La Moldova è un paese normalmente lontano dalle rotte turistiche europee, probabilmente perché rispetto ad altre mete ci sono meno attrattive e le poche presenti non sono molto conosciute. Tuttavia, nonostante questo, si tratta di un paese da visitare, soprattutto se si vuole approfondire la conoscenza di una nazione posta letteralmente a cuscinetto tra la mentalità europea e quella ucraino/russa.

Ferroviariamente parlando la situazione della Moldova è abbastanza desolante. Allo stato attuale sulle linee gestite dalle CFM - Calea Ferată din Moldova girano pochissimi treni al giorno e anche a varietà di materiale non stiamo messi benissimo. La maggior parte dei treni regionali sono effettuati con le bellissime automotrici Diesel D1 nei colori gialli e rossi datate 1963.

Esse sono caratterizzate da interni molto spartani con i sedili in legno, niente aria condizionata e numero dei posti scritto… sulla cornice dei finestrini (!).
Quelli più “prestigiosi” sono invece effettuati con le D1M che costituiscono la versione modernizzata delle D1. Ricavate da queste a partire dal 2012, sono esistenti in soli 5 esemplari che si caratterizzano per nuovi interni, nuova motorizzazione, aria condizionata e nuovissimo disegno estetico delle cabine.

Gli altri treni sono invece tutti effettuati con impressionanti locomotive di impostazione sovietica e carrozze analoghe. I servizi interni non sono molti e collegano principalmente le popolate città di Chișinău, Basarabeasca e Bălți mentre in proporzione in grande numero sono i servizi internazionali. Treni con varia periodicità collegano la capitale con Bucarest, Odessa, Mosca e San Pietroburgo, viaggiando principalmente di notte e con tempi infiniti.

Anche in questo caso, più che alla comodità si bada molto alla sostanza. Le carrozze utilizzate sono sostanzialmente a scompartimenti aperti in un salone unico, quindi si dorme tutti insieme ma… separati (!). La curiosità consiste nel fatto che gli “scompartimenti” possono essere impostati sia in versione giorno che notte e nel fatto che lato corridoio la versione notte è ricavata da un tavolinetto che girato funge da sezione del letto (!).

Come ovvio, considerato che si tratta di un paese una volta parte dell’Unione Sovietica, lo scartamento della rete ferroviaria è quello largo da 1.520 mm e nessuna linea è elettrificata. L’installazione di pali era iniziata nella zona di Bender ma con risultati non eccelsi per motivi che più avanti vedremo.
Come detto, i convogli in circolazione ogni giorno non sono tantissimi ma questo è facilmente intuibile analizzando il numero dei mezzi a disposizione delle CFM. Sono infatti appartenenti a questa amministrazione solo 66 locomotive Diesel suddivise in 6 gruppi e le 20 automotrici sopra citate. Stop. Peraltro, a nostro modo di vedere, le 66 macchine appena elencate sono effettive solo sulla carta perché alcune, da quanto abbiamo visto, sono poco più che gusci vuoti abbandonati nelle stazioni.

Il traffico merci non è molto frequente e vengono usate le stesse macchine dei treni passeggeri anche se a maggio 2017 era in prova una modernissima TE33A della General Electric che le CFM vorrebbero acquistare per svecchiare il parco rotabili.

Fotografare treni in Moldova è piuttosto semplice se si ha a disposizione il sole, il che spesso è più facile a dirsi che a farsi. I treni regionali si seguono molto facilmente visto che sostano in tutte le stazioni mentre quelli nazionali ed internazionali decisamente meno anche perché ci si trova spesso a guidare su strade in condizioni fatiscenti che non permettono grandi velocità.

Non c’è tanta varietà di livree in Moldova, i locomotori Diesel sono quasi tutti verdi così come le carrozze, tranne quelli in servizio su Bucarest che sono di colore blu. Non sappiamo il motivo di questa diversa tonalità ma ipotizziamo (è solo una ipotesi) che serva per distinguere facilmente quelle che sono destinate al cambio carrelli a Ungheni per circolare su rete rumena a 1.435 mm.

Quel che lascia interdetto sono in realtà le stazioni. Tutte quelle che abbiamo visto sono curatissime e molto ben tenute, la sola cosa che manca sono… gli orari! Spesso gli stessi sono stampati o scritti a mano (!) su fogli attaccati in bacheche, laddove non sono messi fuori dall’impianto con le puntine… E non è raro che siano incompleti, errati o incomprensibili, quasi un segno del fatto che il treno non è, probabilmente, considerato il mezzo di trasporto per eccellenza.

Tra tutti i convogli che abbiamo seguito, uno dei più interessanti è certamente il Chișinău – Odessa che nel suo percorso passa per la Transnistria via Bender, città di cui parlavamo poco sopra. Per chi non lo sapesse la Transnistria è uno stato indipendente de facto non riconosciuto dai Paesi membri dell'ONU, essendo considerato de iure parte della Repubblica di Moldova. Esso è governato da un'amministrazione autonoma con sede nella città di Tiraspol, stazione in cui prima dell’”indipendenza” arrivava l’elettrificazione.

Grazie a diversi voli da numerosi aeroporti italiani, è facilissimo raggiungere Chișinău, capitale del paese e ovviamente centro con maggior numero di abitanti.

L’arrivo nella città è vagamente frastornante. Attraverso un enorme vialone si giunge nei pressi delle famose Porte della Città (palazzoni a schiera che ricordano molto le Vele di Napoli) che non incutono un gran senso di allegria, anche se il clima nell’occasione forse non ci ha aiutato visto che abbiamo avuto modo di vederle per la prima volta durante una uggiosa giornata di pioggia.

