
L’anniversario di una tragedia che segnò profondamente la comunità di Paese, in provincia di Treviso, riporta alla memoria un episodio che ebbe anche un legame diretto con il mondo ferroviario. Il deposito ButanGas di via Senatore Pellegrini, teatro dell’esplosione del 15 marzo 1996, era infatti raccordato alla rete ferroviaria e servito da binari interni utilizzati per il traffico di carri cisterna destinati al trasporto di gas.
Nelle fotografie scattate nelle ore successive all’incidente si distinguono chiaramente diversi carri merci cisterna colpiti dalle fiamme, fermi proprio sui binari dello stabilimento, a pochi metri dalla linea Treviso–Vicenza.
L’esplosione nel deposito
Quella mattina, poco prima delle 8, una fuga di gas da una cisterna difettosa provocò un incendio che in breve degenerò in una violenta esplosione. Il boato fu avvertito in tutta l’area circostante e mandò in frantumi le finestre di edifici vicini, tra cui anche il municipio del paese.
Nel disastro persero la vita Claudio Mardegan, addetto allo scarico della cisterna, e Gottardo Parisotto, custode e operaio del deposito. Quest’ultimo morì alcuni giorni più tardi in ospedale, dopo aver lottato per una settimana contro le gravi ustioni riportate.
Il bilancio finale fu di tredici feriti, molti dei quali vigili del fuoco intervenuti nelle operazioni di soccorso.

I soccorsi e l’evacuazione
La prima chiamata ai soccorsi arrivò alle 7.56, inizialmente segnalando l’esplosione di una casa. Nel giro di pochi minuti vennero mobilitati numerosi mezzi di emergenza, con ambulanze, elicotteri sanitari e squadre dei vigili del fuoco provenienti anche da fuori provincia. Nel contempo furono interrotte la SS53 "Castellana" e la linea Treviso - Vicenza.
Una colonna di fumo scuro, visibile a chilometri di distanza, si alzava sopra l’area industriale mentre veniva ordinata l’evacuazione delle abitazioni vicine al deposito. I feriti furono trasferiti negli ospedali della zona, con il coinvolgimento anche del centro grandi ustionati di Padova.
Nel corso della mattinata un’ulteriore autocisterna esplose all’interno dello stabilimento, aggravando la situazione e rendendo ancora più complesso il lavoro dei soccorritori.
Katia Uberti, attuale sindaco e all'epoca consigliere comunale, si trovava già in municipio, assieme al sindaco Vigilio Pavan. «All'improvviso abbiamo sentito un botto tremendo. E tutte le finestre verso la ButanGas sono andate in frantumi - ricorda - per chi l'ha vissuto, sembra ieri. C'era anche il timore che potesse esplodere l'intero deposito di gas». «Quel pauroso evento è costato la vita a Claudio e Gottardo, sofferenze e invalidità per 13 persone - aggiungono oggi dal Comune - e tanta paura per gli abitanti di Paese, scampati alle conseguenze di un disastro che avrebbe potuto avere effetti e proporzioni ben più gravi».
L’incendio venne domato solo nel tardo pomeriggio, mentre l’allarme sanitario generale rientrò soltanto il giorno successivo.
Il deposito e il raccordo ferroviario
All’epoca dei fatti il deposito ButanGas era collegato direttamente alla ferrovia tramite un raccordo industriale, utilizzato per il carico e lo scarico delle cisterne ferroviarie. Questo collegamento logistico permetteva l’arrivo dei carri cisterna direttamente all’interno dell’impianto.
Le immagini dell’epoca mostrano proprio quei carri coinvolti nell’incendio, testimonianza di quanto il sistema di trasporto ferroviario fosse parte integrante delle attività del deposito.
Un luogo oggi abbandonato
A trent’anni di distanza il sito di via Senatore Pellegrini è chiuso e inutilizzato. Il deposito non è più operativo da tempo e l’area, ancora di proprietà della società, non ha conosciuto finora interventi di riconversione.
Rimane il cancello chiuso e il ricordo di quanto accadde quella mattina del 15 marzo 1996, un evento che segnò profondamente la comunità locale e che ancora oggi viene ricordato anche come monito sull’importanza della sicurezza negli impianti industriali e nelle operazioni di movimentazione di materiali pericolosi.