
Un episodio rimasto finora nell’ombra potrebbe contribuire a fare luce sull’omicidio del Capotreno Alessandro Ambrosio. Durante una recente udienza del processo a carico di Marin Jelenic è infatti emerso un racconto che la vittima aveva confidato alla fidanzata pochi giorni prima di essere uccisa nel parcheggio della stazione ferroviaria il 5 gennaio scorso.
Si tratta di una presunta aggressione avvenuta a bordo di un treno proveniente dal Nord Italia tra il 15 e il 28 dicembre, dunque soltanto poche settimane prima del delitto.
Il racconto alla fidanzata
Secondo quanto riferito in aula da Francesca Ballotta, compagna di Alessandro Ambrosio, il Capotreno le aveva raccontato di essere stato spintonato da un uomo che gli era apparso particolarmente alterato.
L’episodio sarebbe avvenuto mentre Ambrosio era in servizio a bordo di un convoglio proveniente dal Nord. Dopo una prima fase in cui l’uomo si sarebbe scusato, la situazione sarebbe nuovamente degenerata quando il viaggiatore avrebbe iniziato a infastidire altri passeggeri.
A quel punto il Capotreno sarebbe intervenuto facendolo scendere dal treno. Un dettaglio che potrebbe assumere particolare rilevanza investigativa è il fatto che Ambrosio, secondo quanto emerso, non avrebbe presentato una segnalazione formale dell’accaduto.
La testimonianza è tornata d’attualità dopo l’omicidio e potrebbe rappresentare un elemento utile per comprendere il possibile movente dell’aggressione mortale.
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La pista della ritorsione
Gli investigatori stanno valutando se questo episodio possa avere un collegamento con quanto accaduto il 5 gennaio nel parcheggio della stazione dove Ambrosio perse la vita.
L’ipotesi è quella di una possibile ritorsione, anche se al momento non risultano elementi definitivi in grado di collegare con certezza l’episodio raccontato dalla fidanzata all’omicidio.
Resta ora da verificare se sia possibile identificare l’uomo descritto dal Capotreno o recuperare eventuali immagini utili attraverso i sistemi di videosorveglianza o altri riscontri investigativi.

Le tensioni in aula
Nel corso dell’udienza Marin Jelenic, senzatetto croato di 36 anni imputato per il delitto, ha nuovamente attirato l’attenzione per il proprio comportamento in aula.
L’uomo ha gridato la propria innocenza rivolgendosi ai giudici della Corte d’Assise prima di essere allontanato. Successivamente, dopo essere stato riammesso, ha iniziato a parlare di un presunto “massacro dei detenuti”, circostanza che ha portato a un nuovo e definitivo allontanamento dall’aula.
Nel corso della stessa udienza sono stati ascoltati investigatori, medici, amici e colleghi della vittima.
Disposta la perizia psichiatrica
Uno degli aspetti più rilevanti emersi riguarda la decisione della Corte di disporre una perizia psichiatrica su Jelenic.
L’accertamento dovrà stabilire se l’imputato fosse capace di intendere e di volere al momento dei fatti, se sia in grado di affrontare il processo e se possa essere considerato socialmente pericoloso.
La decisione è arrivata dopo la produzione di nuova documentazione proveniente dalla Croazia che attesterebbe ricoveri in strutture psichiatriche e ospedali penitenziari. Secondo quanto emerso, a Jelenic sarebbe stata diagnosticata la schizofrenia e nel 2024 sarebbe stata avanzata una richiesta di riconoscimento dell’invalidità.

Le ore precedenti e successive al delitto
Dalle testimonianze raccolte in aula è stata inoltre ricostruita parte della giornata del 5 gennaio.
Secondo quanto emerso, Jelenic sarebbe arrivato da Milano nel primo pomeriggio e si sarebbe recato più volte presso un supermercato della zona per acquistare birra.
In una delle occasioni avrebbe tentato di allontanarsi con una lattina senza pagarla, salvo poi essere aiutato da un cliente che avrebbe saldato l’acquisto al suo posto.
Poco dopo, secondo l’accusa, sarebbe avvenuta l’aggressione mortale ad Ambrosio. Successivamente l’uomo sarebbe salito su un treno diretto a Piacenza dove avrebbe aggredito un altro Capotreno con sputi e schiaffi.
Le segnalazioni sulla sicurezza
Nel corso dell’udienza sono emerse anche alcune testimonianze dei colleghi di Alessandro Ambrosio relative alle condizioni dell’area dove si verificò il delitto.
Secondo quanto riferito, il parcheggio della stazione era considerato da tempo una zona problematica, caratterizzata da scarsa illuminazione, episodi di furto ai danni del personale ferroviario e presenza abituale di persone senza fissa dimora.
Una situazione che, sempre secondo i testimoni, sarebbe stata segnalata più volte prima della tragedia.
Attesa per le prossime udienze
Il processo proseguirà il prossimo 23 settembre quando sarà ascoltato anche il Capotreno che sarebbe stato aggredito da Jelenic sul treno diretto a Piacenza dopo l’omicidio.
Nel frattempo l’attenzione resta concentrata sui nuovi elementi emersi in aula e in particolare su quell’episodio raccontato da Ambrosio alla fidanzata, che potrebbe contribuire a chiarire un movente rimasto finora senza una spiegazione definitiva.