La sveglia, per fortuna, è più comoda perché decidiamo di vedere i dintorni di Mezzana.

La nostra prima tappa è ancora una volta la ferrovia che porta a Trento ma con nostro disappunto notiamo che in questa stagione le zone in luce sono pochissime e quindi realizziamo qualche scatto ma ci riproponiamo di tornare in primavera per “battere” la tratta in maniera più approfondita.

Il paio di fotografie che portiamo a casa, tuttavia, non è da buttare, anzi, anche perché non siamo certi che da qui a qualche mese la cromia dei convogli non venga cambiata.

Lasciata la linea decidiamo di recarci nel paese di Ossana, situato a pochi chilometri da Mezzana. La nostra prima visita è al Castello di San Michele, una fortificazione medievale dove è stato allestito un mercatino con bancarelle e assaggi di cibo locale.

La mattinata è splendida ma molto fredda e nel castello ci siamo quasi solo noi. Possiamo quindi girarlo con comodità, visitando tutti gli ambienti, affascinanti per quanto spogli ma soprattutto salire fino alla cima, da dove si domina oltre al paese, anche tutta la vallata sottostante.

Il paesaggio toglie il fiato, esattamente come il numero di scalini da salire, spesso anche ripidissimi, ma ne vale certamente la pena. All’interno di una delle stanze, sono stati allestiti anche dei presepi, per i quali Ossana è nota in tutta Italia.

Il borgo è infatti noto come quello dei 1.000 presepi visto che questo numero è molto vicino a quelli effettivamente visibili girando per le strade.

Un filo rosso segna il percorso lungo il quale sono ne sono dislocati di tutti i tipi, alcuni molto semplici, altri decisamente complessi, alcuni animati e altri decisamente improbabili. Il risultato è qualcosa di davvero speciale e di ben strutturato, un misto che oltre a mostrare la bravura dei partecipanti permette di non annoiarsi mai.

Per fare qualche esempio abbiamo visto presepi fatti col sughero, galleggianti, chiusi in ampolle o in piccole teche ma anche con i personaggi con tratti somatici di diverse etnie, perché provenienti da altre parti del mondo.

  

Tra tutti, però, uno, animato, ha attirato particolarmente la nostra attenzione. Nato da un’idea del sindaco Luciano Dell’Eva, con il finanziamento del Comune di Ossana, è stato dedicato alla sciagura aerea accaduta nel 1956 sul Monte Giner, relativamente poco distante dal borgo.

Il 22 dicembre, un Douglas DC-3 della LAI, in volo sulla linea Roma – Milano, si schiantò contro le pendici del monte a quota 2.600 metri distruggendosi quasi completamente. 
Nel disastro persero la vita tutte e 21 le persone che erano a bordo che furono ritrovate solo due giorni dopo, la Vigilia di Natale.

Il presepe, come detto animato, riproduce una parte dell’aereo con i soccorritori intenti a recuperare le salme dei poveri deceduti tra i monti, con una voce narrante che spiega l’antefatto. Un lavoro davvero ben fatto oltre che molto toccante, che è stato anche corredato da numerosi articoli di giornale dell’epoca sia sull’evento che sulle ricerche che hanno avuto luogo nei giorni successivi.

Lasciata Ossana, prendiamo nuovamente la macchina e decidiamo di andare a vedere un po’ di neve. La nostra direzione è quella di Madonna di Campiglio, località turistica situata a 1.550 metri sul livello del mare a poca distanza da Campo Carlo Magno, tra le Dolomiti di Brenta e le Alpi dell'Adamello e della Presanella.

Per arrivarci saliamo parecchio, attraversando Dimaro e Folgarida, altre località note ai turisti. Madonna di Campiglio è sempre bellissima, come i monti che la circondano. Del resto se qui venivano Sissi e il consorte, l’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, un motivo ci sarà.

Tra impianti di risalita e piste da sci, siamo in un vero paradiso per gli amanti del settore e ci ripromettiamo di tornare un’altra volta, magari con l’attrezzatura giusta.

Se proprio dobbiamo fare un appunto, tuttavia, è relativo all’atmosfera che si registra nel paese. A tratti si ha l’idea di essere in una località un pochino ferma agli anni ’70, con alcuni alberghi e negozi che avrebbero bisogno di un ammodernamento.
Lo stesso dicasi anche per le strade con la passeggiata col fondo sconnesso e una sensazione abbastanza palpabile di una splendida località di villeggiatura che tuttavia ha visto periodi migliori e necessita di qualche aggiustamento per vederli ancora.

