Nella sua crudezza, il dato risulta impressionante: le Frecce che hanno attraversato il Paese negli ultimi dodici mesi hanno accumulato un ritardo complessivo di quasi due anni (676 giorni per l’esattezza, pari a un anno e dieci mesi).
Questo quanto si evince da un articolo pubblicato su La Stampa.
Applicando questo numero agli oltre 90 mila treni presi in considerazione tra Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca, ossia tutti quelli di Trenitalia che viaggiano sulle linee ad alta velocità, emerge una media di dieci minuti in più per ogni convoglio rispetto all’orario previsto di arrivo.
Lo studio, curato da Claudia Calore e firmato Europa Radicale, s’intitola allusivamente “Altra velocità” e offre una panoramica completa del tempo perso nel trasporto viaggiatori in Italia: «Ciò che emerge è che la nostra rete ferroviaria non regge e che e che vi sono settori che di frequente collassano letteralmente», spiega Igor Boni.
I disagi non riguardano solo i passeggeri, comunque significativi, ma hanno anche un impatto economico negativo per l’azienda: «Il danno alle casse di Trenitalia è potenzialmente rilevante – aggiunge Boni -. Si stimano oltre 90 milioni di euro, tra rimborsi per ritardi e cancellazioni».
Sfogliando il dossier – basato sull’analisi dei dati rilevati dal portale ufficiale di Trenitalia «Viaggiatreno», che fotografa la situazione dei convogli in circolazione con i relativi orari – colpisce la percentuale di treni in ritardo: il 66% del totale, quasi sette su dieci.
Gli autori dello studio sottolineano anche come, a differenza delle Frecce, per i treni di Italo non siano disponibili informazioni affidabili: «Italo non consente di accedere ad alcun dato affidabile».
Tra i numeri disponibili, la percentuale di treni in ritardo non scende mai sotto il 50% nell’arco dell’anno, raggiungendo il picco a luglio, giugno e settembre (in quest’ordine) con oltre il 70%. Il mese con il tasso di puntualità più alto è agosto, con il 47%, «ma questo miglioramento può derivare da una forte rimodulazione degli orari dovuta ai lavori sulla linea, con un allungamento dei tempi di percorrenza che ha aumentato artificialmente i margini di rispetto dell’orario», osservano i responsabili dello studio.
Per quanto riguarda i giorni della settimana, nei feriali i treni in ritardo oscillano tra il 66,8% del lunedì e il 68,9% del venerdì, mentre il sabato scendono al 60% e la domenica al 58%. I mezzi più penalizzati risultano i Frecciabianca, con una media annua del 73% di convogli in ritardo, seguiti dai Frecciargento (71%) e dai Frecciarossa (65%).
La classifica delle tratte peggiori
Europa Radicale ha stilato anche la graduatoria delle tratte peggiori: in cima la Lecce-Milano, con ritardi medi di quasi mezz’ora, una corsa su tre con almeno trenta minuti di ritardo e una su dieci con almeno sessanta.
La puntualità è rara, interessando solo il 5% dei convogli. La tratta detiene inoltre il record dell’arrivo più fuori orario, con quasi sei ore in più (351 minuti) registrate il 6 settembre scorso. Chiude la graduatoria, al decimo posto, la Napoli-Venezia: ritardo medio di 22 minuti, puntualità del 2% e extra-time di 278 minuti.
Le criticità nazionali
Sulla mappa delle criticità nazionali, emergono la Milano-Napoli, la Verona-Padova-Venezia, la Genova-Pisa e la Salerno-Reggio Calabria. Non mancano ritardi eccezionali, come i 521 minuti del 13 novembre sulla Paola-Salerno – 183 chilometri – o le quasi otto ore del 16 agosto sulla Roma-Caserta, ma si tratta di casi isolati.
La versione di Rfi
Diversi sono invece i dati forniti da Rfi per i convogli ad alta velocità, sia Trenitalia che Italo: «la puntualità è pari al 77%, circa tre punti percentuali in più rispetto al 2024».
Secondo l’ente, «quasi otto treni su dieci sono arrivati a destinazione in perfetto orario o entro i dieci minuti rispetto a quanto programmato».
Rfi segnala che sono stati riportati in orario «circa 35mila treni se si prendono in considerazione alta velocità, Intercity e Regionali».
La percentuale di puntualità tiene conto anche di cause esterne e non direttamente imputabili al sistema ferroviario, come «investimenti lungo le linee, attraversamenti indebiti di persone, scioperi e maltempo, che hanno un impatto molto importante sul tasso di puntualità dei treni ad alta velocità».
La società evidenzia inoltre «l’elevato numero di cantieri sulla rete, ad oggi circa 1.300, che comportano interruzioni temporanee di linea e allungamenti dei tempi di viaggio. I cantieri negli ultimi anni sono aumentati a causa della sovrapposizione delle opere Pnrr agli ordinari interventi di manutenzione».
Significa che, mentre nel 2023 sono state gestite 160 mila interruzioni di linea, nel 2025 queste ultime sono salite a 345 mila.