Il 31 maggio 1962 è una notte calda ma non afosa quando il destino di 64 persone sta per essere segnato definitivamente.

Poco dopo la mezzanotte, alle 0.02, parte dalla stazione di Milano Rogoredo il treno merci 8151 proveniente da Lecco e diretto ad Arquata Scrivia. Al traino c'è la E.626.379 e il convoglio è composto da 33 carri. Durante il suo tragitto, come si vedrà poi dalla zona tachimetrica, il merci tiene sempre una velocità tra i 70 e i 75 chilometri orari salvo un breve rallentamento in corrispondenza di Pavia.

Nel frattempo, alle 0.45, da un'altra stazione di Milano, la Centrale, parte anche il treno Accelerato 1391 atteso a Genova Brignole alle 5.22. Il convoglio passeggeri fa scalo a Voghera dove arriva al terzo binario con 15 minuti di ritardo. Sarebbe dovuto ripartire alle 2.20 se fosse stato in orario ma questo non viene reso possibile dai perditempo dovuti al cambio di trazione. Allora, infatti, la linea dopo Voghera è ancora alimentata in trifase e il tempo viene speso per attestare davanti al convoglio una coppia di E.554 che dovrebbero trainare il treno fino a destinazione.

Sono le 2.30 quando la cabina lato A di Genova dispone il segnale di via libera per l'Accelerato. Alle 2.34 il dirigente di stazione vede completarsi le ultime operazioni e si accinge ad alzare la paletta per licenziare il treno quando i fari del merci si intravedono da lontano mentre il convoglio si accinge a entrare in stazione.

Nonostante il segnale sia disposto a via impedita, il treno non accenna a rallentare se non negli istanti finali e alle 2.35 imbocca il terzo binario e investe la coda dell'Accelerato 1391 entrando letteralmente dentro l'ultima carrozza, la "Corbellini" Bz 38908.

L'impatto è devastante con la vettura e il locomotore che si impennano finendo contro le pensiline della stazione provocando la morte immediata di 60 persone e il ferimento di 40, quattro delle quali periranno successivamente in ospedale. Tutte le vittime si trovano proprio nell'ultima carrozza e sono in gran parte villeggianti diretti in Riviera Ligure che vengono strappati alla vita probabilmente durante il sonno.

Come si verificherà successivamente, la velocità dell'impatto è di circa 60 km/h con il treno merci che frena bruscamente dai 72 km/h con i quali piomba in stazione solo 9 secondi prima dell'impatto.

Questa velocità non era in alcun modo ammissibile, indipendentemente dalle indicazioni del segnale rosso, dato che il treno avrebbe dovuto fermarsi alla stazione per il cambio del locomotore anche se venne giustificata in seguito dai macchinisti usciti miracolosamente illesi come necessaria per superare il tratto neutro presente nella stazione per il cambio di alimentazione.

L'inizio della frenatura del treno viene collocata a circa 170 metri dalla coda del treno 1391. Tenuto conto delle caratteristiche del freno e del tempo di entrata in azione del medesimo, viene ritenuto che esso venne azionato in seguito alle segnalazioni di arresto fatte a mano da parte degli agenti della stazione dal posto di servizio lato Milano, come, del resto, fu ammesso dallo stesso macchinista del treno merci.

È un lavoro infernale estrarre i feriti e i corpi straziati dall'ammasso di lamiere contorte tra le quali come detto non finiscono i macchinisti del treno merci, corsi ai ripari una volta resosi conto di non potere fare nulla per evitare il terribile urto.

Entrambi di Sesto San Giovanni pagheranno con una dura trafila processuale e il carcere colpe che negheranno sempre. A loro dire, infatti, i segnali permettevano l'entrata nell'impianto, mentre tutte le perizie tecniche dimostrarono il contrario. Nessuno mai riuscì ad escludere del tutto possibili problematiche "fantasma" come un guasto provocato da correnti vaganti ma nessuno riuscì nemmeno a dimostrare la presenza di queste problematiche.

L'impressione nel Paese è enorme. Siamo negli anni del boom economico e di un benessere che si sta estendendo anche ai ceti medio-bassi, ma ancora viva è l'eco delle distruzioni causate dalla guerra e dai bombardamenti.
Con la strage della stazione di Voghera l'orologio del tempo sembra tornare indietro di vent'anni, alle città sventrate dalle bombe.

Una folla imponente assiste ai funerali, celebrati in Duomo. Partecipano al rito, in una giornata plumbea, sotto la pioggia, il presidente della Repubblica, Antonio Segni, il presidente del Consiglio, Amintore Fanfani e il ministro del tesoro Roberto Tremelloni.

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