Nei giorni scorsi, PIKO ha rilasciato dopo una lunga attesa, la D.145 serie 2000 delle Ferrovie dello Stato.

Ci siamo presi qualche giorno di tempo per parlarne a fondo, in considerazione del fatto che si tratta della prima macchina "importante" realizzata dalla casa tedesca per il mercato italiano e volevamo studiarla per bene prima di arrivare a qualche conclusione.

Nella nostra raccolta c'è l'articolo 52840 che raffigura la D.145.2018.

La confezione è quella classica delle ultime produzioni PIKO, ingombrante ma tutto sommato comoda, col modello nella plastica molto ben protetto. In uno degli scassi è presente la bustina con gli aggiuntivi, necessari principalmente per chiudere i frontali, volendo farlo. Nel solito "cassettino" sono presenti invece le istruzioni, anche in italiano, con una buona traduzione pur con qualche svista grammaticale.

La prima impressione aprendo la scatola è più che buona, oseremmo dire ottima. Le forme della locomotiva originale sono perfettamente restituite e come diciamo sempre in questi casi la locomotiva "c'è".

Quello che viene restituito all'occhio è un modello sicuramente ben fatto. Ci piacciono molto le chiodature, fini ma visibili, le griglie traforate dove serve e ben incise dove non serve. Molto buone anche la riproduzione di quelle sopra la ventola, lato cabina corta e del tubo di scappamento, con l'inclusione della sottile tuberia sul piccolo imperiale.

Molto fini e realistici i corrimano, così come ci è piaciuta particolarmente la riproduzione della fanaleria con la chicca del faretto verde che, come vederemo, si illumina veramente. Spartana, ma ben fatta, la riproduzione della cabina di guida e nulla da eccepire nemmeno sulle traverse di testa che però, purtroppo, ma non è certamente colpa di PIKO, per consentire l'innesto del gancio modellistico impediscono di avere la zona con la numerazione frontale della macchina, prevista comunque tra gli aggiuntivi.

Sulla livrea e sulla sua applicazione c'è poco da dire. I colori usati, l'arancione e il giallo, ci sembrano corretti, così come la loro dislocazione. Forse figurano leggermente carichi, ma a nostro giudizio rientrano in quel range assolutamente accettabile.

Nota positiva è rappresentata dalle scritte di servizio, tutte nitidissime e per gran parte visibili anche a occhio nudo. Unico appunto, sul nostro modello quella relativa al deposito di appartenenza era impercettibilmente storta, ma nulla che non si possa trovare anche nella realtà.

Questa piccola imprecisione, peraltro, l'abbiamo ritrovata su molti modelli anche relativamente ai loghi frontali, ma va detto che la loro bellezza e la riproduzione a rilievo permette di passarci abbondantemente sopra. Degne di nota, infine, le riproduzioni delle cornici dei finestrini, davvero caratterizzanti. Se vogliamo, unico piccolo neo le ruote non brunite.

Meccanicamente ci permetterete di dire che la D.145 è una bomba! Il modello è bello pesante (395 grammi) e anche per questo motivo ha una forza di trazione eccezionale. Il motore, oltretutto, è silenziosissimo e ha un minimo che ben si accosta ad una locomotiva da manovra. 

Come detto, il mezzo presenta le luci bianche e rosse con inversione di marcia ed è possibile anche accendere il faro verde, volendo. Si tratta di una vera chicca, normalmente praticamente mai usata, ma che dimostra la bontà del progetto di PIKO. Il tutto, ovviamente, è gestibile anche via decoder, visto che monta un Plux22.

Certo, a fronte di tutto questo, il prezzo del modello è al di sopra di altri rotabili Diesel analoghi della stessa casa, ma assolutamente in linea con la ottima riuscita del prodotto.

La versione proposta finora da PIKO è ambientabile in Epoca IV, visto che è ancora priva dei battipiede sotto ai mancorrenti. Stando così le cose, la speranza è che seguano modelli più recenti, nella versione con il logo frontale a losanga.

Per ora non ci resta che gustarci questa meraviglia, per farle manovrare carri e carrozze nei depositi ma anche per effettuare tradotte in piena linea!

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