Affacciato sul Golfo di Napoli, tra il Vesuvio e il mare, il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa è uno dei luoghi più significativi per conoscere la storia delle ferrovie italiane.

Il museo sorge all'interno degli antichi stabilimenti borbonici di Pietrarsa e conserva una collezione di locomotive, carrozze, rotabili, macchinari, modelli e plastici ferroviari.

Un patrimonio che racconta l'evoluzione del trasporto ferroviario italiano dagli inizi della ferrovia fino al Novecento. Gli spazi dell'antico opificio ospitano oggi oltre 55 rotabili storici, custoditi nei padiglioni che un tempo erano destinati alle diverse fasi della produzione e della manutenzione ferroviaria.

Dall'opificio borbonico alla gestione diretta dello Stato

La storia di Pietrarsa è strettamente legata alle origini dell'industria ferroviaria italiana. Il complesso nacque per volontà di Ferdinando II di Borbone, che nel 1840 ne avviò la realizzazione come industria siderurgica. Dal 1845 lo stabilimento iniziò a essere utilizzato anche per la costruzione di locomotive a vapore. Le prime attività partirono con l'assemblaggio in loco di sette locomotive, utilizzando componenti realizzati in Inghilterra sulla base di uno dei modelli acquistati nel 1843.

Il 22 maggio 1843 Ferdinando II emanò un editto nel quale stabiliva che lo stabilimento di Pietrarsa dovesse occuparsi della costruzione delle locomotive, delle riparazioni e della realizzazione delle componenti necessarie ai carri e ai vagoni destinati alla nuova linea ferroviaria Napoli-Capua.

Con l'Unità d'Italia, nel 1861, l'opificio attraversò una fase di difficoltà legata alla nuova situazione economica e industriale. L'anno successivo la gestione venne affidata alla ditta Bozza, che procedette anche a una riduzione del personale. Nonostante il ridimensionamento, l'attività produttiva proseguì.

Nel decennio successivo vennero realizzate oltre 150 locomotive, mentre nel 1877 lo Stato assunse direttamente la gestione dello stabilimento sotto la direzione dell'ingegnere Passerini. La nuova gestione contribuì al rilancio dell'opificio. Tra il 1877 e il 1885 furono prodotte altre 110 locomotive, oltre 800 carri merci e quasi 300 carrozze viaggiatori, insieme a numerose parti di ricambio per i rotabili.

Da officina delle Ferrovie dello Stato a museo

Nel 1905, con la statalizzazione delle ferrovie, Pietrarsa entrò a far parte delle infrastrutture delle nuove Ferrovie dello Stato, assumendo il ruolo di officina di Grandi Riparazioni specializzata soprattutto nella manutenzione delle locomotive a vapore. L'evoluzione dei sistemi di trazione, prima con l'elettrificazione e successivamente con l'introduzione della trazione diesel, segnò progressivamente il declino delle attività legate alle locomotive a vapore.

Il 15 novembre 1975 arrivò il decreto di chiusura dell'opificio e venne presa la decisione di trasformare gli storici capannoni in un museo ferroviario. L'inaugurazione del museo avvenne il 7 ottobre 1989, nell'ambito delle celebrazioni per il 150º anniversario delle ferrovie italiane. Dopo un successivo periodo di chiusura per lavori di ristrutturazione, il museo riaprì al pubblico il 19 dicembre 2007.

Le collezioni del Museo di Pietrarsa

Oggi la collezione comprende oltre 55 rotabili storici, esposti all'interno degli antichi padiglioni dell'opificio borbonico.

Il percorso espositivo permette di ripercorrere la storia ferroviaria italiana a partire dal 1839, anno di inaugurazione della prima linea ferroviaria italiana, attraversando le diverse epoche della ferrovia fino agli anni Ottanta del Novecento. Automotrici, locomotive e carrozze d'epoca sono affiancate da macchinari, modelli e plastici ferroviari, consentendo di osservare l'evoluzione della tecnica ferroviaria e del materiale rotabile nel corso di oltre un secolo.

Un museo tra il mare e il Vesuvio

Uno degli elementi distintivi di Pietrarsa è rappresentato dalla sua stessa collocazione. Il complesso si trova infatti tra Napoli e Portici, lungo il primo tratto ferroviario realizzato nella Penisola, e si affaccia direttamente sul Golfo di Napoli con una vista sul Vesuvio.

L'area museale si estende per circa 36.000 metri quadrati e comprende anche un giardino botanico con piante provenienti da diverse parti del mondo.

La combinazione tra gli edifici storici dell'ex opificio, il patrimonio ferroviario conservato e la posizione sul Golfo rende Pietrarsa una realtà particolare nel panorama museale italiano.

Il museo, gestito dalla Fondazione FS Italiane, è oggi anche uno spazio dedicato a mostre, eventi e iniziative legate alla cultura ferroviaria, mantenendo il legame tra la storia dell'industria ferroviaria italiana e la valorizzazione del patrimonio storico.