
Il Governo guidato da Giorgia Meloni rimette nuovamente mano ai fondi destinati al Ponte sullo Stretto. Dopo una prima rimodulazione avvenuta alla fine del 2025, arriva ora un ulteriore intervento da 2,8 miliardi di euro.
La misura è contenuta nel decreto sui commissari delle opere pubbliche e prevede lo spostamento di queste risorse dalla grande infrastruttura verso Rete Ferroviaria Italiana (RFI). La decisione arriva in un contesto in cui l’iter autorizzativo del ponte ha registrato un rallentamento significativo, anche alla luce delle criticità evidenziate dalla Corte dei Conti.
Le risorse verranno erogate in due tranche:
- 1,8 miliardi di euro nel 2026
- 1 miliardo di euro nel 2027
L’obiettivo dichiarato è la riduzione dell’esposizione debitoria di RFI, la società responsabile della gestione dell’infrastruttura ferroviaria nazionale.
L’operazione comporta un ulteriore slittamento del cronoprogramma del Ponte sullo Stretto, che secondo le nuove previsioni dovrebbe entrare in esercizio nel 2034. Resta invece invariata la spesa complessiva dell’opera, confermata a 13,5 miliardi di euro.
Il decreto: commissari straordinari e sostegno alla cassa di RFI
Il cuore del provvedimento — ritarato dopo i rilievi della Ragioneria generale dello Stato — è rappresentato dal rafforzamento del ruolo dei commissari straordinari, figure dotate di poteri acceleratori su cantieri e autorizzazioni.
La novità principale riguarda però la destinazione dei 2,8 miliardi a RFI, con una finalità esplicita di carattere finanziario: ridurre il debito accumulato dalla società durante uno dei cicli di investimento più intensi degli ultimi decenni.
La scansione temporale delle risorse — 1,8 miliardi nel 2026 e 1 miliardo nel 2027 — risponde all’esigenza di sostenere i flussi di cassa nel biennio più impegnativo per gli esborsi legati a Pnrr, post-Pnrr e aumento dei costi dei materiali.

Il contesto: cronoprogramma del Ponte più lungo
Negli ultimi mesi alcune risorse inizialmente previste per il 2025 sono state rinviate più avanti nel tempo, con quote spostate verso il 2032 e il 2033.
A dicembre, inoltre, circa 780 milioni di euro sono stati destinati ad altre misure tramite un maxi emendamento alla legge di bilancio, tra cui interventi per le imprese, il rifinanziamento della ZES e il credito d’imposta.
Il Governo ha parlato di una “rimodulazione” delle risorse, non di un definanziamento dell’opera. Nella pratica, però, il calendario dei lavori si allunga e il profilo di spesa viene adattato.
Secondo le ultime indicazioni:
- Avvio dei lavori: settembre 2026
- Fine dei lavori: 2033
- Primo anno di esercizio: 2034
La società Stretto di Messina ha precisato che il cronoprogramma complessivo della costruzione è di 7,4 anni e che le somme previste nel 2034 serviranno per regolazioni contabili e per il pagamento degli ultimi stati di avanzamento lavori.
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Perché ridurre il debito di RFI è diventato prioritario
La posizione finanziaria del gruppo ferroviario è sotto pressione dopo un biennio caratterizzato da investimenti record.
RFI ha sostenuto spese molto elevate per lo sviluppo e l’ammodernamento della rete, con circa 9 miliardi di euro investiti in un solo esercizio.
Il Gruppo Ferrovie dello Stato ha chiuso il 2024 con ricavi in crescita, ma con un risultato netto negativo e una posizione finanziaria netta aumentata, riflesso del forte ricorso al debito per sostenere il piano industriale.
Il biennio 2026-2027 rappresenta inoltre uno dei momenti più impegnativi sul fronte della cassa: tra completamenti del PNRR, contratti di programma e interventi di manutenzione straordinaria, gli esborsi sono destinati a rimanere elevati.
L’immissione dei 2,8 miliardi complessivi consentirà quindi di contenere gli oneri finanziari e di mantenere regolari i pagamenti ai fornitori, evitando rallentamenti nei cantieri e possibili extracosti.
Il decreto Ponte approda in Parlamento
Nel frattempo il cosiddetto “decreto ponte” è atteso la prossima settimana in Parlamento, con la prima lettura prevista al Senato.
Il provvedimento punta a tre obiettivi principali:
- rafforzare il coordinamento tra amministrazioni centrali
- adeguare il procedimento ai rilievi della Corte dei Conti e della Commissione europea
- definire con maggiore chiarezza tempi e responsabilità operative
Secondo quanto illustrato nelle note ufficiali, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti assumerà il ruolo di cabina di regia del progetto.
Tra i compiti previsti rientrano l’aggiornamento del piano economico-finanziario (PEF), l’acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) sulle tariffe e il passaggio al Consiglio superiore dei lavori pubblici, oltre al confronto formale con la Commissione europea per verificare la compatibilità del progetto con il diritto UE.
Commissari per le opere di accesso
Sul piano operativo, il decreto individua i commissari straordinari per le opere di accesso al ponte.
Per la componente ferroviaria in Sicilia e Calabria è stato indicato l’amministratore delegato di RFI, Aldo Isi, mentre per i cantieri stradali strategici il ruolo sarà svolto dall’amministratore delegato di ANAS, Claudio Gemme.
L’obiettivo è procedere in parallelo alla realizzazione dell’infrastruttura principale, evitando il rischio di ritardi nei collegamenti a terra.
Rispetto alle ipotesi circolate a inizio anno, il testo definitivo rinuncia inoltre alla figura di un “super-commissario unico”, inizialmente ipotizzata in capo all’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci.
La versione approvata dal Consiglio dei ministri ha invece scelto di ripartire funzioni e controlli, riportando il baricentro del coordinamento direttamente al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.