Secondo Legambiente, che ogni anno compila il rapporto “Pendolaria” sullo stato di salute del trasporto ferroviario pendolare in Italia, i 28 chilometri della Roma-Lido sono i peggiori. “Il servizio di questa linea suburbana gestita da ATAC non è assolutamente adeguato a una domanda di spostamenti che arriva a circa 100.000 tra studenti e lavoratori (ma con un bacino tale che si potrebbe facilmente raddoppiare i passeggeri con un servizio di qualità), e che peggiora di giorno in giorno, tanto che le ultime rilevazioni evidenziano una riduzione dei passeggeri”, scrive Legambiente.

Questa linea ferroviaria, nei giorni passati, è finita anche nel mirino dell‘Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha contestato all’ATAC la gestione delle linee Roma-Ostia, Roma-Viterbo e Roma-Giardinetti. L’Antitrust ha aperto un fascicolo per “pratiche commerciali scorrette”, a causa delle continue soppressioni di corse e senza avvisi tempestivi ai pendolari. Secondo Legambiente Lazio “le biglietterie sono presenti solo nel 21,4% dei casi, nel 78,6% non vi è la presenza di personale ferroviario (o è saltuaria), nell’85,7% dei casi i tabelloni elettronici degli orari sono guasti”. Un accordo del valore 180 milioni per riqualificare la linea, percorsa da carrozze che hanno in media più di 20 anni, è stato firmato e poi “congelato” tra Governo e Regione Lazio.

Al secondo posto della lista delle peggiori linee pendolari di Legambiente si colloca la Circumvesuviana: 142 chilometri, sei linee, 96 stazioni che girano intorno al Vesuvio, arrivando poi lungo la costa o nell’entroterra. La ferrovia serve un’area metropolitana di due milioni di abitanti, ma le corse diminuiscono. “Fino al 2003 la Circumvesuviana assicurava più di 500 corse al giorno, oggi i numeri sono dimezzati – scrive Legambiente -. Questo perché fino al 2010 i treni in circolazione erano 94 poi si è assistito ad una lenta ed inesorabile parabola discendente. Allo stato attuale, salvo guasti, viaggiano 56 treni, ma ne occorrerebbero almeno 70 per garantire un servizio dignitoso ai pendolari”. Gli utenti della Circumvesuviana sono passati da 40 milioni a 27 milioni, dal 2010 a oggi. Al fine di fronteggiare il dissesto finanziario, a fine ottobre il governo ha promesso 600 milioni per ripianare i debiti all’EAV, la società che gestisce la linea.

Terzo posto per la Taranto-Reggio Calabria: 4 collegamenti al giorno, di cui un solo intercity. “Il treno più veloce impiega 6 ore e 15 minuti – dice Legambiente – con tre cambi a Paola, Castiglione Cosentino, Sibari”, dove i convogli si fermano e si prosegue in pullman. La linea, inaugurata nel 1875, è ancora a binario unico e senza elettricità, ed è stata surclassata dal trasporto su gomma, che per la stessa tratta impiega 5 ore e 45 minuti.

Al quarto la Messina-Catania-Siracusa, 180 chilometri che collegano tre tra le principali città della Sicilia per numero di abitanti, infrastrutture tra porti e aeroporti e traffico turistico. E tuttavia afferma Legambiente, “negli ultimi 15 anni i treni si sono ridotti addirittura del 41%”.

La quinta linea è la Cremona-Brescia. “Sui 51 km di linea i tempi di percorrenza sono aumentati rispetto al passato (nel 2002 il treno più veloce collegava Brescia e Cremona in 34 minuti, oggi in 58)”, calcolano gli ambientalisti, e la flotta è composta “da treni Ale 582 in pessime condizioni e con 25/30 anni di età”.

Sesto posto, Pescara-Roma. I 240 chilometri che collegano le due città sono coperti da cinque corse al giorno, “di cui l’ultimo alle 17:15”, scrive Legambiente (quindi troppo presto per i pendolari), “che ci mette 5 ore e 21 con due cambi, a Sulmona e ad Avezzano”.

Al settimo posto Casale Monferrato per via dei collegamenti con Vercelli e Mortara. Legambiente ricorda che per raggiungere la prima località fino a pochi anni fa ci volevano 18 minuti, oggi un’ora e trenta. Così come per andare a Mortara, che pure è uno dei nodi strategici per il traffico ferroviario verso Milano.

Ottavo posto per la Taranto-Martina Franca-Bari, che secondo uno studio della Regione Puglia potrebbe servire fino a 700mila persone. Il traffico è però ridotto al minimo, “solo 4 ATR in circolazione dei 25 convogli solitamente operativi per motivi di sicurezza”, osserva Legambiente. Nei mesi scorsi Ferrovie del Sud Est, la società che gestisce la linea e che è stata travolta da scandali giudiziari, è stata acquisita da Ferrovie dello Stato.

Al nono posto si colloca la Portogruaro-Treviso, dove ogni giorno viaggiano dieci coppie di treni e, in parallelo, dieci autobus sostitutivi.

Decima la Genova-Acqui Terme, linea a binario unico per 46 chilometri dei 63 complessivi.

Legambiente per redigere la sua classifica, ha selezionato le linee “in base a criteri oggettivi per evidenziare la scarsa qualità del servizio: le proteste degli utenti per i problemi di ritardi e tagli dei treni, la tipologia dei treni utilizzati sia per capienza sia per età, la carenza di orari adatti per l’utenza pendolare, la frequenza dei convogli, la condizione delle stazioni”.

Secondo l’associazione ambientalista “dal 2010 a oggi, a seguito dei tagli sui trasferimenti da parte dello Stato si possono stimare tagli nel servizio ferroviario regionale pari al 6,5% e negli intercity del 19,7%”. In sei anni la Calabria ha tagliato del 26,5% i servizi, ma aumentato del 20% le tariffe. In Liguria la sforbiciata ai servizi è stata del 13,8%, mentre l’incremento dei prezzi dei biglietti del 41,2%, in Campania i due dati si attestano a -15,1% e +36,1%, mentre in Piemonte gli ambientalisti calcolano un -8,4% su un versante e un più 47,3% sull’altro.

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