Il trasporto ferroviario merci in Italia deve fare i conti con una contrazione dei traffici e con costi che continuano a pesare sulla competitività del settore. 

A evidenziarlo è il nuovo rapporto presentato a Padova, che fotografa l’andamento degli impianti ferroviari e le difficoltà legate all’accesso alla rete. 

L’analisi mette in luce anche le differenze territoriali e il contributo ambientale del trasporto su ferro, mentre l’associazione di settore richiama la necessità di interventi per sostenere il sistema logistico nazionale.

Fermerci, traffici in calo negli impianti di ultimo miglio

Nel 2025 i 205 impianti ferroviari di ultimo miglio analizzati hanno movimentato complessivamente 329.388 treni, con una flessione del 4,5% rispetto ai 345.024 del 2024. Il dato è contenuto nella Carta dell’Ultimo Miglio Ferroviario 2026, presentata il 14 ottobre da Associazione Fermerci alla Green Logistics Expo di Padova.

Il confronto con il 2021, anno in cui era stato raggiunto il massimo della serie con 384.863 convogli, evidenzia una diminuzione di oltre 55mila treni, pari al 14,4%. Rispetto al 2018, la contrazione è invece del 5,2%. Il rapporto è stato realizzato con il contributo dei principali operatori del settore, attraverso elaborazioni basate prevalentemente sui dati forniti da Rete Ferroviaria Italiana.

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In calo terminal merci, interporti e fasci di binari privati

La flessione interessa tutte le tipologie di impianto considerate. I terminal merci sono passati da 117.900 treni nel 2024 a 110.478 nel 2025, con una diminuzione del 6,3%. I fasci di binari privati hanno registrato un calo del 6,7%, da 59.836 a 55.808 convogli.

Negli interporti il traffico è sceso da 77.840 a 76.429 treni, pari a una riduzione dell’1,8%. Anche i porti raccordati hanno segnato una flessione, passando da 46.233 a 44.944 convogli, con una variazione negativa del 2,8%. La distribuzione dei traffici mostra inoltre una forte concentrazione: circa il 70% dei treni si concentra nel 38% degli impianti, considerando terminal merci, interporti e porti raccordati. In particolare, terminal e interporti rappresentano complessivamente 59 dei 205 impianti analizzati, ma movimentano circa il 57% dei traffici.

I terminal merci, da soli, gestiscono circa un terzo del totale. I fasci di binari privati, che costituiscono circa la metà delle infrastrutture considerate, garantiscono invece una presenza capillare a servizio degli stabilimenti produttivi e movimentano il 17% dei treni.

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Il Nord concentra l’85% dei treni

Il rapporto evidenzia un marcato divario territoriale. Il Nord Italia concentra circa l’85% dei treni e il 72% degli impianti, mentre Mezzogiorno e Isole rappresentano una quota minoritaria sia dei traffici sia delle infrastrutture. La Lombardia guida la graduatoria regionale con 65.153 treni, seguita dal Friuli-Venezia Giulia con 50.432 e dal Veneto con 40.441.

Nel Mezzogiorno emergono tuttavia alcuni impianti caratterizzati da livelli di utilizzo significativi. In Calabria sono stati movimentati 6.734 treni, con una media superiore a 2.200 convogli per impianto, superiore a quella registrata in Lombardia e Veneto. In Sicilia il traffico è stato pari a 3.114 treni, con una media di 1.038 convogli per impianto.

I dati assumono rilievo anche in relazione all’attuazione della legge quadro sugli interporti, evidenziando secondo il rapporto la necessità di una programmazione che consideri i traffici effettivi e le caratteristiche dell’intero sistema logistico.

Ultimo miglio ferroviario, extra-costi fino a 110 milioni di euro

Tra gli elementi che incidono sulla competitività del trasporto ferroviario merci figurano i costi della manovra e dell’accesso alla rete. Secondo Fermerci, gli extra-costi sostenuti dal settore rispetto al trasporto stradale sono stimati tra 100 e 110 milioni di euro l’anno per l’ultimo miglio ferroviario.

L’onere medio è di 518 euro per treno, con punte di circa 700 euro nei porti. Per contenere questi costi, la legge di Bilancio 2025 ha previsto un contributo per la manovra ferroviaria portuale, prorogato fino al 2030 ma ancora in attesa del decreto attuativo. La dotazione massima prevista, pari a 6 milioni di euro annui, consentirebbe tuttavia di coprire soltanto il 25% degli extra-costi portuali.

I benefici ambientali del trasporto ferroviario merci

La Carta dell’Ultimo Miglio Ferroviario 2026 richiama anche i benefici energetici e ambientali del trasporto merci su rotaia.

Secondo le elaborazioni di RSE riportate nel documento, il settore consente ogni anno di risparmiare circa 670 milioni di litri di carburante fossile rispetto al trasporto stradale, equivalenti a circa 7,3 milioni di viaggi di mezzi pesanti.

Le emissioni evitate sono stimate in 1,6 milioni di tonnellate di CO₂, pari a circa il 4% dell’obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni al 2030 per il settore dei trasporti. In media, ogni treno permette di risparmiare circa 3.800 litri di gasolio ed evitare l’emissione di circa 10 tonnellate di CO₂.

Fermerci chiede misure strutturali di sostegno

Giuseppe Rizzi, Direttore Generale di Associazione Fermerci, ha espresso preoccupazione per l’andamento dei traffici negli impianti di ultimo miglio, sottolineando la necessità di trasformare gli investimenti infrastrutturali in un effettivo incremento dei volumi movimentati.

«A fronte degli importanti investimenti infrastrutturali in corso, è necessario creare le condizioni affinché la maggiore capacità della rete si traduca in un effettivo incremento dei traffici», ha dichiarato Rizzi, richiamando in particolare la piena attuazione degli incentivi alla manovra ferroviaria portuale. Per l’associazione, il rilancio del trasporto ferroviario merci rappresenta una priorità industriale, economica e ambientale per il Paese.