Non c'è pace per il Trenino Verde della Sardegna, fatto ancora più grave, se confermato, visto che siamo a ridosso della stagione turistica.

“La notizia di un Piano di rilancio del Trenino verde della Sardegna, la ferrovia storica più lunga d’Italia con i suoi 437 chilometri, a inizio anno ha inorgoglito l’intera Isola. Un investimento da 10 milioni di euro, di cui però oggi si è persa completamente ogni traccia. 
Ciò che rimane dell’annuncio è una nota sul sito www.treninoverde.com in cui si legge che l’Arst, “assieme alla Regione Autonoma della Sardegna, agli Enti Locali e agli Operatore Turistici, sta definendo il calendario 2019 del Trenino Verde”, di fatto dichiarando l’assenza di una programmazione per la stagione turistica alle porte. Per questo chiediamo di sapere con certezza quali saranno i tempi di realizzazione dell’opera”.

Queste le parole dei consiglieri del Gruppo M5S Roberto Li Gioi e Michele Ciusa, firmatari di una interrogazione presentata in Consiglio affinché si torni a parlare del patrimonio ferroviario regionale di valenza storica europea e internazionale.

“L’accordo, firmato lo scorso 18 dicembre tra Regione e Arst, sindaci dei Comuni coinvolti, sindacati, associazioni e imprese – continuano i consiglieri del M5S – faceva inoltre riferimento a una serie di interventi trasversali e strategici: un piano di marketing per la promozione delle tratte isolane, e il completamento del dossier propedeutico alla candidatura del Trenino Verde a Patrimonio dell’Unesco come leva per la promozione a livello internazionale”.

Sulla carta un progetto ambizioso, che presentava però un ostacolo alla sua realizzazione già in partenza. Questo perché il Ministero delle Infrastrutture (con la Legge n. 128 del 9 agosto 2017) “limita la titolarità alla gestione delle Ferrovie alle sole “Aziende ferroviarie”, e di conseguenza l’ARST S.p.A., società che gestisce il Trenino Verde non può operare. Già Nardo Marino (M5S) ha presentato una proposta di legge, approvata alla Camera e ora in dirittura d’arrivo al Senato, volta a modificare il sopra citato articolo 5 della L. 128/17. Una modifica necessaria a consentire alle società che esercitano servizi di trasporto, anche se in mancanza della qualifica di impresa ferroviaria, di poter proseguire l’attività”.

Li Gioi e Ciusa chiedono quindi di poter conoscere i tempi di realizzazione del Piano di rilancio per il Trenino Verde e con essi se e come la Regione intenda gestire il ripristino dei contratti di assuntoria sia per il TPL che per il servizio turistico.

Inoltre – chiedono – “in che modo si intenda dare attuazione agli indirizzi presenti nella normativa regionale; se si intende riattivare nel concreto la procedura per il riconoscimento Unesco e, infine, se con il nuovo ciclo di Programmazione 2021-2027 la Regione Sardegna intenda destinare ulteriori risorse”.

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