La pandemia di Coronavirus rischia di far fallire la maggior parte delle compagnie aeree nel mondo entro un paio di mesi.

La drammatica previsione è del Centre for Aviation-Capa, che lancia l’allarme e chiede un intervento immediato dei governi. Stando alla lettura dei bilanci più recenti fatta dal Corriere della Sera, le ultime a soccombere dovrebbero essere quelle statunitensi, che potrebbero resistere fino a nove mesi senza volare ma vedendosi costrette a vendere diversi asset e licenziando migliaia di lavoratori in esubero.

L’emergenza sanitaria, i il conseguente blocco dei voli, da parte degli Stati, ha fatto precipitare la situazione nel settore del trasporto aereo che, come ricordano diversi dirigenti “richiede spese quotidiane elevate e costanti”. Le diverse compagnie aeree hanno dapprima tagliato i collegamenti con la Cina e poi con l’Italia, ma quando il virus si è diffuso ovunque hanno dovuto ridurre ulteriormente l’offerta, ritrovandosi a dover mettere a terra gli aerei e a procedere con gli esuberi o gli ammortizzatori sociali.

Tra aprile e maggio decine di vettori, soprattutto in Europa, cancelleranno in media l’80-90% dei voli. L’ultima a lanciare l’allarme è Ryanair, che in una nota lunedì mattina sottolinea che le restrizioni governative per contenere la diffusione del virus “porteranno alla messa a terra della maggior parte degli aerei nei prossimi 7-10 giorni”. E anche in quegli Stati dove i divieti non ci sono ancora, prosegue la compagnia “la distanza minima richiesta a bordo renderebbe il volo impraticabile se non impossibile”. Per questo nei prossimi due mesi Ryanair taglia l’offerta di sedili fino all’80% e “non si può escludere la messa a terra di tutta la flotta”.

Lo stesso giorno in una nota agli investitori, easyJet anticipa che l’azienda metterà a terra la “maggior parte” della flotta e che procederà a un ulteriore taglio delle rotte e dei voli nei prossimi giorni. La società non fornisce numeri, ma stando a quanto riferiscono due fonti aziendali, il taglio potrebbe toccare anche il 90% e non viene escluso lo stop alle operazioni per un “limitato periodo di tempo”, proprio come per Ryanair, “fino a quando la domanda non si riprenderà”. “Non c’è alcuna garanzia che le compagnie europee sopravvivranno a un blocco di lungo periodo dei viaggi e ai rischi di una lenta ripresa”, viene spiegato nella nota.

Anche Iag, la holding di British Airways, Iberia, Vueling, Aer Lingus e Level, ha annunciato il taglio del 75% dei voli. E la situazione ha coinvolto anche il gruppo Lufthansa (che include anche Swiss, Austrian Airlines, Eurowings, Brussels Airlines, l’italiana Air Dolomiti): oltre al taglio generale di almeno il 70% delle partenze, dal 18 marzo Austrian smette di volare senza precisare quando riprenderà. Conseguenze enormi anche per la polacca Lot, la nordica Norwegian Air e la low cost Wizz Air. Lo stesso anche per Air France-Klm che oltre a ritirare gli aerei più grandi, prevede una sforbiciata tra il 70 e il 90%. Intanto, a inizio mese, proprio a causa dell'emergenza Coronavirus, Flybe, una delle principali compagnie aeree britanniche, è già fallita.

Va male ovviamente anche per i vettori italiani, ormai ridotti a quattro - Alitalia, Air Dolomiti, Blue Panorama, Neos - dopo il crac di Ernest e la messa in liquidazione di Air Italy. I ricavi sono crollati o si sono azzerati negli ultimi giorni. Per questo il governo sta prendendo provvedimenti, sia stanziando 600 milioni di euro per il 2020 per l’intero settore del trasporto aereo, sia mediante la creazione di una società tutta o quasi pubblica che rilevi Alitalia, come anticipato dal Corriere della Sera.

Secondo le previsioni della Iata, l'organizzazione internazionale di compagnie aeree, nel 2020 le compagnie aeree, avrebbero dovuto registrare ricavi complessivi per 908 miliardi di dollari. Ora tre mesi dopo quelle stime la stessa Iata non esclude che i mancati introiti possano ammontare a 113 miliardi di dollari. L’emergenza sanitaria inciderà inevitabilmente anche sul numero dei passeggeri, sempre in crescita negli ultimi anni. Se nel 2019 si sono imbarcati in 4,54 miliardi in tutto il mondo per il 2020 la Iata stimava 4,72 miliardi, ma dopo il diffondersi del Coronavirus il dato potrebbe calare di almeno un miliardo.

L'articolo integrale sul Corriere della Sera.

Foto di Ken Fielding/https://www.flickr.com/photos/kenfielding, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32241747 

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