Il 1 aprile 2008 l'Italia si trova con un treno internazionale in meno, il primo, purtroppo, di una lunga serie.

Da quel giorno lì, infatti, viene soppresso sulla tratta italiana l'Eurocity 60/61 "Casanova" che collega Venezia a Lubiana.

Il treno viene istituito nel dicembre del 2003 ed inizialmente classificato Eurocity 50/51. Il convoglio nasce da Venezia Santa Lucia e ferma a Venezia Mestre, Portogruaro e Monfalcone prima di raggiungere il confine di Villa Opicina.
Le medesime soste vengono effettuate anche al ritorno, attraversando ovviamente sempre lo stesso confine.

Per l'effettuazione vengono utilizzati gli ETR 310 delle ferrovie slovene Slovenske železnice, di costruzione Alstom (foto in basso di Rinaldo Portalupi a Savigliano ancora con le scritte societarie) ed appartenenti alla famiglia dei Pendolino di seconda generazione. I tre convogli presi dalle  sono costituiti da 3 unità e hanno una capacità di 164 posti a sedere più 2 per diversamente abili. Per la precisione sono previsti 134 posti in seconda classe più 2 per diversamente abili e 30 in prima classe.
Caratterizzati dall'assetto variabile, questi treni sono capaci di una velocità massima di 200 km/h anche se operano al massimo a 160 km/h sulle linee slovene.

A partire dall'orario successivo, ossia dal 12 dicembre 2004, la relazione viene prolungata oltre Lubiana, ed attestata a Maribor anche se questa estensione durerà poco, venendo retrocessa già a partire dall'orario successivo.

Dal 9 dicembre 2007, il treno cambia numero e diventa Eurocity 60/61 mantenendo le fermate già viste in precedenza.

Ad inizio 2008, tuttavia, nonostante la riduzione della durata del viaggio dopo l'allargamento dell'area Schengen e lo snellimento dei controlli ai valichi di confine, Trenitalia decide di sospendere il servizio. Viene infatti dichiarato uno scarso utilizzo del treno con una media di 50/60 passeggeri e la non conformità del materiale rotabile alla circolazione in Italia per la mancanza dell'SCMT.

Secondo i dirigenti delle ferrovie slovene, la sospensione della linea è invece un errore alla luce del fatto che nel 2007 il numero di passeggeri è cresciuto del 25% e i posti disponibili non sono mai occupati meno della metà ed anzi nei mesi estivi si realizza spesso anche il pienone.

Come sempre, la verità soffia nel vento, ma il treno cessa intanto di circolare sul suolo italiano nel bel mezzo del cambio orario. A causa di questa repentina decisione, le ferrovie slovene lo lasciano comunque circolare fino alla stazione di confine di Sežana mentre nei primi giorni dopo la sospensione in territorio italiano esso viene fatto comunque arrivare Villa Opicina dove i passeggeri sono trasbordati su un autobus fino a Trieste.

Una fine decisamente ingloriosa per uno sfortunato Eurocity, che ha significato per anni la mancanza di un collegamento diretto, almeno diurno, tra due nazioni confinanti. Una visione probabilmente miope di un treno che se fosse stato strutturato meglio e con un tempo di percorrenza ancora più ridotto avrebbe permesso di unire due splendide città.

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