Una vicenda finita in fretta - forse troppo in fretta - sotto i riflettori e che per questo motivo noi avevamo aspettato a trattare.

La storia della quindicenne che aveva denunciato di essere stata aggredita da due stranieri sul treno Milano-Mortara-Alessandria mentre tornava da scuola sembra ora essere frutto di fantasia.

Come riporta l'edizione odierna de "Il Giornale", la spirale di mezze verità e complete menzogne nella quale sono comprensibilmente piombati gli investigatori è iniziata molto prima che uno dei presunti autori del fatto, un giovane nordafricano, si presentasse in un commissariato milanese con un avvocato, perché si sentiva ingiustamente braccato. Desideroso di chiarire di aver sì conosciuto la ragazza su Facebook, come lei aveva affermato e di averla anche incontrata fuori ma di non essere mai stato su quel treno con un amico per picchiarla o con l'intenzione di farle violenza. La squadra mobile tace, ma pare che il nostro clandestino abbia anche un alibi di ferro.

Già in prima battuta, quando della vicenda se ne occupavano solo le «Volanti», non era mai stato trovato alcun riscontro alla versione dei fatti fornita dalla studentessa, cercata a lungo nei fotogrammi (centinaia) delle telecamere che riprendono la strada percorsa dalla ragazza a piedi fino alla fermata, fino alla salita sul tram, ancora una volta a piedi quindi al suo arrivo alla stazione di Porta Genova, in attesa del treno. Osservandoli con grande scrupolo la polizia e la Procura non hanno mai lavorato in malafede, pensando che quella versione dei fatti fosse falsa. La quindicenne aveva denunciato di essere stata assalita, picchiata e palpeggiata sul treno. E gli investigatori hanno agito nell'ottica di trovare i responsabili di questa brutta vicenda. Che, a questo punto, bisogna chiedersi se esistano veramente...

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