Non sarebbe calato il silenzio sul Ponte sullo Stretto di Messina.

Di questo è sicura La Sicilia che nella sua edizione on line di ieri parla di una "nuova progettazione in corso. La sta facendo Italferr, il settore progettistico delle Ferrovie, con l’attiva collaborazione di due eminenti personalità scientifiche, il prof. Aurelio Misiti e l’archistar Pierpaolo Maggiora".

Mentre oggi alla Camera si dovrà votare la mozione sulla costruzione del Ponte sullo Stretto, depositata dalla deputata di Forza Italia, Stefania Prestigiacomo, La Sicilia intervista Misiti anticipando alcune interessanti novità.

Spiega Misiti: «La nuova progettazione prevede un ponte a tre archi e non più a luce unica. Un ponte che nella sua parte centrale abbia una luce di 2000 metri. Sarà sempre il ponte più lungo del mondo perché il giapponese Akashi è lungo 1991 metri, ma sarà molto meno costoso. Due miliardi invece di sei. Anzi esattamente un miliardo e 850 milioni di euro. Ed è una cifra che le Ferrovie, che hanno un bilancio di 50 miliardi, possono recuperare in dieci anni senza nemmeno bisogno di prestiti a costo zero».

Quanto al fatto che bisognerà fare un nuovo bando per realizzare questo nuovo progetto Misiti taglia corto: «Certamente, anche se non bisogna buttare via tutto quello che è stato fatto dalla società “Stretto di Messina” e da Impregilo che vinse il bando di gara».

Il progetto, per fortuna, nelle sue linee generali può restare, il che significa che il pianale resterà quello previsto di 60 metri, con quattro corsie autostradali e due ferroviarie.

«Ma c’è di più. - conclude Misiti - La nuova progettazione prevede che i lavori si facciano in quattro anni, non più in dieci e si potrà andare direttamente da Catania a Roma in tre ore e mezzo. Da Palermo un po’ di più perché la distanza è più lunga. Noi dobbiamo fare il ponte come se fosse un pezzo dell’alta velocità Roma-Catania. Noi nel 2025 dobbiamo avere il treno ad alta velocità Roma-Catania che compia il percorso in tre ore e 20. Sarà una rivoluzione dei trasporti, sarà una nuova frontiera di progresso per la sua Sicilia e per la mia Calabria».

Queste sono le basi, resta da capire se si tratta ancora di parole alle quali i siciliani sono abituati o se si tramuteranno presto in fatti.

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