L’Ad di Ryanair Eddie Wilson, succeduto a Michael O’Leary, l’ha detto senza giri di parole: “Il distanziamento sociale a bordo degli aerei non è una misura efficace al contenimento del Coronavirus”.

Solo qualche giorno prima O’Leary in un’intervista rilasciata al Financial Times, era stato ancora più netto comunicando che la compagnia low cost non riprenderà a volare qualora ci fosse l’obbligo di lasciare vuoto il posto centrale. Secondo i vertici di Ryanair non riempire tutti i posti dei velivoli è antieconomico, largamente sconveniente e in queste condizioni per gli aerei sarebbe meglio a non decollare affatto.

Il problema però, non investe solo la più celebre compagnia low cost del mondo ma tutto il settore.

Norwegian Air, ad esempio, ha dichiarato che praticamente tutta la sua flotta di aeromobili rimarrà a terra fino al 2021 e chiesto al governo norvegese a agli azionisti finanziamenti necessari a organizzare un piano di salvataggio da circa 260milioni di euro, avvertendo che questo è persino lo scenario più roseo, quello in cui nel 2021 i voli torneranno ad essere regolari. Attualmente solo 7 aerei, su una flotta di 147, stanno circolando per voli nazionali sovvenzionati dallo stato.

La Iata, l’organizzazione internazionale delle compagnie aeree, prevede che per il settore il 2020 sarà un anno difficile con perdite che sfioreranno i 255 miliardi di euro. Le più colpite saranno proprio le low-cost, ma non solo.

Così, EasyJet ha annunciato che attingerà a un prestito di 600 milioni di sterline presso la Bank of England, mentre Virgin Atlantic di Richard Branson è stata messa in vendita. La compagnia aerea americana Delta, che possiede il 49%, ha dichiarato che non investirà ulteriori fondi in Virgin Atlantic.

La tedesca Lufthansa, quasi sull’orlo del fallimento, verrà salvata grazie a un investimento di 9 miliardi di euro del governo. È quanto rivela il sito web di informazione Businessinsider.de, secondo cui l’accordo sarebbe stato raggiunto durante un incontro tenutosi a Berlino tra la cancelliera Angela Merkel, i ministri delle Finanze Olaf Scholz, dell’Economia ed Energia Peter Altmaier e dei Trasporti Andreas Scheuer.

Perdite importanti anche per il Gruppo Air FranceKlm e i governi olandese e francese si appresterebbero a intervenire con un piano di salvataggio da 10 miliardi di euro. Benjamin Smith, Ceo di Air FranceKlm, in un’intervista a Les Echos ha dichiarato: “Un ritorno alla normalità non lo vedo prima di due anni. Forse anche qualcosa in più. Dipenderà della riapertura dei confini ma anche del tempo che sarà necessario ai nostri clienti per tornare a prendere l’aereo”.

Spiega Smith al quotidiano economico francese, “L’attività di Air France è al 2-3% del programma normale di un mese di aprile. La situazione dovrebbe iniziare a migliorare progressivamente a livello domestico con l'uscita del confinamento a partire dell’11 maggio” in Francia. Malgrado questo “dovremo aspettare la riapertura dei confini europei, possibilmente verso la fine dell'estate, per poter rilanciare il nostro programma lungo raggio, che attualmente, è limitato ai voli di rimpatrio e a quelli cargo. Poi bisognerà aspettare la riapertura dei confini di paesi importanti per noi come gli Stati Uniti. Insomma ci sono molte incognite”.

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