, quando aveva appena un anno e mezzo circa.
Il dato è particolarmente pesante perché il gruppo degli ETR 460/463 era costituito complessivamente da soli dieci treni. Con l'ETR 463 n.21, quindi, arriva alla demolizione la metà dell'intero gruppo.
Gli altri cinque sono tutti fuori servizio
La situazione degli esemplari superstiti non appare peraltro migliore. Gli altri cinque treni risultano tutti fuori servizio da tempo.
L'ETR 463 n.21 era l'ultimo esemplare ancora accantonato a Torino Orbassano. Secondo le informazioni disponibili, dovrebbe rimanere un altro treno ad Alessandria Smistamento, mentre i restanti quattro sarebbero tutti accantonati nello scalo capitolino di Roma San Lorenzo.
Alla luce del ritmo con cui sono stati effettuati gli ultimi trasferimenti, appare quindi concreto il rischio che anche questi ultimi cinque esemplari possano essere avviati alla demolizione nelle prossime settimane.
Una storia che meriterebbe di essere salvata
La progressiva scomparsa degli ETR 460 e 463 apre anche un interrogativo sulla conservazione storica di questa generazione di Pendolino.
Se l'ETR 401 e l'ETR 450 rappresentano i simboli per eccellenza della prima generazione, gli ETR 460, 463, 480 e 485 hanno comunque segnato una fase fondamentale dell'evoluzione della tecnologia ad assetto variabile italiana.
Per questo sarebbe auspicabile che, prima che sia troppo tardi, almeno un esemplare venisse salvato dalla demolizione. Conservare uno di questi treni e riportarlo alla sua configurazione originaria, con la caratteristica livrea bianca e rossa con cui venne consegnato da Fiat Ferroviaria, significherebbe preservare una parte importante della storia ferroviaria italiana.
Per il momento, invece, l'ETR 463 n.21 si aggiunge all'elenco dei Pendolino di seconda generazione destinati a San Giuseppe di Cairo. E con cinque dei dieci esemplari già avviati alla demolizione, metà del gruppo l'abbiamo ormai salutata.