Procedendo verso il centro la situazione migliora decisamente e si iniziano a notare i primi monumenti in qualche modo interessanti. Si possono qui ammirare la Porta Sacra del 1841, nota anche come Arco di Trionfo, il Parcul Catedralei, ovvero il Parco della Cattedrale dominato dal principale edificio ortodosso, la Cattedrale della Natività di Cristo che si presenta con la torre campanaria del 1836, il Palazzo del Governo, maestoso edificio di fronte alla Porta Sacra, il Palazzo del Parlamento e il Palazzo Presidenziale. Il mercato dei fiori, sul lato nord occidentale del parco, è aperto giorno e notte.

Si prosegue alla Gradina Publica Stefan cel Mare si Sfint, il parco pubblico, la cui entrata è dominata da una statua di Stefano il Grande, eroe del paese. Nella parte nord orientale si trova il grande Cinema Patria, costruito dai prigionieri di guerra tedeschi nel 1947 e ancora in funzione.

Da vedere perché caratteristico, è anche il Monumento alle cinque armi, il fuoco eterno di Chișinău. Questo monumento, eretto in memoria alla liberazione di Chișinău, fu costruito nel 1975 nell’area del cimitero militare per commemorare il 30° anniversario della vittoria sul nazi-fascismo ed è dedicato ai caduti nella lotta per la libertà della Moldova e della capitale. Al centro di una enorme area si innalza per 25 metri la Piramide delle cinque armi che custodisce la fiamma eterna protetta dalla guardia militare che cambia ogni ora eseguendo il tradizionale “passo dell’oca” di sovietica memoria. Nel 1992 è stato aggiunto un ulteriore corpo monumentale dedicato ai caduti nella guerra di Transnistria. Chișinău è inserita nel libro dei Guinness per ospitare le più grandi cantine sotterranee del mondo. Nei circa 250 chilometri di cunicoli si trovano più di due milioni di bottiglie, soprattutto di vino rosso locale, spesso tenute da parte per i vip.

Uscendo dalla capitale le grandi città si esauriscono quasi del tutto e la natura prende il sopravvento sul cemento. Ovunque sono presenti grandi distese di prati con sparuti villaggi, ognuno caratterizzato dal suo pozzo per l’acqua. Le distese sono talmente spesso prive di abitati che talune stazioni ferroviarie sono raggiungibili solo con minuscole strade sterrate. Ma il bello della Moldova è anche questo e in simili circostanze si denota più che in altre la natura prettamente agricola del paese. Non è affatto difficile imbattersi in mandrie lungo le strade ma anche in carretti guidati da anziani o da bambini o in automobili piuttosto vecchie che a fatica arrancano sulle salite. Quello che però colpisce è la cura del bene comune resa ancora più manifesta dai luoghi di culto che sono sempre in perfetto stato.

Altra cosa che affascina sono inoltre i mercati locali. Quelli più grandi sono organizzati, controllati e in qualche modo “ufficiali” ma quelli più intriganti sono quelli spontanei che sorgono di solito nei pressi delle stazioni.
Tanto a Chișinău quanto a Bălți, frotte di persone si radunano nella piazza antistante l’impianto per vendere i loro oggetti che vanno dai libri usati al cibo. Il tutto viene effettuato semplicemente esponendo la mercanzia su un lenzuolo o sopra alcune casse di legna, in un ambiente decisamente folkloristico. Intendiamoci, nelle grandi città esistono ipermercati esattamente come da noi ma questi aspetti sono estremamente più entusiasmanti da vedere e da fotografare.

 

Il brutalismo sovietico di cui abbiamo fatto cenno per le Porte di Chișinău lo si può ammirare anche nelle altre costruzioni delle città. Moltissime delle case presenti sono a schiera, spesso malridotte anche se curiosamente l’ingresso nei portoni avviene con chiave elettronica.

La popolazione moldava è sempre molto gentile ed è tutt’altro che difficile imbattersi in persone che parlano italiano. A differenza di quanto si possa pensare i giovani parlano un fluente inglese mentre le persone più adulte difficilmente si scostano dal russo.
Grossi problemi non ne abbiamo avuti nella nostra permanenza e i pochi nei quali siamo incorsi si sono risolti alla vecchia maniera. Per quanto sia molto ridotta rispetto al passato, è ancora infatti presente una discreta corruzione da parte delle forze dell’ordine. Va detto che tutto si risolve molto facilmente e con cifre per noi piuttosto irrisorie ma non neghiamo che è un atteggiamento che alla lunga tende comunque a risultare fastidioso. Di solito la cosa si svolge così: si viene fermati per qualcosa di assolutamente risibile o privo di logica che viene contestato come fosse il reato più grave del globo terracqueo. Successivamente il guidatore viene invitato ad entrare in una stanza da solo con colui che lo ha fermato che immediatamente chiude a chiave la porta. A questo punto parte una vera e propria trattativa. Il poliziotto parte con una cifra, il malcapitato di turno la azzera e si finisce inesorabilmente a metà con grandi sorrisi e ovviamente nessuna ricevuta...

  

Da quanto abbiamo avuto modo di vedere, comunque, il paese può essere diviso virtualmente in due con una parte più ricca che è quella della capitale in cui gli abitanti hanno un tenore di vita decisamente più alto rispetto agli altri. Ma come nel resto d’Europa anche in Moldova le cose stanno cambiando. Lavori di riqualificazione urbana e di miglioramento infrastrutturale sono in corso un po’ ovunque anche se unicamente per la rete stradale.

Concludendo, forse la Moldova non è la prima meta da vedere in Europa ma se state cercando un viaggio in cui vedere realtà diverse dalle nostre e non una semplice vacanza, prendete in considerazione questo semi sconosciuto paese.

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