È ormai un botta e risposta quello tra La Gazzetta del Mezzogiorno e Ferrotramviaria. Dopo l'articolo apparso sul quotidiano sul possibile errore umano dello scorso 30 gennaio che Ferrotramviaria ha relegato a inconveniente tecnico, oggi il giornale torna alla carica con un pezzo piuttosto duro.

Nell'articolo, a firma di Massimiliano Scagliarini, si legge quanto segue. "Almeno tre errori nella gestione dell'infrastruttura ferroviaria. Uno, gravissimo, è quello che ha causato i 23 morti del 12 luglio 2016. L'altro, accaduto il 12 ottobre 2014, è per dinamica la fotocopia di quello dell'incidente, anche se non ha avuto conseguenze pratiche. Ma pure l'«inconveniente» (è un termine tecnico) del 30 gennaio scorso, di cui la «Gazzetta» ha dato conto l'altroieri, è entrato nell'inchiesta della Procura di Trani sul disastro della Corato-Andria. Perché, questa è l'ipotesi degli inquirenti, la linea gestita da Ferrotramviaria potrebbe essere stata resa insicura da direttive aziendali che privilegiano i tempi di percorrenza rispetto alle regole della circolazione ferroviaria.

I magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Giannella hanno esaminato l'episodio del 30 gennaio già da alcune settimane. La Polfer di Bari ha acquisito documentazione ed ha ascoltato alcuni testimoni. Quel giorno, nel primo pomeriggio, un convoglio proveniente dall'aeroporto di Bari e diretto alla stazione centrale era fermo a causa di una anomalia di funzionamento delle porte. Quando il macchinista è stato autorizzato a ripartire, ha scoperto che il Dco (dirigente centrale operativo, la sala che gestisce il traffico) aveva dato il via libera a un altro convoglio proveniente da Palese in direzione nord, programmando gli scambi per farlo passare.

Si tratta, come la «Gazzetta» ha spiegato martedì, di un avvenimento che non avrebbe potuto causare una collisione: al massimo il convoglio proveniente da nord, giunto allo scambio, sarebbe finito fuori dai binari. Tuttavia sia Ansf che Digifema (il ministero delle Infrastrutture) hanno aperto una inchiesta, e Ferrotramviaria ha sospeso i responsabili.

Alla Procura di Trani interessa capire il perché di ciò che è successo. E quanto emerso dai primi accertamenti indurrà altri approfondimenti. Le persone ascoltate in qualità di testimoni hanno infatti spiegato che l'«inconveniente» (ancora: è un termine tecnico che in ferrovia identifica una situazione meno grave di un «incidente») si sarebbe verificato per via di una forzatura manuale al sistema di blocco, che non permette di dare contemporaneamente segnale di via libera a due convogli che marciano in senso opposto. E perché qualcuno avrebbe deciso di intervenire manualmente? Perché - è stato detto a verbale - bisognava evitare che il treno dall'aeroporto arrivasse in stazione in ritardo.

L'altro giorno, con un comunicato, Ferrotramviaria ha tentato di derubricare quanto avvenuto il 30 gennaio a una «non notizia» e ha agitato lo spettro di chissà quale persecuzione. I magistrati non sono però dello stesso avviso, ed il motivo è presto spiegato. Anche nel caso dell'incidente del 12 luglio, infatti, alcuni dei sindacalisti ascoltati come testimoni dalla Squadra mobile della questura di Bari hanno speso la stessa argomentazione: il personale che lavora sui binari sarebbe sotto stress perché incoraggiato a non far rallentare i treni, in particolare quelli da e per l'aeroporto, per non far incorrere l'azienda in penalità con la Regione. Ebbene, la strage di luglio 2016 fu causata dall'errore quasi contemporaneo di due capistazione. L'episodio del 30 gennaio potrebbe essere la spia del fatto che non è cambiato nulla: è un fatto che Ferrotramviaria non ha nemmeno dotato la sua divisione Infrastruttura di un Sistema di gestione della sicurezza. E allora non stupisce se la Procura di Trani stia ragionando sull'ipotesi di chiedere il commissariamento di Fnb sulla base della legge 231."

Resta ora da capire se ci sarà una replica da parte della società ferroviaria, nel qual caso ve ne daremo ovviamente conto.

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