E alla fine pare che la montagna partorisca il topolino.

Dopo mesi di estenuanti tira e molla che hanno annoiato anche i sassi, finalmente pare che si sia arrivati al punto sulla vicenda Alitalia.

Stando alle ultime indiscrezioni, l’operatore autostradale e aeroportuale Atlantia ha comunicato di essere disponibile a partecipare al salvataggio della compagnia di bandiera, per evitare il collasso della stessa e subire i relativi contraccolpi sull’aeroporto di Fiumicino, gioiello della società controllata dalla famiglia Benetton.

L’apertura è arrivata ieri al termine del Consiglio di Amministrazione di Atlantia. Lo stesso CdA ha dato mandato all’amministratore delegato Giovanni Castellucci di “approfondire la sostenibilità ed efficacia del piano industriale relativo ad Alitalia – inclusa la compagine azionaria e il team manageriale – e gli opportuni e necessari interventi per un duraturo ed efficace rilancio della stessa”.

La decisione deriva dalle valutazioni in riferimento alla “società controllata Aeroporti di Roma per una compagnia di bandiera competitiva e generatrice di traffico”.

Curiosa la parte politica della vicenda. Nei mesi scorsi il ministro Luigi Di Maio, aveva prima definito Atlantia “decotta”, quindi inadeguata a salvare Alitalia e contestualmente insieme con il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, aveva annunciato la revoca delle concessioni autostradali come punizione preventiva in seguito al crollo del ponte Morandi che però comporterebbe un indennizzo da parte dello stato di circa 20 miliardi. 

Adesso sembra proprio che le posizioni siano cambiate, col Governo che voleva piegare Atlantia che ora viene accettata per mettersi ai comandi di Alitalia.

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