La mattina del 5 gennaio 1960, poco prima delle 8, il treno 341, proveniente da Sondrio e diretto a Milano, deraglia dai binari all’altezza del sottopasso, allora in costruzione, di viale Libertà.

Il bilancio è pesantissimo: 17 morti (di cui 15 sul colpo e 2 che moriranno in seguito), tra cui uno dei macchinisti, e 124 feriti. La tragedia è causata dalla forte nebbia e dalla velocità del treno troppo elevata.
In un tratto che doveva essere percorso a passo d’uomo, il treno transita invece a 90 km orari. Le rotaie, in quel tratto, sono leggermente deviate e sono sostenute da un castello provvisorio di travi, essendo in corso i lavori per la costruzione del sottopasso; ai binari manca dunque la solidità necessaria, e tutti i treni che devono transitare in quel tratto sono costretti a farlo alla velocità massima di 10 km all’ora.

All’origine della tragedia c’è dunque un errore da parte dei macchinisti che vengono probabilmente ingannati dalla fitta nebbia e non capiscono per tempo quando rallentare.

“Andava come un razzo”, racconterà uno dei sopravvissuti in ospedale, riferendo dello sgomento e della paura sua e dei suoi compagni di viaggio per l’anomala alta velocità del convoglio in quel tratto.

“Da sotto il pavimento sprizzavano scintille, e fuori baluginavano fiamme. Erano le ruote che mordevano sassi e asfalto, ormai correvamo senza sentirci sotto i binari ed è un’impressione spaventosa, che non potrò mai dimenticare, come scendere dal cielo senza paracadute. ‘Stavolta piombiamo giù nel viadotto’ mi sono detto. Ma l’avevamo superato, invece.
Di colpo, con un rumore che pareva quello di mille tonnellate di ferro scaricate addosso a noi, la carrozza si è rovesciata sul fianco destro, e noi ci siamo trovati l’uno sull’altro. La lampadina era rimasta accesa, stranissimo” – così racconta l’incidente un altro sopravvissuto.

Uscito dai binari, il treno sfonda il muro di cinta delle lanerie BBB. Il vagone di testa si impenna andando a schiantarsi, altre tre carrozze deragliano fermandosi a margine della sede ferroviaria, due carrozze, tra cui un postale, precipitano giù dal ponte adagiandosi sulla scarpata.
Infine le quattro ultime carrozze del convoglio si fermano sui binari all'inizio del ponte.

La locomotiva titolare, la E.626.215 non riporta gravi danni e viene in seguito ripristinata per l'esercizio. 

Un macabro episodio che ancora oggi molti testimoni oculari ricordano con raccapriccio e che è passato alla storia, è quello della rotaia divelta, che trafigge a morte un passeggero del treno, il sacerdote Giuseppe Gaffulli, parroco di Dervio.

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