Potrebbero emergere sviluppi rilevanti nell’indagine sull’omicidio del capotreno ucciso ieri nei pressi della stazione di Bologna Centrale.

Dagli accertamenti effettuati è emerso che negli indumenti della vittima erano presenti sia il denaro sia il telefono cellulare, un dettaglio che sembrerebbe escludere l’ipotesi della rapina.

Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno immortalato un uomo di origine croata di 36 anni, all’interno dell’atrio della stazione alle 18.03, pochi minuti prima del delitto. Altri filmati lo mostrano al binario 1 e successivamente mentre si dirige verso il piazzale Ovest.

L’uomo risulterebbe già noto alle forze dell’ordine per precedenti episodi di disturbo avvenuti in ambito ferroviario e sarebbe conosciuto sia dalla Polfer sia nella zona di piazza XX Settembre, da tempo al centro di segnalazioni e polemiche legate alla sicurezza.

Una volta accertata la sua presenza nelle immediate vicinanze del luogo dell’omicidio, gli investigatori hanno collegato quelle immagini al 36enne, facendo scattare immediatamente le ricerche. La sua foto segnaletica è stata diramata a tutti gli uffici di Polizia e Carabinieri sul territorio nazionale, nella convinzione che l’uomo possa aver utilizzato un treno per allontanarsi rapidamente dalla scena del crimine.

Intorno alla mezzanotte è scattato un intervento congiunto di polizia ferroviaria e carabinieri alla stazione di Piacenza, dove si riteneva quasi certa la presenza del sospettato a bordo del treno Regionale 3930. L’operazione, tuttavia, non ha dato esito.

Secondo le informazioni raccolte, l'uomo si sarebbe diretto verso Milano, con una possibile fermata intermedia a Fiorenzuola d’Arda. Nel suo passato figurerebbero diversi precedenti per reati commessi sia in strada sia a bordo dei convogli ferroviari. Restano ancora da chiarire le dinamiche della colluttazione e le cause che l’hanno innescata, anche se dalle prime ricostruzioni il capotreno sarebbe stato aggredito alle spalle prima di essere colpito mortalmente.

L’area della stazione di Bologna è da tempo monitorata dalle forze dell’ordine per le criticità legate alla sicurezza, in particolare per la presenza di spacciatori e consumatori di crack. Lo scorso settembre è stata rinnovata una delle cosiddette zone rosse della città, misura fortemente sostenuta dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.