"Se permangono certe condizioni nel giro di due mesi ci fermeremo con gravi ripercussioni sull’occupazione: ci sono 1.500 famiglie a rischio che arrivano a 5 mila considerando l’indotto".

Non ci gira intorno Gianbattista La Rocca, amministratore delegato di Italo-NTV, secondo quanto scritto oggi sul quotidiano La Repubblica.

La compagnia spera ancora in un ripensamento da parte del Comitato Tecnico Scientifico sulla questione del tetto alla capienza per i convogli dell’Alta Velocità che per ora blocca il riempimento dei convogli al 50% con una scelta incomprensibile visto che gli aerei sono riempibili interamente e i treni regionali all'80%.

Di norma "Arlecchino" parla anche La Rocca. "Gli aerei sono al 100% da settimane, il trasporto pubblico locale e i treni regionali vanno all’80%. Mentre per l’Alta Velocità resta il tetto del 50%. Oggi su dieci treni che viaggiano, nove vanno all’80% essendo trasporto regionale e solo uno, l’AV, ha una capienza ridotta della metà".

La decisione del CTS è incomprensibile anche in relazione alle accortezze introdotte per i convogli AV che vanno dalla misurazione della temperatura al biglietto nominativo, due norme che non sono presenti sui treni regionali dove si può salire teoricamente anche con la febbre e senza poter essere rintracciati in caso di evenienza.

Del resto, nella riunione avuta con lo stesso CTS, Italo aveva mostrato anche tutte le altre iniziative intraprese che vanno dall'apertura di tutte le porte, comprese quelle interne, ogni 40 minuti all’areazione con ricambio totale dell’aria ogni 6 minuti a flusso verticale come negli aerei, il tutto senza dimenticare i tempi di permanenza che, come anche Ferrovie.Info aveva osservato in altra news, possono essere anche più brevi rispetto a un trasferimento in treno regionale.

Per questo motivo, secondo La Rocca, alla base della scelta del CTS si sospetta ci siano "motivazioni squisitamente politiche". Dice La Rocca "La differenza potrebbero averla fatta le pressioni molto forti arrivate dalle Regioni, dai governatori, dagli Enti locali che avevano la necessità di far ripartire quasi a pieno ritmo treni e bus. Come dire loro di no? E poi c’è il tema del nostro concorrente pubblico".

La differenza tra i due vettori è indubbiamente tanta e facile da rintracciare. Italo è un'azienda privata che opera solo treni AV e investe "di suo" mentre Trenitalia opera anche Intercity e Regionali oltre ad essere un'azienda di Stato.

Il rischio, stando così le cose, è che Italo sia costretta a tagli radicali, e La Rocca non lo manda a dire. "Lavoriamo in condizioni insostenibili per un’azienda: oggi non copriamo nemmeno i costi operativi. E in 9 anni abbiamo acquistato 51 treni, che vanno pagati. La situazione è ingestibile e non vorrei che ciò apparisse come una minaccia: è solo la costatazione che con questo livello di ricavi l’azienda non ce la fa a stare in piedi. Se permangono certe condizioni dal 1 ottobre ridurremo i servizi da 87 a 60 giornalieri. Quindi nel giro di due mesi ci fermeremo con gravi ripercussioni sull’occupazione: ci sono 1.500 famiglie a rischio che arrivano a 5 mila considerando l’indotto, oltre l’impatto sul libero mercato e sulla mobilità del Paese».

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