Sono durissime le repliche arrivate dopo che l'amministrazione di Fano ha protestato con Trenitalia per la mancata fermata del Frecciarossa.

Inizia la Associazione Ferrovia Val Metauro: "L’amministrazione comunale della terza città delle Marche scopre di essere tagliata fuori da importanti servizi ferroviari dalla denuncia di un’Associazione sui giornali. E’ una cosa che dovrebbe creare un bell’imbarazzo a chi si occupa di trasporti e turismo in comune; invece non solo non crea imbarazzo, ma causa una goffa reazione indignata verso Trenitalia.

Gli orari e le fermate si programmano e concordano con mesi di anticipo; è quindi scorretto chiedere a tre settimane dal cambio orario di modificare quanto già programmato, chiedendo aiuto tardivo a tutti i parlamentari fanesi, come ultima spes anche a quelli di governo.

In secondo luogo le città di media dimensione - es. Fano - non giustificano fermate di treni di rango elevato in modo automatico , come per Bologna, Rimini, ecc. Sono quindi le amministrazioni che devono attivarsi verso i gestori per ottenere fermate, offrendo in cambio motivazioni, programmi di eventi o accordi commerciali e di marketing finalizzati a spingere i viaggiatori a servirsi del treno in quella fermata.

Quanti fanesi prendono le Frecce a Pesaro? Qualcuno lo sa? Quanti turisti scendono a Pesaro per venire a Fano, il comune lo sa? E quanti turisti in più verrebbero a Fano con un tale servizio? E soprattutto... a fare cosa? Si dovrebbero rilevare e produrre dati organizzati in modo che la fermata richiesta non diventi addirittura un boomerang servendo troppo poche persone.

Dilettantismo totale in tema di trasporto ferroviario: il comune parla di Frecciarossa invece che di Frecciargento (il Frecciarossa non ferma a Cattolica e Senigallia e nemmeno lo farà mai). 
Probabilmente in Comune guardano le foto più che leggere i testi e gli orari. Fano d’estate è fuori anche dai servizi Frecciabianca già da alcuni anni mentre gli stessi fermano a Senigallia e San Benedetto.

I fanesi che scendono a Pesaro quasi mai trovano la coincidenza per Fano o Marotta e specie la sera sono costretti a chiedere passaggi ad amici e familiari; addirittura un regionale estivo che nei week end va da Milano a Pescara salta Fano. Ma la colpa non è di Trenitalia; è della Regione che “pianifica” gli orari del servizio regionale o forse del comune che, ancora una volta, questi “dettagli” nemmeno li sa o non li sa gestire.

Intanto siamo la l’unica grande città della costa adriatica senza frecce (di qualsiasi colore), record che si aggiunge a quello di essere l'unica città con una ferrovia turistica (Fano-Urbino) per Legge dello Stato senza che vi sia la volontà di riattivarla, che sarebbe un’ ottima motivazione per far fermare le frecce!

Tutto ciò unito ad un trasporto pubblico locale (TPL) su gomma, imbarazzante in ambito urbano e totalmente assente di domenica, ci proietta verso una desertificazione del TPL senza alternative, nella quale la bicicletta sarà davvero la migliore alternativa all’auto poiché l’unica.

La realtà è che Fano paga la vicinanza a Pesaro ma con un po’ di preparazione si potrebbe rimediare ad anni di disinteresse e avremmo qualche sconfitta in meno... e non solo in tema ferroviario".

Proseguono i parlamentari del M5S Sen.ce Rossella Accoto, On. Maurizio Cattoi, On. Roberto Rossini: "Assume tratti surreali la polemica sollevata dall’Amministrazione Comunale di Fano, a una settimana dal voto, per lamentare la mancata previsione di fermate del treno Freccia presso la stazione di Fano, addossando ogni responsabilità sulle spalle di Trenitalia e tentando maldestramente di coinvolgere i sottoscritti e addirittura il governo.

A parte la constatazione che purtroppo nessuna Freccia fa tappa nella nostra città ormai da anni, occorre chiarire che questo episodio si colloca in piena continuità con quanto finora ha subìto la stazione ferroviaria di Fano, dove gli orari di apertura della biglietteria si sono ridotti sempre più (rispetto a quelli di Pesaro, rimasti immutati) e le condizioni in cui sono tenuti i locali, in particolare i bagni pubblici, sono indecorose.
Ora che le elezioni sono alle porte, il Sindaco Seri e la sua maggioranza riemergono dal letargo dopo anni di assoluto immobilismo, ma le colpe di quanto avvenuto vanno ricercate, oltre che nell’inerzia di chi oggi punta il dito, nell’incapacità dimostrata dalla Regione di stipulare con Trenitalia un contratto di servizio che attribuisca a Fano un ruolo degno della terza città delle Marche.

La Regione è governata dallo stesso partito che oggi rinnova il proprio sostegno alla candidatura a sindaco di Massimo Seri, quel partito che - tra le altre cose - si ostina a esprimere forte contrarietà al ripristino della ferrovia Fano-Urbino, un’infrastruttura strategica la cui riapertura potrebbe rivelarsi idonea ad aumentare la funzionalità e il prestigio della nostra stazione, oggi ai minimi termini.
Pur dispiaciuti per essere stati interpellati, anche in questa occasione, solo a mezzo stampa, manifestiamo come sempre la nostra disponibilità a portare tutte le istanze a tutela di Fano dentro i palazzi romani, ma ribadiamo che la chiave di volta per dirimere la specifica questione rimane il contratto di servizio stipulato dalla Regione con Trenitalia".

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