“Italo non può addossare al Covid e al Comitato tecnico scientifico difficoltà economiche e occupazionali che esistevano già prima della pandemia”.

Questa, in sintesi, la durissima replica opposta dal Comitato Tecnico Scientifico alla compagnia ferroviaria che stamane aveva annunciato di poter resistere al massimo altri due mesi con l'occupazione massima dei treni AV al 50%.

Lo rende noto l'Huffington Post che ha pubblicato alcuni verbali in esclusiva. Secondo i tecnici, le difficoltà occupazionali con cui si trova a fare i conti Italo esistevano già prima della pandemia. Un’informazione consegnata ai tecnici dallo stesso AD di Italo La Rocca, come risulta dal verbale finale dell’ultima riunione, di cui HuffPost è in possesso.

Una presa di posizione netta, questa del CTS, che, stando a quanto risulta al quotidiano, starebbe valutando di inviare al Ministro della Salute e, per suo tramite, al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, una nota riservata per ribadire la sua natura tecnica e il fatto di aver sempre espresso pareri coerenti con il principio di massima precauzione per le azioni di contenimento del contagio.

Ma allora perché per i tecnici per ora non ci sono le condizioni per derogare ai limiti attuali fissati per il riempimento dei treni AV quando sui regionali e sui mezzi del trasporto pubblico locale si può arrivare a occupare l’80% dei posti?

Per prima cosa le mascherine. Numeri alla mano, si stima che l’occupazione dei posti sui treni di Italo possa essere più alta del 50% - dal 55 al 60-66% - puntando sulla possibilità di occupare interamente le file singole, quelle in cui i passeggeri non siedono faccia a faccia, o di non dover rispettare il distanziamento nel caso di passeggeri conviventi o congiunti. A questo proposito il CTS sottolinea però che fino al 14 settembre - quindi fino al giorno precedente la riunione - il sistema online di Italo non permetteva di usare l’opzione di prenotare posti vicini per congiunti/conviventi e che “è stata implementata successivamente”.

Seconda cosa la durata del viaggio. Secondo il CTS il tempo di permanenza medio dei passeggeri a bordo sarebbe decisamente inferiore su bus, tram e metropolitane. “Studi epidemiologici internazionali hanno evidenziato come stando al fianco di un positivo asintomatico il rischio di contagio aumenti, dunque maggiore sarà il tempo di permanenza maggiore saranno le probabilità di infettarsi”.
Quanto ai treni regionali, dove pure si può viaggiare per periodi di tempo lunghi, il fatto che l’occupazione sia consentita all’80% deriva anche dalla possibilità di “cambiare l’aria” legata alle fermate che scandiscono il viaggio, sicuramente più numerose rispetto a quelle di un treno AV. 

Infine i filtri per il ricircolo dell’aria. Il Dpcm del 7 settembre - ricorda il CTS nel verbale - prevede che “potrà essere aumentata la capacità di riempimento con deroga al distanziamento di un metro nel caso in cui sia garantita a bordo treno un ricambio di aria almeno ogni 3 minuti e l’utilizzo di filtri efficienti come quelli Hepa e la verticalizzazione del flusso dell’aria”. Nella nota tecnica consegnata agli esperti da Italo viene riportato un ricircolo totale dell’aria ogni 2,5 minuti “ma - sottolineano gli esperti - non è prevista, nel breve periodo, la possibilità di installazione e utilizzo dei filtri Hepa”.

Di qui la scelta del CTS di approfondire questo punto, acquisendo maggiori e più dettagliate informazioni sui filtri utilizzati sui treni di "Italo" e, più in generale, sui mezzi AV in Italia. La discussione probabilmente riprenderà domani quando i tecnici torneranno a riunirsi.

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