Aggiornamento 15:12 Tutti condannati in primo grado gli imputati. Mauro Moretti condannato a 7 anni.

Il 29 giugno 2009 l’incidente ferroviario di Viareggio ha distrutto il quartiere del Terminetto uccidendo 32 persone fra cui tre bambini, e segnando il corpo e la vita di decine di sopravvissuti e dei familiari delle vittime.

Causa del disastro un treno merci che trasportava 14 cisterne, ciascuna delle quali piena di 40 mila litri di gpl, gas di petrolio liquefatto. Per colpa di un assile rovinato da una profonda cricca il treno è deragliato nei pressi della stazione di Viareggio, e il contenuto trasportato da una delle cisterne si è in parte riversato sui binari, causando un’apocalisse di fuoco, fiamme e fumo. A causa della velocità a cui il convoglio transitava - circa 90 chilometri all’ora - in mezzo alle case, una delle cisterne ha sbattuto violentemente al suolo rompendosi, forse per l’impatto con un picchetto di regolazione della curva, o forse finendo su uno scambio, come sostenuto dalle Ferrovie.

L’inchiesta dei pubblici ministeri della procura di Lucca, Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino non si è limitata ai gradi più bassi di responsabilità, ovvero al tecnico delle Officine Jungenthal di Hannover che proprio pochi mesi prima dell’incidente aveva eseguito la manutenzione sull’assile senza accorgersi della cricca che lo stava minando, ma si è ampliata fino a investire i vertici della multinazionale Gatx, proprietaria delle cisterne, e di Ferrovie italiane.

I due pubblici ministeri sono infatti andati a ricercare negligenze, omissioni, mancate valutazione dei rischi, e perfino scelte imprenditoriali che, a loro giudizio, avrebbero privilegiato gli investimenti sull’alta velocità piuttosto che quelli per garantire gli standard di sicurezza del trasporto merci.

Gli imputati in attesa di giudizio per disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo, incendio colposo e lesioni personali colpose sono 33, più sette società. La condanna più pesante - 16 anni -  è stata chiesta per Mauro Moretti, all’epoca del disastro al vertice di RFI e poi della Holding Ferrovie dello Stato.

La sentenza dei giudici Gerardo Boragine, Nidia Genovese e Valeria Marino, che da novembre 2013 per oltre 100 udienze hanno ascoltato testimoni, vittime, consulenti, pubblici ministeri, avvocati di parte civile e della difesa, è attesa per oggi. E sarà da vedere come questi giudici ragioneranno anche alla luce del recente pronunciamento della Corte Costituzionale in base al quale nessuna considerazione economica e di bilancio può prevalere sulla tutela dei diritti fondamentali, primo fra tutti il diritto alla vita.  

Foto By rabendeviaregia (originally posted to Flickr as IMG_3124) [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons

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