Fa un freddo cane quella mattina. Sono trascorsi 12 giorni dal terremoto che ha devastato L'Aquila e dopo le prime giornate di sgomento e di primo soccorso, è possibile andare in città per documentare quell'incredibile dramma.

Non si riesce a raggiungere la città attraverso le strade, il solo modo per accedervi è la ferrovia che è poi l'argomento che devo documentare.

Lascio la macchina alla stazione di Antrodoco Borgo Velino, da dove prendo il treno per la città abruzzese. Piove in maniera piuttosto fitta e il sole riesce raramente a fare capolino tra le nuvole. L'impianto, come il resto della linea, è straordinariamente presenziato. C'è il Genio Ferrovieri a gestirlo vista la situazione di emergenza.

Una ALn 776 delle FCU è pronta in stazione e inizia il suo lento incedere dopo il via libera dato dal militare. Le piccole fermate, viste fino ad allora sempre prive di vita, si susseguono stavolta con i soldati a presidiarle. Alcuni tratti vengono percorsi a velocità molto bassa, la linea è sicura ma non sono esclusi altri eventi sismici molto forti e improvvisi, per cui meglio eccedere in prudenza.

Via via che ci si allontana da Antrodoco il freddo aumenta e con esso la pioggia che continua a imperversare ormai da giorni rendendo tutto straordinariamente più complesso.

Nel suo lento incedere l'automotrice arriva a L'Aquila poco dopo l'ora di pranzo e ad accoglierci c'è un'atmosfera surreale.

Un edificio ferroviario è in parte crollato e nei giorni seguenti sarà abbattuto, altri sono semi distrutti e anche il Fabbricato Viaggiatori della stazione porta i segni evidenti di quella drammatica notte. C'è un'umidità che attraversa le ossa ma quello che colpisce è il silenzio. Ne ho viste tante di stazioni nel mondo ma a quell'ora, così silenziosa, solo quella di L'Aquila.

Anche se quello che devo documentare è alle mie spalle, mi affaccio un istante verso la città e la distruzione è ovunque. Palazzi tagliati a metà, chiese con mura crepate, campanili crollati, macchine con calcinacci sui cofani. Troppo da vedere, se non sei abituato ad avere a che fare con la forza della natura.

Torno sul piazzale di stazione e vedo i due treni messi a disposizione da Trenitalia per i terremotati.

Sono due convogli molto lunghi di carrozze cuccette, ognuno con un furgone generatore e un locomotore Diesel attaccato a fornire energia. Per accedere alle vetture sono state create delle passerelle con terra e tavole o in alcuni casi con supporti di legno e all'esterno sono stati messi cestini per i rifiuti ma anche bagni e tende con funzione di spazi comuni.

L'impegno profuso da Trenitalia è enorme ma è difficile pensare che da un momento all'altro per molte persone lo scompartimento di una cuccetta sia diventato la propria casa.

Nonostante il riscaldamento, a causa delle porte spesso lasciate aperte, molta umidità entra anche nei convogli e non si può fare altro che sperare che la bella stagione arrivi in fretta per poter ricominciare la ricostruzione di una città ridotta in macerie.

Con la scorta della Polfer salgo su uno dei convogli. Alcuni scompartimenti sono vuoti. Qualcuno è andato a lavorare, molti sono andati a vedere se potevano prendere ancora qualcosa dalle loro abitazioni ormai distrutte e lasciate in tutta fretta.

I gentilissimi poliziotti che mi accompagnano nel giro devono presidiare gli scompartimenti perché anche in queste situazioni c'è sempre qualcuno che riesce a dare il peggio di sé stesso, tentando di rubare il poco che a tanti è rimasto.

Scendo dal convoglio ringraziando gli agenti per il loro lavoro e prendo qualche numero dei mezzi coinvolti in questa operazione di soccorso, giusto per la storia. Le D.445 sul piazzale sono la .1067 e la .1107. I due furgoni generatori sono uno il 60 83 99-79 829-7 nVDrec e l'altro il 60 83 99-79 903-0 nVDrec. Quest'ultimo è in livrea Castano e Isabella che ha ricevuto per essere "in linea" con i rotabili storici. Probabilmente mai nessuno avrebbe pensato di doverlo utilizzare per una situazione così lontana dai giorni di festa che di solito caratterizzano i treni speciali

Nel frattempo, arriva il treno da Sulmona che si affianca a quello con cui ero arrivato io. Non ci sono molti convogli in partenza entro la serata per cui è ora di tornare verso casa anche se non è facile lasciare tanta distruzione rimanendo indifferenti.

Sono tornato a L'Aquila diverse volte da allora. E nonostante la città sia oggi in via di ricostruzione non riesco ancora a sostituire quei ricordi con la situazione attuale. Certe immagini, quando le vivi, ti rimangono impresse in maniera indelebile.

Testo e foto di Lorenzo Pallotta

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