Andrea Biancani, consigliere regionale del PD, ha il progetto di fattibilità tecnico economica della ciclovia del Metauro a firma dell’ingegner Luigi Farina con un finanziamento di 4,5 milioni di euro già previsti.

Con questi si arriverà a Tavernelle, con bando d’appalto previsto per i primi del 2020 ma ne serviranno altrettanti per collegarsi a Urbino.

Secondo il consigliere, l'idea è quella della ciclabile salvando però la ferrovia Fano-Urbino: «È una decisione che salvaguardia anche il treno – dice – perché la pista ciclabile sarà realizzata accanto ai binari che rimarranno al loro posto.
Non è una gara tipo bicicletta vince sul treno ma è una scelta per valorizzare sia l’uno che l’altro. Perché la pista ciclabile progettata dall’ingegner Farina prevede un sedime per le biciclette di 2,60 metri di larghezza, con una rete di demarcazione dai binari. Quando incontreremo ponti e gallerie, la pista andrà sopra i binari senza che questi vengano tolti. Nel caso futuro che ci fosse il passaggio di un treno turistico, per 10 o 20 volte l’anno, potrà tranquillamente passarci perché i binari sono rimasti. È il modello utilizzato in città con i tram. Ci sono i binari affogati nell’asfalto ma non per questo i tram si fermano».

L'idea, però, non trova troppo gradimento da parte della Associazione Ferrovia Valle Metauro che rilascia un lungo comunicato di cui vi diamo evidenza.

"Il consigliere regionale Biancani (PD) è uscito allo scoperto con il suo cosiddetto progetto della ciclabile sulla ferrovia Fano-Urbino ma non ha chiarito i dubbi  che avevamo: come è possibile fare un progetto di ciclabile nella sede di una ferrovia turistica, definita tale per legge, che non prevede assolutamente questo tipo di promiscuità? Quale normativa, disposizione o regolamento consente di piazzare in stretto affiancamento o addirittura sulla sede ferroviaria un percorso ciclabile? La sensazione è che si proceda senza alcuna seria analisi e senza l’avvallo di alcuna normativa poiché si da per scontato che il treno non dovrà tornare mai più e che nessuno potrà opporsi alla irregolarità dell’opera.

Per esempio: a quale distanza sarà posta dalla linea ferroviaria la pista ciclabile? Norme e regolamenti disciplinano le distanze di sicurezza ma sappiamo già che in moltissimi punti della linea non vi sono i margini, non solo su ponti e gallerie. Nei tratti comuni di chi sarà la proprietà e la responsabilità di eventuali sinistri? Incidenti per altro difficilmente evitabili in particolare sui tratti promiscui vista la presenza di ponti (rischio di caduta) e gallerie (distacco di calcinacci dalla volta). Sarà la Regione? RFI? Od addirittura i comuni (imbrogliati) a pagare? In presenza di circolazione ferroviaria contemporanea di chi sarà l’onere di coordinare l’ingestibile circolazione? A Tavernelle sopra le gallerie ferroviarie, a fianco alla Flaminia, esiste già una pista ciclabile. Perché allora si vorrebbero comunque utilizzarle le gallerie ferroviarie per far passare le bici?  

Ma le norme non sono importanti per la Regione, l’importante è complicare il ritorno del treno. Del resto sulla parola “ORMAI” si sono basati per decenni tutti gli incongrui pretesti escogitati contro il ripristino della Metaurense e contro l'auspicato progresso delle comunità dell'interno.

Biancani sta bluffando, ma ha bisogno di dar forza al suo progetto fuori legge cercando l’appoggio di quella parte del territorio che, invece, vuole il ritorno del treno, infatti dichiara con scaltrezza che il treno turistico rimane un obiettivo, ma solo per avere il benestare dei comuni non allineati politicamente.

Egli si sforza di apparire come il politico che agisce per il bene di tutti mentre, in realtà, si rivela essere l’esecutore dei progetti del PD pesarese (il PD nazionale ha tutt’altre idee) che ha deciso la morte del trasporto ferroviario nelle zone dell'interno. Propone la pista ciclabile su un lato (in futuro l’acquedotto sull’altro !?) e... lascia i binari per far credere che un giorno potrà sempre ritornare il treno (risparmiando qualche milione per non dover smaltire le traversine)!

Vuole spendere 4,5 milioni da Fano a Tavernelle; per arrivare ad Urbino ne spenderà altrettanti per un totale di 9 milioni. Tale cifra è il costo previsto da un progetto, già consegnato da tempo alla regione, della nostra associazione per realizzare una ciclabile da Fano-Urbino senza interferire con la ferrovia. Ma Biancani ed i sostenitori della ciclabile sono sempre partiti dalla loro idea di volere a tutti i costi la pista sulla linea e l’unica cosa che cercano sono argomentazioni di sostegno a ciò, finanziamenti da spendere e porre nuovi ostacoli (strade e case) al ripristino: un percorso circolare che parte dalla loro idea e finisce nella loro idea!

Fra pochi giorni saranno esattamente due anni dall’approvazione in Parlamento, all’unanimità, di una delle più belle leggi per il recupero del patrimonio ferroviario non utilizzato: la legge 128/2017 sulle ferrovie turistiche. Superfluo ricordare che in Regione non è stato fatto assolutamente nulla per cominciare a realizzare quello che legge auspicava, neanche una semplice domanda per chiedere i finanziamenti previsti, approvati a maggio dalla Corte dei Conti, cosa che invece hanno già fatto tutte le altre regioni. Il motivo è sempre più manifesto: doveva andare avanti il progetto ciclabile, non si poteva rischiare di avere dei soldi per realizzare la ferrovia turistica! Si argomenta addirittura che la ferrovia turistica farebbe poche corse all’anno (10!) dimenticando completamente che il comprensorio metaurense ed urbinate è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo e il passo dalla ferrovia turistica a commerciale è breve".

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