Ci sono circostanze in cui, per ottime ragioni, è necessario "barare".

Magari il treno originale non è ancora disponibile perché è in ripristino o magari non lo si vuole distogliere dal servizio regolare, fatto sta che alle volte è necessario ricorrere a dei "sosia" che spesso solo gli appassionati "duri e puri" sanno riconoscere.

Un esempio eclatante è quello dei due "Frecciarossa" esposti diversi anni fa a Roma e a Torino. Si trattava di due E.404 della serie 001-004 pellicolate in una livrea che fino ad allora non avevano visto nemmeno col binocolo, ma tutti quelli che le osservavano credevano davvero di essere di fronte a uno dei locomotori che regolarmente vedevano sfrecciare sulle linee AV d'Italia.

Qualcosa di ancora più difficile da smascherare è accaduto nel marzo del 2005.

Siamo a Milano e il 3 marzo viene inaugurata la mostra "Annicinquanta. La nascita della creatività italiana", ospitata presso Palazzo Reale. L'evento ripercorre il design nel periodo storico che va dal 1948 al 1960, un'epoca ricca di eventi, innovazioni e fenomeni che non può non contemplare anche la ferrovia.

Per questo motivo si pensa di carrellare davanti al Duomo il Settebello che però, allora, nella sua espressione come ETR 301 è stato demolito. Con l'ultimo esemplare rimasto in condizioni precarie, si decide di ricorrere all'ETR 252 che viene "camuffato" da ETR 301 con l'allocazione di tutti i pittogrammi opportuni.

Il treno fa bella mostra di sé nel centro di Milano per diversi giorni, fino alla fine dell'evento. Moltissime fotografie vengono scattate di notte al trasferimento del treno per essere piazzato nella centralissima piazza e anche di più sotto al monumento simbolo del capoluogo lombardo.

Quella che pochi documentano è invece la procedura contraria, ossia quella grazie alla quale il treno, dopo essere stato carrellato su un camion, viene fisicamente rimesso "sui binari" in seguito a una delicatissima operazione che si svolge nella stazione di Milano Porta Romana.

Protagonisti, oltre ad una vettura dell'Arlecchino, anche un enorme camion per il trasporto e una imponente gru che si occupa di trainare fisicamente il rotabile giù dal bilico per mezzo di una catena attaccata al gancio.

Un'operazione lunga e complessa, da svolgere con la massima delicatezza, vista la preziosità del materiale interessato. Ci vorranno diverse ore per portarla a compimento ma terminerà con il ritorno dell'elemento dell'Arlecchino nel suo habitat naturale, sui binari della rete ferroviaria.

Naturalmente non poteva mancare nell'occasione il nostro amico Rinaldo Portalupi che ha documentato tutte le impressionanti fasi di questo eccezionale recupero, visibili cliccando qui sulla nostra gallery FotoFerrovie.Info.

Foto Rinaldo Portalupi

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