Quello che è stato definito il «piano C» per uscire dalla crisi di Trenord potrebbe essere quello giusto.

«Divorziare è più costoso che sposarsi», ha sostenuto infatti l’ad di RFI Maurizio Gentile per commentare la nuova idea che è stata messa in campo.

Il «piano C» di quest’ultimi giorni d’agosto prevedrebbe, come detto ieri, che la Regione acquisti l’1%, mentre le Ferrovie prenderebbero in mano l’intera rete di binari lombardi.

«È un’opzione che è sul campo - conferma l’ad di RFI - Mi sembra una buona opzione». «Ciò che conta è che si prenda una decisione e lo si faccia velocemente», dice invece l’assessore regionale ai Trasporti, Claudia Maria Terzi. «Attendiamo di incontrare a brevissimo i vertici di FS e arrivare a una definizione della vicenda nel più breve tempo possibile. La nostra proposta è sul tavolo ormai da tempo».

Il progetto incontra anche il favore dei sindacati. «Potrebbe reggere», dice Stefano Malorgio della Cgil: «Tenere insieme l’azienda è un dato positivo e si unifica la gestione della rete infrastrutturale. Il punto è da dove arrivano i treni che servono alla Lombardia». Favorevole anche l’Orsa secondo cui «serve una maggioranza», vincolata al fatto che «il 51% deve essere condizionato alla disponibilità di fare investimenti e migliorare la qualità dei treni e le condizioni di lavoro dei dipendenti».

Parere negativo arriva invece dal consigliere regionale del PD, Pietro Bussolati: «Siamo alla commedia degli equivoci. Il governatore Fontana dovrebbe subito fare un piano d’urgenza per la situazione dei pendolari che a settembre scoppierà nella sua drammaticità e discutere con i rappresentanti lombardi in consiglio e non a Roma il futuro dei trasporti».

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