5.000 chilometri di macchina, 5 nazioni attraversate e circa 1.000 fotografie.

Questo il bottino al ritorno dal viaggio che stiamo per raccontarvi, per una nuova puntata dei nostri Ferroviaggi.

Il nostro giro ha inizio come sempre da Roma. Partiamo con la nostra auto approfittando della giornata meteorologicamente non esattamente spettacolare. La nostra destinazione è “qualche parte” nell’est Europa, con possibili mete la Slovacchia, la Romania o l’Ucraina. Non sarà la macchina a scegliere, quanto più prosaicamente il meteo che alla fine deciderà per noi.

Lo sconfinamento è attraverso la Slovenia e quindi la Croazia ma visto che questi paesi sono più facilmente raggiungibili dall’Italia, decidiamo di trovarci l’indomani mattina già più nel cuore dell’Europa, andando a dormire a Székesfehérvár, in Ungheria, dove arriviamo che è ora di cena.

La scelta non è casuale. Siamo in una zona che contempla treni elettrici e treni Diesel e con pochi chilometri si può spaziare da una categoria di mezzi all’altra con estrema facilità.

La nostra destinazione finale, in realtà, è ancora più a est, ma non ci lasciamo sfuggire l’occasione per fotografare qui qualche 418 "Csörgő" e soprattutto l’internazionale che viene dalla Croazia che si presenta con la sua bella 433, parecchie vetture ungheresi e una appunto croata.

Il percorso da fare, tuttavia, è ancora lungo, visto che abbiamo deciso di puntare sulla Romania di Oradea, per cui ci rimettiamo subito in auto e dopo aver attraversato una Budapest deserta, arriviamo al confine che ci porta anche avanti di un’ora.

Sembra una sciocchezza ma non lo è, visto che di lì a poco è previsto il transito del primo treno regionale, normalmente trainato da una anziana 60 delle CFR, macchine costruite a partire dal 1959 e ormai con 60 anni di attività sulle spalle.

Per fotografarlo muoviamo su Săcueni dove pochi minuti dopo il nostro arrivo si palesa il convoglio in perfetto orario che riprendiamo prima e dopo la stazione.

Visto che non sembra un fulmine di guerra decidiamo di seguirlo per immortalarlo anche in altre località nella sua lenta discesa verso Oradea.
Così faremo, fermandoci però prima del capolinea, a Episcopia Bihor perché è l’unica stazione dove si può riprendere il corrispondente che risale e che potrebbe avere un’altra 60.

Così è, e se possibile la seconda che arriva è anche più bella della prima, visto che è quella in cromia bigrigia. In stazione, peraltro, è ferma anche una terza macchina di questo Gruppo, nella sgargiante livrea della compagnia ungherese MMV arancio, bianco e grigio in testa a un merci.
Appurato che il treno pari non si fa per via della luce, puntiamo su quello MMV che anziché salire come il regionale verso Valea lui Mihai procede ad ovest alla volta dell’Ungheria e lo immortaliamo presso un passaggio a livello poco dopo il passaggio di una 64 con la livrea tricolore della bandiera rumena con un treno internazionale di vetture ungheresi.

Tornando, ci imbattiamo nel passaggio a livello della linea che sale dove, curiosità, passa una automotrice 628 che ha ancora le insegne di DB Regio, essendo stata acquistata di seconda mano dalla Germania

Tra una cosa e l’altro siamo a metà pomeriggio, il sole picchia come un fabbro e anche per staccare decidiamo di andare a ritirare le chiavi dell’appartamento a Oradea dove dormiremo due notti.

Una breve ora di relax ci permette di recuperare le forze, giusto in tempo per andare a vedere la stazione. Troviamo una 60 di Grup Feroviar Roman che manovra e dallo spettacolare ponte adiacente immortaliamo ancora una 64 con un treno misto di vetture rumene e ungheresi.

È però tempo di dedicarci ai treni notturni, per cui decidiamo di fare di corsa spola tra due linee che convergono a Oradea. Per fare il primo treno ci rechiamo nella stazione di Oradea Vest dove ci si palesa davanti un notturno con due Jimmy e dietro tre vetture CFR in livrea rossa.

Per fare il secondo, invece, torniamo a nord di Episcopia Bihor nei pressi di una discarica, dove un’altra Jimmy traina un misto di vetture blu, grigie e rosse, con la letti in chiusura davvero degna di nota.

Alla giornata abbiamo chiesto davvero tanto, fa caldo, abbiamo fame e siamo stremati, per cui molliamo il colpo e andiamo a casa a riposare anche perché il giorno seguente inizierà molto presto.

La sveglia è all’alba ma c’è subito un treno importante da seguire. La colazione si farà in macchina a turno perché bisogna prima verificare che il convoglio che partirà arrivi con l’automotrice che ci interessa.

Ci rechiamo quindi al già utilizzato ponte di Oradea e puntuale come poche cose al mondo vediamo comparire a distanza la anzianissima Malaxa in blu e bianco partita ore prima da Arad col suo bel regionale.
Per chi non lo sapesse ci troviamo al cospetto di una macchina datata 1935, probabilmente una delle più antiche ancora in servizio regolare in Europa, una automotrice che, se vogliamo, ha attraversato la Seconda Guerra Mondiale, la dittatura di Ceaușescu e la rivoluzione rumena e ancora se ne va in giro come niente fosse.

