
Poco più di dieci anni fa, nei Paesi Bassi, gli allora Fyra – oggi noti come ETR 700 di Trenitalia – venivano messi alla gogna mediatica ancor prima di entrare realmente in servizio.
Treni definiti senza mezzi termini “bidoni”, simbolo di un progetto fallimentare e di una scelta industriale sbagliata. Una condanna severa, diventata negli anni quasi una verità assodata nel dibattito pubblico locale.
Che gli ETR 700 non siano mai stati un prodotto particolarmente brillante, né sotto il profilo tecnico né sotto quello dell’affidabilità - oggi faticosamente trovata - è un fatto difficilmente contestabile. Ma col senno di poi, e guardando alla situazione attuale della rete ferroviaria dei Paesi Bassi, viene da chiedersi se il problema fosse davvero solo – o principalmente – quel treno.
I dati più recenti raccontano infatti una realtà ben più ampia e strutturale. Secondo un’analisi dell’agenzia di stampa ANP, basata sui dati del portale Rijdendetreinen.nl, nel 2025 il numero di guasti ferroviari nei Paesi Bassi è aumentato di quasi il 12% rispetto all’anno precedente, superando quota 6000 segnalazioni complessive. Un dato che impressiona ancor di più se inserito in una prospettiva storica: dal primo rilevamento del 2011, i guasti si sono triplicati, passando da circa 2000 a oltre 6000 casi annui, come riportato anche da RTL.

Non si tratta di disservizi marginali. Nel 2025 ogni guasto ha avuto una durata media di 167 minuti, con effetti particolarmente pesanti sulla regolarità del servizio. Il blocco più lungo dell’anno - va detto - non è stato causato da problemi tecnici interni, bensì dagli scioperi in Belgio, che hanno paralizzato la linea Maastricht–Liège dall’8 al 29 aprile. Un episodio che evidenzia però quanto il sistema sia vulnerabile anche a fattori esterni.
Guardando nel dettaglio, gennaio è stato il mese peggiore, con oltre 600 guasti registrati, molti dei quali concentrati nelle ore di punta mattutine. L’orario più critico è risultato quello delle 07:00, con quasi 500 eventi segnalati. La causa principale? Ancora una volta, treni difettosi: oltre 2000 guasti sono stati direttamente attribuiti a problemi tecnici del materiale rotabile.
Dal punto di vista geografico, Rotterdam Centraal si conferma la stazione più colpita, con più di 900 guasti, seguita da nodi strategici come Schiphol Airport e Breda. Numeri che mal si conciliano con l’immagine di una rete ferroviaria efficiente e affidabile, spesso portata ad esempio in Europa.
Sotto pressione finisce inevitabilmente ProRail, il gestore dell’infrastruttura. Già nel novembre scorso è emerso che nel 2025 l’azienda non ha rispettato gli accordi con il Ministero delle Infrastrutture e della Gestione delle Acque sul numero massimo di “guasti significativi”. A metà novembre se ne contavano 530, dieci in più rispetto al limite annuo fissato a 520. Un superamento che solleva interrogativi sulla capacità di controllo e prevenzione dei disservizi.
A completare il quadro contribuiscono anche eventi incidentali che hanno avuto conseguenze pesanti sulla circolazione. Solo un mese fa, a Meteren, nella provincia del Gelderland, un treno si è scontrato con un camion carico di pere. Il traffico ferroviario è rimasto interrotto per una settimana, con costi di ripristino elevati. Costi che, va sottolineato, ProRail non copre, scaricando ulteriormente il peso economico su altri soggetti.
Alla luce di tutto questo, la vicenda dei Fyra appare ancora una volta - non è la prima - sotto una luce diversa.
Forse quegli elettrotreni non erano un capolavoro, ma è sempre più evidente che i problemi della ferrovia dei Paesi Bassi non si esauriscono in un singolo progetto fallito. L’aumento costante dei guasti, la fragilità del sistema e le difficoltà nella gestione dell’infrastruttura suggeriscono che il vero nodo sia strutturale, e che i “bidoni” di ieri siano stati anche un comodo capro espiatorio per criticità ben più profonde.