La fusione tra Trenord e ATM potrebbe andare in porto, secondo i più ottimisti, già a marzo. Ne dà notizia il quotidiano economico "Il Sole 24 Ore". A questo punto, secondo l'autorevole giornale, si tratterebbe sulla governance: che tipo di holding, quanti consiglieri di amministrazione e con quali poteri, perché nessuno vuole cedere le sue competenze e quindi la sua fetta di controllo.

L’ipotesi che al momento sembra più accreditata è che alla fine FNM diventi una super holding partecipata da ATM (controllata al 100% dal Comune di Milano), dalla Regione Lombardia (che attualmente controlla già la holding con quota di maggioranza) e da FS. Il peso di ciascun azionista andrà tuttavia valutato con delle perizie tecniche, lasciando aperta la possibilità di un aumento di capitale da parte di chi “conta meno” in termini industriali, così da avere quote simili se non paritetiche. FNM, come adesso, rimarrebbe quotata in Borsa, con la stessa percentuale di flottante.

Come anticipato da "Il Sole 24 Ore" il 25 novembre scorso, il nuovo gruppo avrebbe come minimo un giro d’affari di 2 miliardi (derivanti dalla somma dei fatturati di FNM e ATM), a cui però potrebbero aggiungersi ulteriori ricavi tra i 30 e i 55 milioni. Per quanto riguarda l'importante capitolo degli investimenti, il gruppo avrebbe una capacità di spesa tra i 700 milioni e 1,4 miliardi aggiuntivi, considerando anche la possibilità di allungare i tempi degli ammortamenti. Il gruppo conterebbe poi ben 15.000 dipendenti.

La convenienza per ATM sarebbe data anche da una legge regionale in base alla quale la società pubblica che si aggrega con un gruppo quotato entro il 30 giugno 2017 può allungare la durata della concessione, senza dover fare una gara, nel rispetto dei limiti stabiliti da normativa europea. Questo potrebbe costituire una grossa spinta per il Comune di Milano a portare fino in fondo il progetto.

A livello politico non mancano tuttavia ancora molti nodi da sciogliere. Se infatti la Regione Lombardia spinge, Palazzo Marino prudenzialmente frena, suggerendo che il percorso deve essere ancora dettagliato. È chiaro che Milano non vuole rischiare di ridurre il controllo sul suo gioiello ATM, tra le poche partecipate italiane del trasporto locale ad avere conti in regola, capacità di investimento e livelli di efficienza fra i migliori del paese.

Critica l’opinione dell'associazione dei consumatori Codacons, secondo cui si tratterebbe di un nuovo carrozzone che non funziona e che non piace ai cittadini.

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