Decidiamo di iniziare a inseguirla a sud di Oradea Vest dove realizziamo il primo scatto. Nonostante sia anziana, l’automotrice va inaspettatamente di corsa e ci costringe a un inseguimento che non ci aspettavamo.
La strada, peraltro, non ci aiuta perché è parecchio trafficata, ma nonostante questo riusciamo ad anticiparla diverse volte, sempre di pochi secondi, portando a casa molti scatti splendidi.

Il "momento perfetto" accade però a Zerind. Qui la nostra veterana ha una sosta di mezz’ora circa per incrocio e viene fermata dove meno ce lo aspettassimo, in un binario che a vederlo sembrerebbe non funzionante da anni, vicino ad una folta siepe.

La luce è perfetta, l’ambientazione anche e c’è tutto il tempo per fare diverse inquadrature, alcuni dettagli, alcuni video e anche vedere gli interni, peraltro rinnovati da qualche anno, il tutto mentre i macchinisti si siedono a parlare col capostazione in una atmosfera che da noi non si respirerà probabilmente dagli anni ’50.

Inutile dire che mentre scattiamo possiamo percepire la loro bonaria ilarità verso quegli stranieri venuti da chissà dove per fotografare questo rudere che capiamo anche loro considerare tale visto che più volte lo indicano dicendo “Nostalghia”, come a dire… roba d’epoca…

Dopo aver fotografato l’incrociante riprendiamo il nostro inseguimento verso Arad per l’ultima foto che faremo poco più a sud, non prima di aver immortalato la Malaxa uscire da Zerind sotto a una moltitudine di segnali ad ala.

Nonostante sia una bellissima macchina dobbiamo mollare il colpo perché altrimenti rischiamo poi di perdere tutto il resto. Foto ne abbiamo fatte parecchie a questa “nonnetta” e quindi torniamo verso Oradea con ritmi vagamente più blandi e i Rammstein a tutto volume.

La nostra destinazione è Valea lui Mihai dove si incrociano tre linee Diesel, due nazionali e una proveniente da Debrecen, quindi dall’Ungheria.

Appena arriviamo in stazione si apre lo spettacolo. Ad attenderci ci sono tanti segnali ad ala ma soprattutto ben tre 60 in tre livree diverse. Mentre in binario 1 c’è una rossa isolata di CFR Marfa, al 2 c’è quella grigia che trainerà il Regionale che scende a Oradea e che seguiremo, mentre poco oltre c’è quella verde che manovra una moltitudine di carri.

Come se tutto questo non fosse sufficiente si aggiunge al “circo” anche una Taiga Trommel 628 delle ferrovie ungheresi MÁV che si attesta davanti a un merci che prenderà in consegna poco dopo per portarlo alla volta di Debrecen.

Il tempo di immortalare tutto questo spettacolo e ci prepariamo spiritualmente per il nuovo inseguimento al Regionale di cui sopra che come detto viaggia verso Oradea. Stavolta conosciamo la strada e i suoi tempi per cui riusciamo ad anticiparlo spesso e a fotografarlo in numerosi punti, alcuni diversi rispetto alla giornata precedente.

La corsa termina ancora una volta a Episcopia Bihor dove arriviamo abbastanza trafelati. Il tempo di grandi riposi tuttavia non c’è perché in stazione è in arrivo un internazionale con una loco 82 ad avancorpi e una 60 è alla testa di un merci di tramogge che un addetto sta caricando camminando sull’imperiale ovviamente senza alcun dispositivo di protezione individuale.

Non c’è tempo di riflettere su queste quisquilie perché l’internazionale lascia la stazione alla volta dell’Ungheria, sempre via Debrecen ma dalla linea bassa e quindi lo andiamo a fotografare al primo passaggio a livello disponibile.

Il livello di carica delle batterie delle macchinette è a metà, ma il nostro segna una tacca, complice anche il caldo e la quasi totale assenza di cibo, per cui ci prendiamo un’ora di pausa in casa, anche complice il sole allo zenit e una situazione ferroviaria che sembra essersi leggermente calmata.

Una dormita accennata ci rimette in forze e dopo un’ora siamo di nuovo sul ponte di Oradea ad attendere locali e internazionali passare. 
Decidiamo, però, anche di spostarci sulla linea che va verso est per riprendere due treni che arriveranno in città. Ci spostiamo quindi nella stazione di Oradea Est ma i nostri sforzi vengono ripagati solo parzialmente perché il primo treno è un Desiro in condizioni pietose, fattibile solo frontalmente.

Il secondo ci dà invece maggiore soddisfazione, visto è una Jimmy con le sue belle vetture giorno e notte. Prima di andare via passa anche una automotrice ex DB, ancora con la livrea rosso traffico ma col logo Regio IRC - InterRegional Calatori.

Fatto 30 decidiamo di fare 31 e andiamo ancora a nord di Episcopia Bihor, vicino alla discarica, per fotografare questa stessa automotrice che sale a Valea e il notturno già fatto il giorno prima che stavolta ha un mix di vetture ancora più particolare.

Abbiamo veramente dato tutto e il giorno seguente dobbiamo anche muovere verso l’Ucraina, per cui chiudiamo baracca e burattini e facciamo ritorno a casa. 

Di tutto questo, però, parleremo nella seconda parte dell'articolo!

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