Mentre l’uomo si accinge ad andare sulla Luna, la ferrovia è molto diversa da quella che possiamo osservare ai giorni nostri.

Il 1969 è un anno molto importante, fatto di nuovi servizi, nuove macchine, ma anche di eccellenti addii.

Così, se da un lato ci sono i primi servizi regolari per le E.444, dall’altro vengono istituiti il Romulus tra Roma e Vienna , il 1 giugno il TEE Roland tra Milano e Brema e le ALe 601 danno spettacolo tra Roma e Napoli.

Contestualmente il 28 settembre nasce anche il Palatino tra Roma e Parigi via Torino/Modane e la carrozza diretta settimanale delle Ferrovie Sovietiche tra Torino e Togliattigrad mentre il CIPE approva lo stanziamento per dare il via ai lavori di costruzione della Direttissima Roma – Firenze.

In questo crescendo di novità, chi viene fortemente limitata è la trazione a vapore con il totale delle locomotive che si attesta a 911 unità, delle quali solo 581 in servizio.

Col finire del decennio, chi prima, chi dopo, spariscono per sempre i gruppi  471, 480, 623, 745, 746 e 905. Sorte analoga spetta a tutte le Caprotti dei gruppi 623, 625, 640, 685 e 744.

Se il vapore piange, il trifase non ride con demolizioni sempre più pressanti del materiale più obsoleto. La dotazione complessiva si limita nel 1969 alle E.431, alle E.554 e alle E.432 per un totale di 124 macchine disponibili delle quali solo 111 in servizio regolare.

Per contro è il periodo delle macchine elettriche a corrente continua. Come detto, i prototipi delle Tartaruga sfrecciano lungo la Penisola mentre le E.645 e le E.646 sono nel loro fiore degli anni.

Naturalmente la loro parte la svolgono anche le vecchie macchine come E.636, E.424, E.626 ed E.428 che pur con diversi anni sulle spalle costituiscono ancora il nerbo della trazione delle Ferrovie dello Stato.

Nel 1969, peraltro, viene dato il via libera non solo alla Direttissima, ma anche al progetto di una locomotiva veloce da 6.000 kW, quella che non sarà la E.666 e di automotrici elettriche da 200 km/h, quelle che non saranno le ALe 541.

A proposito di elettromotrici, sono gli anni d’oro delle ALe 601 nei servizi ad alta velocità con il 1969 che vede la nascita dei “Superrapidi” R525/518 e R 515/520 tra Roma Termini e Napoli Mergellina da 180 km/h ma anche delle oneste coetanee nei servizi regionali quali le ALe 803 e le ALe 540, allora ai primi anni di esercizio.

Il tutto mentre le linee locali sono ancora piene di automotrici di prima generazione che svolgono in maniera impeccabile e precisa il loro onesto lavoro, fuori dagli onori della cronaca.

Nel 1969, inoltre, anche gli Elettrotreni di prestigio delle FS danno il meglio di loro stessi, con gli Arlecchino, i Settebello e quelli che saranno i Polifemo impegnati sulle tratte più prestigiose della rete.

Non sono più di primo pelo, a dire la verità, ma ancora non sanno che per anni non saranno “superati” da altro materiale analogo, visto che ci vorrà parecchio tempo prima di veder nascere l’ETR 401 e soprattutto gli ETR 450.

Nel frattempo, la trazione Diesel da treno si basa sui gruppi D.341 e D.342 mentre sono i primi anni di servizio per due locomotive unificate, le D.343 che nel 1969 vengono consegnate in gran numero e le D.443 che invece sono state completate l’anno precedente e sono già ampiamente in servizio regolare.

Per quanto riguarda le automotrici a trazione termica, nulla viene consegnato nel 1969 ma regnano incontrastate le ALn 668 dei sottogruppi .1400, .1500 e .2400 con gli altri che sono prossimi a seguirle. Parimenti importante è il contributo delle ALn 773 e soprattutto delle ALn 873 la cui consegna si completa pochi anni prima.

Un supporto importante viene dato anche dalle automotrici delle generazioni precedenti, come le ALn 880 e le ALn 990 che sono pressoché le ultime a girare ancora al termine degli anni ’60 tra le macchine più obsolete assieme alle ALn 556 e poco altro. Il resto è già stato demolito negli anni precedenti.

Siamo agli albori degli anni '70, un decennio che vedrà la ferrovia proseguire il cambiamento e andare sempre più verso l'Alta Velocità, ma per allora, la Luna non sarà più un grande mistero.

Foto di Lorenzo Pallotta, DOZ, Franco Bellucci, Rinaldo Portalupi e Massimo Tieso.

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