Visto che ci troviamo qui, decidiamo però di toglierci una curiosità, pranzare in uno dei locali che hanno partecipato a “4 Ristoranti” il programma di Alessandro Borghese che mette a confronto quattro locali.

Andiamo quindi a pranzare da Home Stube, un locale davvero molto carino e accogliente a pochi passi dal centro. È un po’ tardi per un pasto abbondante, per cui ci “accontentiamo” di un ottimo tagliere di affettati misti e formaggi accompagnato da una buonissima birra chiara e lasciamo il locale non prima di aver assaggiato anche il dolce della casa che non esitiamo a definire spettacolare.

Il locale merita una visita anche per le belle fotografie che fanno da cornice alla struttura in legno, tra le quali una attira la nostra attenzione visto che ritrae Madonna di Campiglio, verosimilmente negli anni ’60, con alcuni meravigliosi pullman dell’epoca che affollano la piazza.

Salutati gli accoglienti titolari, riprendiamo la rotta verso l’albergo fermandoci più volte a fotografare il paesaggio circostante, soffermandoci a riflettere sui 160 km circa di piste e i 60 impianti di risalita che rendono famosa questa località nota anche per la pista 3-Tre sulla quale vengono disputate gare di slalom speciale della Coppa del Mondo di sci alpino.

Nel frattempo il sole è sceso velocemente e inesorabilmente, come solo a dicembre sa fare, e un’altra giornata è giunta al termine. Nulla di tragico se ci si può rifugiare in una accogliente spa che anche in questa occasione non ci lasciamo sfuggire. Del resto anche oggi di freddo ne abbiamo preso tanto, quindi meglio approfittarne anche perché l’indomani si torna a casa, quindi sarà l’ultima volta che potremo farlo.

 

La mattina seguente la sveglia è da giornata di lavoro, perché ci sono le valigie da preparare e da portare in macchina. Il nostro giro in Trentino non è però finito perché abbiamo altre cose da vedere lungo il tragitto del ritorno.

La prima tappa è ovviamente una ferrovia, ma stavolta non la piccola Trento - Malè – Mezzana, bensì la direttrice del Brennero.

Le location sono quelle che conosciamo, Nave San Felice, Salorno, Lavis e via discorrendo, anche se si inizia a vedere l’aria di vacanza anche sui transiti che vedono solo qualche Regionale e alcuni merci che però arrivano tutti in senso contrario. Non è la stagione giusta, pensiamo dopo un’oretta di sosta abbondante e decidiamo di dedicarci ad altro.

Lasciata la splendida Brennerbahn, come la chiamano da queste parti, vogliamo verso sud per visitare l’ultimo museo del nostro viaggio, il MART di Rovereto.

Nonostante si scenda di altitudine, il freddo non ci molla e anche qui rimaniamo stabilmente sotto lo zero termico con in più l’aggiunta di un vento tagliente di tramontana che non migliora la situazione.
Per fortuna nel Museo fa più caldo, cosa che rende più gradevole la visita. Il MART vede esposte principalmente opere d'arte moderna e contemporanea.

La collezione permanente ha nel Futurismo il suo nucleo fondamentale annovera opere di Balla, Depero e Prampolini, ma anche straordinari capolavori di Severini e Carrà. L'area del Novecento è presente con i suoi massimi esponenti, de Chirico, Campigli, de Pisis, Savinio, Sironi, Fontana, Burri, Vedova e Melotti segnano invece il passaggio verso la contemporaneità.

 

Il MART, tuttavia, non è solo un museo ma anche un punto d’incontro, tanto che all’interno vi si possono incontrare numerosi ragazzi che lo frequentano per studiare o anche semplicemente per vedersi. 

Considerato che siamo fissati con le simmetrie, a noi è piaciuta anche la spettacolare cupola in vetro e acciaio che sovrasta l’ingresso.

Il tempo a nostra disposizione stavolta è davvero finito ma visto che dobbiamo fare un pezzo di statale per raggiungere l’autostrada passiamo a vedere, senza scendere dalla macchina, una piccola curiosità.

Poco a sud di Rovereto, infatti, lungo la via, c’è la gran "ruina" di cui parla Dante Alighieri nella Divina Commedia (Inferno XII, 4-9).
Si tratta dei "Lavini di Marco", un'area di oltre 35 ettari in cui si ammassano le rocce che, staccatesi dal monte Zugna e precipitate a valle, hanno deviato il corso del fiume Adige già in epoca preistorica. Andarci apposta no, ma se ci capitate, perdeteci qualche minuto.

Non male questo Trentino, meriterebbe più giorni che al momento non abbiamo, ma è certamente una ottima scusa per tornare ancora e vedere altre cose, treni inclusi, ovviamente.

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