In questa puntata di Ferroviaggi, abbandoniamo le mete esotiche e anche l’estero per riportarvi in Italia, in una delle regioni più belle dalla Penisola, il Trentino Alto Adige.

La nostra scelta ricade questa volta sulla Val di Sole, e precisamente su Mezzana, paese ad ovest di Trento collegato al capoluogo per via della ferrovia Mezzana - Malè  - Trento di Trentino Trasporti. La scelta, come si può già intuire, non è casuale, poiché la prendiamo in considerazione anche per testare questa piccola strada ferrata a scartamento ridotto raramente risaltata agli onori della cronaca.

Decidiamo anche stavolta di muoverci in macchina per poter poi girare meglio in zona ma il viaggio da casa è piuttosto lungo e il primo giorno lo consumiamo solo per autostrade giungendo a Mezzana che è quasi notte e come da tradizione del luogo, sono tutti già coi piedi sotto al tavolino.

Facciamo giusto un salto a vedere la stazione di testa della nostra ferrovia, poi prendiamo posto nel nostro albergo rimandando ogni velleità fotografica ed esplorativa al giorno successivo, complice anche un’aria decisamente frizzante.

La mattina seguente ci svegliamo e abbiamo la prima sorpresa ferroviaria. È sabato e lungo la linea del Brennero passa il Treno degli Zar, il Mosca – Nizza. Il convoglio, però, viaggia con quasi tre ore di ritardo, cosa che lo rende una preda perfetta, visto che altrimenti sarebbe transitato senza sole.

La giornata, del resto, è splendida, anche se tra i nostri monti il cielo è leggermente velato, e con una temperatura fissa sui -6° iniziamo a incamminarci in auto verso Mezzocorona. Lungo il tragitto troviamo tuttavia un posto dove sarebbe possibile fare qualche scatto ai convogli della ferrovia a scartamento ridotto che ha il capolinea nel paese dove dormiamo.

L’occasione è ghiotta anche se la cogliamo a metà, perché nel luogo dove ci fermiamo la luce ancora non è perfetta quando passa il primo convoglio di ETi 8/8, anche per colpa di qualche nuvola di troppo.

Poco dopo, però, abbiamo la nostra rivincita visto che sostiamo brevemente in un bel pratone dove possiamo immortalare un altro convoglio di ETi 8/8 non nella livrea originale grigio chiaro e bordeaux come il procedente ma in quella nuova caratteristica di tutti i mezzi del Trentino.

Risaliamo in macchina e tenendo sotto controllo il “Russo” continuiamo a scendere verso Trento, fino ad arrivare a sud di Mezzocorona. Ci rendiamo conto, però, di aver fatto i conti senza l’oste perché le montagne sono altissime e la ferrovia corre ai loro piedi, quindi anche se il sole è uscito le ombre sono ovunque.

Ci viene però in soccorso il treno internazionale stesso che continua a prendere ritardo e ci permette di trovare un punto dove fotografarlo che nel frattempo è andato in luce. Siamo a San Michele all’Adige, e ci situiamo nei pressi di una fermata probabilmente in disuso della Trento - Malè - Mezzana dove le due linee corrono affiancate e si hanno quindi tre binari.

La temperatura è tutt’altro che dalla nostra parte. Nonostante il sole, il termometro segna -12° gradi e la punta delle dita lasciate scoperte per scattare inizia a perdere sensibilità.

Per fortuna il treno partito due giorni prima da Mosca accelera il suo incedere e passa in perfetta luce, bellissimo come sempre, trainato da una E.402B in livrea XMPR e con in composizione la ben nota carrozza ristorante polacca.

Soddisfatti ma non del tutto appagati, aspettiamo anche il regionale che si vede all’orizzonte in senso contrario.

Lo facciamo non tanto perché è un banalissimo Jazz, quanto perché ha una livrea che alle nostre latitudini è impossibile da vedere, quella grigio chiaro, grigio scuro e bordeaux che hanno solo i convogli di Trenitalia del Trentino.

Passato questo secondo treno e appurato che nulla di interessante è previsto nei minuti successivi, lasciamo che il freddo ci vinca e risaliamo in macchina per scaldarci.

La nostra destinazione è il confine del Brennero per recarci al locale outlet. Il motivo di questa deviazione “fuori tema” è presto detto.

Siamo particolarmente "fissati" con una marca di abbigliamento sportivo, Jack Wolfskin, che in Italia ha un solo rivenditore in questa località a prezzi outlet. Ogni occasione, dunque, è buona per fare una visita a questo negozio, per la gioia della nostra carta di credito.

L’autostrada per arrivare al confine è praticamente utilizzabile a metà visto che la corsia di destra è tutta appannaggio dei camion e questo non può che farci riflettere su quanto siano importanti i collegamenti ferroviari per ridurre l’inquinamento, soprattutto in località belle come queste.

Per raggiungere l’outlet e per visitarlo ci giochiamo l’intera mattinata e quindi, dopo un pranzo piuttosto spartano, decidiamo di andare a visitare l’Abbazia di Novacella.

