
La famiglia Bombardier Zefiro, oggi prodotta da Hitachi Rail nello stabilimento di Pistoia, torna sotto i riflettori dopo il grave incidente avvenuto nei pressi di Toledo il 28 ottobre.
È la seconda volta nel 2026 che un ETR 109 di Iryo rimane coinvolto in un grave incidente in Spagna, sollevando nuovi interrogativi sul futuro dei convogli interessati.
Nel frattempo, la produzione e le consegne proseguono. Trenitalia ha ricevuto il 20 ottobre scorso l’ETR 410 n.110, decimo esemplare del nuovo ordine, mentre la famiglia Zefiro continua ad ampliare la propria presenza in Europa e si prepara a ulteriori impieghi internazionali.
Una flotta sempre più internazionale
L’ETR 410 rappresenta l’evoluzione dell’originario ETR 400 Frecciarossa 1000. Le ultime consegne rientrano nel programma di Trenitalia per il potenziamento della flotta ad alta velocità, con particolare attenzione ai collegamenti internazionali tra Italia, Austria e Germania.
La produzione nello stabilimento Hitachi Rail di Pistoia prosegue a pieno ritmo. I treni della famiglia Zefiro sono già presenti in Italia, Spagna e Francia, mentre Austria e Germania rappresentano ulteriori mercati di riferimento per i futuri servizi internazionali.
Proprio in questi giorni, il treno ETR 400 n.45 dovrebbe andare, tra l'altro, in Germania per proseguire le corse di prova.
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Un altro treno Iryo gravemente danneggiato in Spagna
L’incidente avvenuto a Urda, nei pressi di Toledo, il 28 ottobre ha coinvolto l’ETR 109 n.015 di Iryo, secondo convoglio della compagnia a rimanere gravemente danneggiato in meno di un anno.
Il precedente risale al 18 gennaio 2026, quando l’ETR 109 n.012 rimase coinvolto nell’incidente di Adamuz. In entrambi i casi, porzioni consistenti dei treni hanno riportato danni importanti, anche se alcune sezioni potrebbero essere recuperabili.
Spetterà ora a Iryo valutare se procedere con la ricostruzione dei convogli o destinare parte dei componenti recuperabili al ruolo di ricambi.
Considerando che la produzione degli Zefiro è ancora in corso, una ricostruzione sarebbe teoricamente possibile, altrimenti le parti riutilizzabili potrebbero comunque essere impiegate per mantenere in efficienza il resto della flotta.

Tre convogli Zefiro coinvolti in gravi incidenti
Con l’incidente di Urda salgono a tre i treni della famiglia Zefiro coinvolti in gravi incidenti. Il primo caso riguarda l’ETR 400 n.021, demolito in seguito all’incidente di Livraga del 6 febbraio 2020.
A questo si aggiungono i due ETR 109 di Iryo, entrambi seriamente danneggiati in Spagna nel corso del 2026. Il destino dei due convogli resta ancora da definire, mentre per l’ETR 400 coinvolto a Livraga la conclusione è già stata la demolizione, almeno in parte.
È importante sottolineare che nessuno dei tre incidenti risulta riconducibile a un problema dei treni Zefiro. Si è trattato di eventi legati a fattori esterni, come criticità infrastrutturali o collisioni con altri treni: i convogli sono stati coinvolti negli incidenti, ma non vi sono nella maniera più assoluta indicazioni che ne attribuiscano la causa a carenze tecniche o operative dei mezzi.
Finora costruiti 91 treni Zefiro
Considerando le diverse versioni della famiglia, sono stati costruiti finora 91 treni Zefiro: 58 ETR 400 destinati a Trenitalia, 23 ETR 109 per Iryo e 10 ETR 410 appartenenti al più recente ordine di Trenitalia.
Un numero destinato a crescere con il proseguimento della produzione e delle consegne, nonostante le perdite e i danni subiti dai convogli di cui sopra nel corso degli ultimi anni.
La produzione prosegue, ma sul futuro della flotta si aprono nuovi interrogativi
La consegna dell’ETR 410 n.110 conferma che la produzione della famiglia Zefiro continua regolarmente. Restano tuttavia da chiarire le decisioni che Trenitalia e Iryo prenderanno in merito ai convogli gravemente danneggiati, tra eventuali ricostruzioni, recupero di componenti e possibili sostituzioni.
In pochi anni, tre treni della famiglia sono stati coinvolti in incidenti di particolare gravità, due dei quali in Spagna nell’arco di nove mesi. Un bilancio che pone interrogativi sul futuro dei singoli convogli, ma che non mette in discussione, di per sé, il programma produttivo della famiglia Zefiro.
