Riportiamo di seguito il Comunicato Stampa di FS sull'argomento.

L'intervento al Senato, in un'audizione alla commissione Lavori pubblici e comunicazioni

“Là dove continueremo a offrire abbonamenti per l’alta velocità, e speriamo di potercela fare” occorre precisare che “è una libera scelta dell’azienda e non un  obbligo”. Lo ha affermato l’AD di Trenitalia, Barbara Morgante, in un’audizione al Senato. Sul tema - ha precisato l’AD - non ci possono essere imposizioni, perché il libero mercato è anche questo”. L’intenzione è quella di mantenere l’abbonamento, ma “probabilmente differenzieremo l’offerta”: una sarà  più economica, dal lunedì al venerdì, e una seconda sarà più cara, dal lunedì alla domenica.

Sulla questione riportiamo l’articolo di Gerardo Adinolfi pubblicato su Repubblica.it il 4/10/2016.

Trenitalia non cancellerà, come temevano i pendolari, gli abbonamenti per i treni dell'alta velocità. Ma, dal prossimo anno, avranno un prezzo più alto. Inoltre non ci sarà più soltanto il semplice mensile ma abbonamenti dal lunedì al venerdì o per tutta la settimana il cui costo varierà a seconda della scelta. E' quanto spiegato dall'ad di Trenitalia Barbara Morgante al Senato, in un'audizione alla commissione Lavori pubblici e comunicazioni. Qui è approdato lo scontro tra i pendolari veloci, quelli che ogni giorno utilizzano Frecce e Italo per andare al lavoro e le aziende di trasporto. Un abbonamento permette di viaggiare tra Torino e Milano, ad esempio, con un costo medio di 15,90 euro al giorno, invece dei 32 di una singola corsa, ma - ha spiegato Morgante al Senato - spesso fa sì che sui treni non si trovino più posti liberi perché risultano prenotati dagli abbonati, anche se in realtà non sono stati utlizzati. "Sulla Roma-Bari le persone non riescono a prendere il treno - dice Morgante - perché trovano il posto occupato dagli abbonati della Roma-Napoli".

L'intenzione iniziale di Trenitalia era di abolirli, anche in vista delle nuove regole imposte dalla delibera dell'Autorità dei trasporti che ha stabilito diritti e doveri degli abbonati Av. Poi la decisione di Trenitalia di tenere in vita gli abbonamenti, seppur a un prezzo maggiore. Ma proprio le nuove regole a cui le aziende di trasporto devono adeguarsi da gennaio potrebbe provocare una brutta sorpresa per i i pendolari veloci italiani: "Ci sono delle implicazioni in termini di investimenti sui sistemi informativi di diverse centinaia di migliaia di euro - spiega infatti l'ad Morgante - e che richiedono tempo. Quindi laddove non fossimo pronti per il primo gennaio a vendere gli abbonamenti con le regole dell'Art dovremmo aspettare, piuttosto che subire penali", ha detto l'ad. A tre mesi di distanza, quindi, almeno per i primi mesi dell'anno gli abbonamenti potrebbero essere a rischio. Una dichiarazione che ha provocato la rezione dei senatori della commissione. "Non potete - ha detto il vicepresidente della commissione, Stefano Esposito (Pd) in un duro attacco - Questa diventerà una vicenda politica, le centinaia di persone che partono ogni mattina da Torino Porta Susa o Roma Termini e devono spostarsi per lavoro in un'altra città cosa faranno? Non si può lasciarle a piedi".

La questione abbonamenti va avanti da tempo, fin da quando Trenitalia ha introdotto la prenotazione obbligatoria provocando le proteste dei pendolari. Ed è continuata anche dopo la delibera dell'Autorità di regolazione dei trasporti che prevede diritti e doveri per i viaggiatori Av e le aziende di trasporto. Una norma che è stata impugnata da entrambi le parti in causa: al Tar si è rivolto Comitato nazionale pendolari alta velocità che ha avviato, a giugno, una colletta per pagare le spese processuali in caso di sconfitta. Mentre Trenitalia, nelle scorse settimane, ha inviato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

Secondo i pendolari, la delibera pur stabilendo delle garanzie non prevede però l'obbligo degli abbonamenti da parte delle aziende (Ntv, ad esempio, già li ha tolti). Mentre secondo Ferrovie la delibera avvantaggia gli abbonati rispetto a tutti gli altri clienti dell'alta velocità. "L'av - si legge nel ricorso - non è un servizio pubblico ma a mercato". La battaglia, quindi, è in corso.

Questione pedaggi

L'altra novità importante annunciata dall'ad Morgante durante l'audizione è l'aumento dei pedaggi ferroviari da pagare a Rete ferroviaria italiana che, nei prossimi sei anni, potranno provocare tagli soprattutto al servizio dei Frecciabianca. Perché? Fino ad oggi il pedaggio dell'alta velocità era superiore a quello della linea convenzionale in quanto conteneva anche la copertura di parte del finanziamento per la realizzazione dell'opera oltre ai costi a carico del gestore dell'Infrastruttura. Costi che la delibera dell'Art ha spalmato su tutti i tipi di servizi.

Nei prossimi sei anni il pedaggio dell'Av aumenterà del 2% (nel 2015 era di 8,2 euro a chilometro) ma l'incremento sarà del 33% nei servizi di collegamento alle stazioni di confine verso Stati esteri, del 27% nei servizi Frecciabianca, del 21% nel servizio universale (Intercity), del 4% nel servizio regionale e merci. "Lascio a tutti le valutazioni su dove si incrementerà l'offerta piuttosto che su dove si taglierà", ha detto Morgante. Così, a causa dei costi, a rischi sono i servizi Frecciabianca mentre per mantenere tutti gli Intercity lo Stato dovrà versare 20-30 milioni in più all'anno. Aumenti anche per i contratti di servizio delle regioni per il trasporto regionale. E per quanto riguarda i servizi di confine Morgante dice: "Molti dei colleghi stranieri
dicono che il pedaggio internazionale è così forte che forse toglieranno dei servizi". L'audizione in Senato di Trenitalia è stata più lunga del previsto, tanto da costringere al rinvio, ad altra data, dell'audizione di Nuovo trasporto viaggiatori.

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