È il 16 novembre del 1989, una giornata di metà autunno apparentemente come tante altre.

Alle ore 13:20, un treno locale, composto da due automotrici ALn 668.3000, proveniente da Cariati si scontra, dopo essere indebitamente partito dalla stazione di Crotone, in prossimità del passaggio a livello posto al km 237+322, con il treno proveniente da Catanzaro.

L'urto è violentissimo in quanto entrambi i treni viaggiavano a velocità prossime ai 100 km/h. Le automotrici in seguito all'impatto si rovesciano nella scarpata laterale, mentre il locomotore Diesel, la D.445.1008, subisce gravissimi danni soprattutto nella parte anteriore, che costringeranno ad avviarlo alla demolizione.

I Vigili del Fuoco accorrono da Crotone e da Catanzaro e lavorano per ore tra le lamiere per estrarre i corpi delle vittime. Dalla cabina del locomotore viene subito estratto morto uno dei due macchinisti.

Dai vicini stabilimenti Montedison giunge sul posto una autogru mentre squadre di operai delle ferrovie operano tutta la notte alla luce delle fotoelettriche per liberare la linea dai rottami dei rotabili coinvolti. 
Alla fine si conteranno 12 morti e 34 feriti.

Nello stesso giorno vengono avviate le inchieste per accertare cause e responsabilità dell'incidente che alla fine risulta essere stato causato da una indebita partenza del treno in stazione sede di incrocio con apparati di controllo guasti.

Le cronache dell'epoca raccontano episodi agghiaccianti. Tra l'altro pare che il capostazione, appena accortosi che il treno era partito, avesse cercato di fermarlo rincorrendolo senza riuscirvi.

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