Il dibattito sulla sostituzione del treno lungo la linea Modena–Sassuolo con una metropolitana di superficie è tornato d’attualità dopo l’intervento del sindaco Massimo Mezzetti.
Claudio Gorrieri, ex membro del cda Atcm e già coordinatore del progetto della metropolitana, ricorda che il Comune aveva commissionato uno studio di fattibilità per una tram-trenovia fino a Carpi, finanziato con 82 mila euro e previsto entro il 2020: «Che fine ha fatto?».
Secondo Gorrieri, il tram-treno offre diversi vantaggi: riduzione dei tempi di attesa ai passaggi a livello grazie ai semafori, maggior frequenza e possibilità di nuove fermate urbane.
I costi sarebbero molto inferiori rispetto al treno tradizionale, che risulta poco efficiente su tratte brevi e lente come la Modena–Sassuolo. Inoltre i tram-treno, con pianale ribassato, sono più accessibili per biciclette e carrozzine.
L’ex dirigente propone di ripensare l’intero sistema di mobilità provinciale, con corsie riservate al trasporto pubblico e parcheggi di interscambio fuori dai centri storici.
Tra le ipotesi, la trasformazione della Modena–Sassuolo fino alla Stazione Piccola in dorsale per mezzi su gomma, con diramazioni verso poli attrattivi come Maranello, dove ogni giorno si muovono migliaia di lavoratori.
A Modena lo schema prevederebbe due circolari: una interna lungo i viali delle mura riservata ai mezzi pubblici, e una esterna, ricavata in parte dalla linea ferroviaria e in parte dalla ex diagonale oggi ciclopedonale.
«In città ci sono 120 km di piste ciclabili, ma solo 17 di corsie per i mezzi pubblici», osserva Gorrieri.
Il nodo resta la gestione della linea, oggi affidata a Tper e al centro del progetto di un’unica società regionale. «È tempo di chiudere la discussione sul tram-treno del Gigetto e andare oltre. Altrimenti – conclude Gorrieri – decida un referendum tra i cittadini».