Situata nel comune di Varna, nelle immediate vicinanze di Bressanone essa è una delle più prestigiose abbazie del nord Italia e dell'Arco Alpino, oltre che un grandioso complesso di edifici religiosi e civili.

Il convento è stato fondato nel 1142 dal vescovo della diocesi di Bressanone beato Hartmann anche se l'edificio è stato diverse volte ricostruito e ampliato fino a tutto il Settecento. L'Abbazia, fin dalla sua fondazione, è stata un luogo di ricovero per i pellegrini provenienti dal Nord Europa e diretti verso Roma e la Terrasanta, dopo la dura prova dell'attraversamento dei valichi alpini.

A seguito della soppressione degli ordini religiosi, voluta dalla rivoluzione francese e attuata da Napoleone, molte abbazie vennero soppresse in Europa. L'Abbazia di Novacella fu soppressa dal governo bavarese, allora regnante nel Tirolo, nel 1807.
In seguito, con la riunificazione del Tirolo all'Austria essa fu ripristinata e reinvestita dei suoi diritti e beni con l'editto dell'Imperatore Francesco I.

Oggi si visitano la grande chiesa barocca dedicata alla Madonna, ricca di opere d'arte, e gli stupendi saloni della Prelatura. Dal 2004 anche il giardino storico è stato riaperto al pubblico dopo lavori di restauro e valorizzazione.

Degni di nota anche il pozzo rinascimentale, detto “pozzo delle meraviglie”, la biblioteca che occupa due piani del monastero, dove sono conservati circa 65.000 volumi a stampa, tra cui il più piccolo manoscritto del mondo e la cappella di San Michele, detta "Castello dell'Angelo".

Decisamente di altro tenore è un altro luogo importante dell’Abbazia, l’enoteca che vi suggeriamo di visitare per poter comprare prodotti tipici della zona. Vini, ovviamente, visto che l'Abbazia ha, tra le sue attività, anche la produzione e la vendita di eccellenti bianchi, degni della migliore tradizione enologica altoatesina, ma anche polente, liquori, salumi e chi più ne ha più ne metta.

Completata la visita e fatti i dovuti acquisti, torniamo verso sud alla volta del nostro albergo non prima di aver fatto una visita veloce ai cantieri del Brenner Basistunnel. L’occasione è ghiotta per parlare con i locali dell’opera e della sua importanza. Tutti concordano sul fatto che i lavori sono una bella seccatura, al momento, ma nessuno osa nemmeno per un istante metterli in discussione. Il tunnel è importante per la viabilità e per ridurre rumore e inquinamento, quindi va fatto, senza se e senza ma.

Il ritorno in albergo è a metà del pomeriggio. Forse si poteva girare ancora ma una giornata intera sotto lo zero termico è troppa per i nostri gusti, per cui preferiamo recarci nella spa della struttura tra idromassaggi e sauna, anche per riprenderci delle fatiche della giornata.

La mattina successiva siamo pronti al sorgere del sole. Stavolta il nostro obiettivo è Trento, ma con alcune tappe durante il percorso.

Per la seconda volta proviamo a rifare gli ETi 8/8 nel prato che ci ha lasciato l’amaro in bocca il giorno precedente e per la seconda volta il sole non ci assiste arrivando troppo tardi.
La rivincita, però, arriva anche stavolta al prato successivo. Del tutto inattesi, passano infatti in direzione del capoluogo due elettrotreni Firema E86 datati 1994 e rimasti in quattro esemplari. Non sono vecchissimi ma sicuramente sono i più anziani in servizio sulla tratta, per cui riteniamo di aver avuto una buona dose di fortuna.

Procedendo verso est con maggiore calma rispetto al giorno precedente, possiamo ammirare la bellezza della Val di Sole e avere ancora più chiara, qualora ce ne fosse bisogno, l’origine del suo nome. Ovunque siamo circondati da coltivazioni di mele e non è certamente un caso se in ogni posto dove passiamo questo frutto venga venduto sfuso ma anche sotto forma di succo, sidro e in mille altre declinazioni.

Visto che la giornata è bella e un treno ci sta praticamente venendo contro, ci fermiamo nei pressi del Ponte sul Torrente Noce che si sviluppa dallo splendido Lago di Santa Giustina.

Dalla statale, senza troppa fatica, riprendiamo un ETi 8/8 mentre passa tra i meleti, anche se ci riproponiamo di tornare con una stagione più generosa di ore di sole per fare qualche scatto al treno sul ponte che adesso è infotografabile.

Proseguendo il nostro cammino giungiamo a Castel Thun, un monumentale fabbricato di origine medievale, fra i meglio conservati del Trentino e da sempre destinato a sede principale della potente famiglia dei conti Thun.

Il castello si chiamava in origine Castel Belvesino, dal nome del dosso su cui era stato eretto. Prese poi il nome della famiglia titolare, i Tono che successivamente tedeschizzarono il cognome in Thun. Il maniero sorge in cima al colle sopra il paese di Vigo di Ton, in posizione panoramica rispetto all'intera Val di Non nella quale siamo nel frattempo entrati.

