Il porto di Genova potrebbe avere presto due nuove connessioni intermodali regolari con Piemonte ed Emilia Romagna grazie all'impresa ferroviaria FuoriMuro, azienda arrivata nel 2016 a 16 milioni di euro di fatturato (6,6 derivanti dalle attività di manovre ferroviarie e 8,5 dai collegamenti con l'hinterland). Le ultime novità operative della società sono state svelate a Milano in occasione del convegno Shipping, Forwarding & Logistics meet Industry dall'amministratore delegato Guido Porta.

La prima grande novità riguarda il trasporto di merce alimentare a temperatura controllata in container marittimi reefer per conto del Gruppo Ferrero: "Sono stati eseguiti i test fra lo stabilimento di Alba (Cuneo) e il porto di Genova utilizzando generatori GenSet, che consentono di mantenere l'alimentazione del container durante il viaggio", ha illustrato Porta evidenziando la necessità d'innovazione tecnologica che ha richiesto questo progetto sotto dal punto di vista degli equipaggiamenti per sostenere la richiesta di trasporto intermodale a temperatura controllata.

L'altro importante servizio riguarda invece il trasporto di prodotti siderurgici dalle banchine del capoluogo ligure: "Si tratta di coil per il gruppo Arcelor Mittal, per cui abbiamo già eseguito dieci treni test dal terminal VTE del porto di Genova a Castel Guelfo (Parma)", ha proseguito Porta, precisando che "questo servizio prevede l'approdo della nave la domenica, lo sbarco dei contenitori, la successiva effettuazione del controllo radiometrico, la partenza via treno e la consegna presso il ricevitore finale il martedì pomeriggio. La lunghezza media del treno è 400 metri, in composizione da 18 carri in grado di trasportare fino a 54 contenitori".

A questi due progetti che dovrebbero vedere la luce in breve tempo ne segue un terzo cui l'impresa ferroviaria genovese sta lavorando, ossia la valorizzazione di alcune aree logistiche ad Arquata Scrivia (Alessandria), con la costruzione di tre binari di carico/scarico lunghi almeno 600 metri al fine di svolgere attività di composizione e scomposizione dei treni, con un investimento stimato in circa tre milioni di euro. Questo programma sarebbe complementare all'attivazione dello scalo di Novi San Bovo, che richiederebbe investimenti per altri 15 milioni di euro.
"La riqualificazione di Arquata e San Bovo potrebbe servire da volano per il successivo sviluppo dello scalo di Alessandria, dove si stima siano necessari investimenti importanti di dismissione e ricostruzione (pari ad almeno 50 milioni di euro) da attivare in un secondo passo", ha concluso l'ad di FuoriMuro, sottolineando le "importanti ricadute occupazionali stimate, solo per Arquata Scrivia, in oltre 100 addetti e altrettante maestranze nell'indotto".

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