L'edificio, costituito da torri, mura, bastioni e fossato, deve l'attuale aspetto alle modifiche intraprese nel Cinquecento e nel Seicento. Al 1566 risale la Porta Spagnola attraverso la quale si accede al ponte levatoio e al primo cortile mentre l'ambiente più famoso è la seicentesca Stanza del Vescovo, interamente rivestita di legno di cirmolo, con soffitto a cassettoni e stufa in maiolica.

Costituiscono una grande attrazione per i visitatori gli arredi del castello, utili per restituire l'immagine di una dimora utilizzata lungo i secoli fino alla seconda metà del Novecento.

 

Non meno interessante è il bosco che si colloca davanti alla struttura, ricco di animali e di vegetazione decisamente particolare e punto di arrivo di sentieri a disposizione di coloro che vogliono giungere a piedi.

 

Completata la visita al castello muoviamo verso la stazione di Mezzocorona dove decidiamo di lasciare l’auto per non rimanere coinvolti nel traffico di Trento.

È una scelta ponderata anche perché grazie alla Trentino Guest Card possiamo viaggiare ed entrare nelle principali attrazioni turistiche della provincia in modo del tutto gratuito.

Con un Regionale giungiamo dunque a Trento, dove sbirciamo la locale stazione. L’occasione è buona per fotografare anche in questo caso mezzi che alle nostre latitudini sono invisibili, come nuovamente i Jazz di Trenitalia in livrea dedicata o i Minuetto in livrea Trentino.

La nostra destinazione è però il MUSE, il museo delle scienze, che raggiungiamo dopo poche fermate di autobus.

Inaugurato nel 2013, l'edificio, progettato dall'architetto Renzo Piano, si sviluppa su una lunghezza massima di 130 metri (est/ovest), una larghezza massima di 35 metri (nord/sud) e sei livelli (due interrati e quattro fuori terra) di altezza.

Tutti i piani, ad eccezione del secondo livello interrato, sono aperti al pubblico e ospitano sia attività di esposizione (mostre permanenti e temporanee) sia attività amministrative e di ricerca. Il totale delle superfici è di 12.600 metri quadrati, 3.700 dei quali dedicati alle mostre permanenti, 500 a quelle temporanee, altri 500 ad aule e laboratori didattici, 800 a laboratori di ricerca e 600 alla serra tropicale ospitata all'estremità ovest del museo.

Scrivere cosa valga la pena di essere visitato è riduttivo. Ogni piano va visto e assaporato con calma anche se noi abbiamo gradito particolarmente il quarto nel quale i visitatori possono comprendere come si formano i ghiacciai e fenomeni naturali quali l'erosione delle rocce e il dissestamento del suolo e dove è inoltre presente la perfetta riproduzione (in ghiaccio) di un tipico ghiacciaio del Trentino.

Bellissimo anche il piano -1 che paradossalmente si gusta bene anche dal piano terra, dove sono presenti alcuni scheletri di animali più grandi e appartenenti ad epoche relativamente più recenti come Inostrancevia, Desmatosuchus, Lavinipes cheminii (orme fossili), Grallator sp. (orme fossili), Plateosaurus, "Dilophosaurus" sinensis, Talarurus, Pteranodon, Triceratops (cranio), Alphadon, Halisaurus, Ophtalmosaurus, Plesiosaurus e Nothosaurus.

 

Una visita a questo museo porta via davvero tanto tempo che però a nostro giudizio è veramente ben speso, motivo per il quale si fa presto ora di pranzo e si avvicina la visita al Mercatino di Natale.

Piazza Fiera e Piazza Cesare Battisti si “dipingono” virtualmente di stellato grazie alle oltre 90 casette di legno allestite.

Negli stand si trova di tutto, dagli addobbi per il presepe ai tipici oggetti di artigianato passando per articoli-regalo e specialità gastronomiche in grado di stupire. Non manca, infatti, un’intera sezione dedicata ai sapori e alla degustazione di numerose specialità della tradizione: tipici dolci trentini, come strudel, torta sbrisolona e zelten oltre al classico vin brulè che aiuta a rendere meno pungente il freddo.

Oltre al Mercatino, Trento, Città del Natale, si presenta illuminata e addobbata per coinvolgere i visitatori in un’atmosfera unica. Degno di nota, per noi appassionati, è anche il trenino che trasporta grandi e piccini alla scoperta della città e il grande Albero di Natale e la Casa di Babbo Natale.

Il tempo, tra gli stand, scorre via velocemente, quindi decidiamo di recarci a vedere anche qualcosa della città, giusto sulla via del ritorno alla stazione. Possiamo così ammirare la Cattedrale di San Vigilio e la bellissima Piazza Duomo con la splendida chiesa che domina tutta la città.

Ancora una volta, però, il freddo ha la meglio, o forse l’idea che a pochi chilometri ci attende una spa, per cui torniamo in stazione e facciamo il percorso inverso, col treno fino a Mezzocorona e da qui con l’auto fino al nostro albergo dove ci rilassiamo finalmente al caldo.

Il giorno dopo ci saranno altre cose da vedere e altri treni da fotografare, quindi meglio essere ben riposati.

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